FASTEN BELT "Vivi il tuo tempo" - BMG

Un mio amico dice che non si può fidare di un gruppo punk che si chiama "cintura di sicurezza". Sbaglia, perché a lui piacciono i Nazzareno Impalato ed i Macinatori di Cadaveri ed anche perché i Fasten Belt non fanno punk. Sembrano una versione bubble-gum di Ligabue, ma non per questo sono da fucilare, almeno per me che sono contrario alla pena di morte. Certe canzoni sono orecchiabili e fischiettabili, ma resta il fatto che in Italia (non solo ultimamente...) si continuano a fare esclusivamente dei filmini, dei libriccini, dei concertini e, naturalmente, dei dischini. "Vivi il tuo tempo" non sfugge alla regola e si adagia su un antico suono "beat" leggermente modernizzato. E i testi? Come diceva uno che di versi se ne intendeva: "non ti curar di loro...".
"da Jammai nr. 14 - 11/96"

EINSTURZENDE NEUBAUTEN "Ende neu" - Our choice/Mute

Blixa e soci non fanno più paura e loro lo sanno. Ormai però quasi più nulla fa paura, dalle svastiche che i ragazzi allegramente disegnano sui loro zainetti, alle tasse con cui il governo ci succhierà la tredicesima (...avercela la tredicesima... avercelo un lavoro...). Il mondo è cambiato e gli Edifici Nuovi Non Crollano Più, anche perché tutti i cantieri sono chiusi per tangenti. Grandi artisti gli EN: quando fanno un disco in cui credono poco, lo fanno assomigliare ad un lavoro di altri, così la colpa non ricade su di loro. Ecco allora che ascoltando "Ende Neu" pare di trovarsi di fronte ad una delle ultime opere degli Swans (R.I.P., ma ne riparleremo...) che non è esattamente un difetto, ma certamente una sorpresa. Disco valido ma di transizione e, come si dice sempre in queste occasioni, se iniziate ora ad ascoltare gli EN (ma dove eravate fino ad oggi?) non partite da qui.
"da Jammai nr. 14 - 11/96"

NENEH CHERRY "Man" - Virgin

La bella Neneh intitola un disco "uomo". Perché? Si sono chiesti in molti. Ce ne fregasse qualcosa, diciamo noi. L'avesse intitolato "Merda" o "Baricco" (che strano parallelo...) sarebbe stata la stessa cosa. Neneh si ama per quello che è, non solo per il cognome che porta. Ora che il patrigno Don ci ha lasciati, forse la figlioccia ha voglia di affermare tutta la sua capacità di andare avanti da sola. C'è una forza sotterranea in questo disco, fra le pieghe anche di brani leggerissimi o ripetitivi, una potenza degna di Tyson (il pugile, non sua figlia...) ed una grazia degna di Naomi Campbell, a cui noi continuiamo a preferire la madre. Già... figli e genitori... buon sangue non mente.
"da Jammai nr. 14 - 11/96"

CARDIGANS "First band on the moon" - Stockholm/Polydor

Aveva ragione un mio amico che abita in un'altra galassia, dicendo che noi terrestri siamo proprio strani. Quando Colombo andò in America era arciconvinto di trovarsi in India ed ora spediamo i Cardigans sulla luna per rappresentare la nostra musica pop, senza chiedere niente a Michael Jackson che si voleva comprare lo Shuttle per girarci in giardino. Forse, ora che ci penso, allo showman da camera iperbarica l'hanno domandato, ma lui ha declinato l'invito essendo al corrente che sulla luna non ci sono adolescenti (ve lo ricordate Baudelaire: "fresche carni di bimbo..." o era Verlaine? Ah, maledetti 'sti maledetti!). Il guaio è un altro: i Cardigans dalla luna sono tornati e ci hanno fatto ascoltare il loro nuovo album, dove si spaccia la pochezza per amenità. Ecco allora che se l'anno passato, ascoltando il loro primo disco, un sorrisetto di compiacimento mi compariva sulle labbra, questa volta la sorpresa è completamente svanita. Il modello di riferimento sono le Go-Go's della mia adorata Belinda, ma quello è un altro pianeta, altro che la luna!
"da Jammai nr. 14 - 11/96"

BECK "O-delay" - Geffen

Beck è un artista utile. Serve per mandare ogni tanto a fare in culo la critica-che-conta che adotta artisti del genere (poveri cuccioli...) e li spaccia per dei geni, solo perché vagamente bizzarri. "O-delay" è un disco noiosissimo e, se ascoltato i auto, capace di alzare vertiginosamente gli incidente stradali per colpi di sonno. Con Beck vale il discorso di Sacchi: forse noi comuni mortali non siamo in grado di capirne l'inventiva, ma poi ne subiamo le nefaste conseguenze. Eccoci di fronte ad un mezzo hip-hop da "slacker" in mezzo a voci telefoniche, carillons, orsetti pelouche ed ogni tanto qualche chitarra distorta per farci vedere quanto è alternativo. Beck ha scoperto un simpatico armamentario demodè nella soffitta del rock americano ed ogni tanto scende da lassù per farci partecipi delle sue scoperte. Il problema è che noi siamo allergici alla polvere.
"da Jammai nr. 14 - 11/96

STONE TEMPLE PILOTS "Tiny music... Songs from the vatican gift shop" - Atlantic

Ci provano tutte le volte a farci credere che gli stontempolpailots siano una grande band. Sicuramente i commercialisti dell'Atlantic saranno di questo avviso, ma noi no. Ascoltando quest'album, dal titolo lunghissimo ed imbecille, sono gli Eagles i primi a venirci in mente ed in seguito tutti quei luridi cocainomani della west-coast , non tanto per le sonorità quanto per il massacro perpetrato, allora come oggi, al patrimonio del rock statunitense. Gli STP non sono la peggiore band americana, ma la più inutile.
"da Jammai nr. 13 - 09/96"

PATTI SMITH "Gone again" - Arista/BMG

Perchè il rock è “arte” e non una colonna sonora qualunque per deficienti brufolosi? Perchè il rock è “vera arte”, mentre le esibizioni-confetto di Pavarotti (a proposito: ai bimbi di Sarajevo non pensate sia bastata la disgrazia di quattro anni di guerra?) hanno lo stesso sapore falsamente dolciastro delle vicine di casa di Wynona Ryder in “Eddie Mani di Forbice”? Perchè il rock è vita. Vita autentica ed il rock, come la vita, nell’attimo stesso in cui pensi sia finito, sia morto, te lo mette in culo e ritorna, più forte di prima. Tornare a vivere: ecco il significato di “Gone again”. Tornare a provare quelle sensazioni, leggendo poesie, guardando le foto di Robert, ascoltando la musica, così vecchia, ma già così nuova, di Fred. Intanto gli anni passano e figli ogni giorno chiedono dov’è papà e mica gli puoi raccontare sempre la stessa storia di chi è andato in cielo, però puoi chiederlo agli angeli, se ti rispondono. Qui però si vedono solo cannibali che entrano in casa, guardano la magra Patti cinquantenne, osservano il pallore di Tom-con-il-cognome-da-poeta e dicono che una volta andava meglio... ma una volta era tutto migliore, c’erano migliaia di persone negli stadi ad ascoltare ed oggi viene poca gente. C’era Robert e Fred e tutti gli altri, c’era vita, c’era rumore. Oggi c’è solo “Gone again”, il resto è silenzio.
"da Jammai nr. 13 - 09/96"

MOTHER HIPS "Part-timer goes full" - American

Non vedo perché questo disco non debba aver successo dalle nostre parti. Rocchettino and rollettino anni settanta (il più amato dagli italiani) capace di provocare erezioni giusto a quei giornalisti cinquantenni che infestano le riviste di armani-blues od i dibattiti sul rock in tv (quando il solito vescovo in arteriosclerosi mistica dice che si tratta di musica del diavolo...). Una parte di gretfulded, una di progressiv, allungare con tanto rollingstons ed eccovi... la solita broda!
"da Jammai nr. 13 - 09/96"

METALLICA "Load" - Mercury/Polygram

Ci aspettavamo la terza chiavata, dopo Ministry e Soundgarden, invece i Metallica, ci regalano un prodotto di straordinaria classe e stile, in perfetta sintonia con il precedente fantastiliardario album-nero. Avreste voi rinunciato a dieci milioni di dollari in nome dell’arte? Si? Poveri coglioni (nonchè ipocriti), imparate dai Quattro Cavalieri almeno come si riesce a conciliare il bisness con l’inventiva, anche se questo “Load” non è un capolavoro. Il problema non è dei Metallica in ogni caso, ma proprio nel genere; oggi infatti possiamo sostenere che dopo lunga e penosa malattia, l’heavy-metal è morto. Resta solo il noise del dopo-bomba ed il lancinante e rumoroso dolore delle megalopoli. Come sempre restano in piedi i Maestri ed i Martiri, i Metallica sono sicuramente fra i primi, anche perchè il loro suono è solamente il “loro suono”.
"da Jammai nr. 13 - 09/96"

DEAD CAN DANCE "Spiritchaser" - 4AD

Diciamolo subito: non è un capolavoro. Cioè, lo è, ma non del calibro di “Into the Labirynth”. Il mondo dei Dead Can Dance poi o lo prendi per quello che è, come il cinema di Jarman, come la pittura di Bosch, come il gioco dei calciatori slavi, oppure lo rifiuti in blocco. A me piace molto, non ho mai considerato Perry e la Gerrard due sfigatoni dark, come alcuni vogliono farli passare, nè due tristissimi artisti di pop intellettuale, bensì due voci (e che voci...) di un mondo poetico arcaico, non vetusto, che tutt’oggi aleggia per il pianeta. Il loro linguaggio è l’immortalità malinconica della bellezza e con i funerali, nonostante il nome, non c’entrano nulla.
"da Jammai nr. 13 - 09/96"