PJ HARVEY "Is this desire?" - Island /// HOLE "Celebrity skin" - Geffen

Polly non parla quasi mai, è timida. La Vedova Allegra invece ha la bocca sempre piena di parole oltre che di quegli attrezzi che in un mondo terribilmente maschilista come quello dello spettacolo (che lei dice di odiare) servono alle starlettine senza qualità come lei per risalire la china della notorietà. Qui ci troviamo di fronte a due opere speculari del rock di fin du siècle : un capolavoro ed una porcheria ; o se vogliamo : un lavoro alto ed un lavoro basso (tanto per stare in zona Lewinsky). Inutile disquisire sulle differenze tra le due signorine, più che altro vale la pena di notare come il crimine non paghi e che rubare le pagine di novella 3000 (ma non era 2000, una volta?) non serve per far scrivere il proprio nome sul grande libro della storia del rock. La differenza fra un’artista vera ed una baldracca senza talento sta tutta lì.
"da Jammai nr. 27 - 01/99"

BECK "Mutations" - Geffen

Sorpresa: un disco di Beck bello! Un disco di Beck che si riesce ad ascoltare dall’inizio alla fine! Grande gaudio, perché finalmente non mi sento più un deficiente, visto che tutti lo dipingevano come un genio ed a me faceva semplicemente esplodere i testicoli dopo un quarto d’ora! Queste “mutazioni” miglior titolo non lo potevano avere, perché ci troviamo di fronte ad autentici freaks musicali, dove tutta la cultura musicale americana viene presa, ribaltata, sezionata e mischiata, senza però le gigionerie noiose di altri album. Il buon Hansen infatti pensava di farne un’uscita indipendente, ma la Geffen gli ha dato l’alt, dimostrando quanto a volte le majors, spesso prese per il culo, abbiano migliori intuizioni degli artisti. Divertitevi: fra country, cha cha cha e gospel viene fuori un disco glam che, guarda caso, è il trend prossimo venturo….
"da Jammai nr. 27 - 01/99"

ALTAMONT "Civil war fantasy" - Man's Ruin /// QUEENS OF STONE AGE "Q.O.S.A" - Man's Ruin

Sapete quanto io ami poco i revaivals, o meglio non sopporto quando, nei corsi e ricorsi della musica rock, qualcuno lucida qualche vecchio archibugio annerito dal tempo e lo spaccia per un fucile automatico nuovo di pacca. C’è una bella differenza tra la rivisitazione, la rivitalizzazione e la ricreazione (che non c’entra un cazzo, ma mi piaceva e ce l’ho infilata lo stesso) e questo lo sanno anche i tamarrissimi Altamont, che con un nome del genere non si potevano certo mettere a fare della new age. La loro fantasia da guerra civile la dice lunga sulle loro intenzioni. Ruvidissimo r’n’r con virate psichedeliche, un disco consigliatissimo, direbbero le riviste del settore. Leggermente deludenti i Kyuss-meno-uno, che ripropongono le melodie della casa madre, ma con una fase di appanamento, forse solo momentanea.
"da Jammai nr. 27 - 01/99"

AFGHAN WHIGS "1965" - Columbia

Si dice che il titolo sia nient’altro che l’anno di nascita di Dulli, ma per la cosa provo la stessa emozione e curiosità che mi suscita la nascita dell’Euro, (in poche parole: non me ne frega un cazzo…). La cosa importante è che il caro Gregg, insieme alla sua spocchia, o introversione dicono altri, che così tanto entusiasmo suscita in Pennello, non ha perso il suo smalto di compositore. Qualcuno ha parlato male del precedente “Black love”, ma non era in buona fede, soprattutto se invece ha trovato egregio questo “1965”, perché fra i due non ci sono grosse differenze. Non parliamo di pietre miliari, ma di una delle tante strade che il rock americano dovrebbe imboccare per evitare le secche creative di questi ultimi anni e vedere se, finalmente, succede qualcosa di nuovo.
"da Jammai nr. 27 - 01/99"

BEASTIE BOYS "Hello Nasty" - Grand Royal/Capitol

Cosa è successo a questo mondo se anche i BB stancano dopo quattro brani su un CD ? Sarà colpa mia che ultimamente non sopporto nulla (eppure sono ancora abbastanza giovane, ho una vita sessuale eccellente, non sono oberato dai debiti, non voto Lega e non tifo per il Napoli) oppure sarà colpa della loro amicizia con il Dalai Lama (un simpatico vecchietto pacifista, giustamente ammirato, che però ultimamente si è detto favorevole alla corsa atomica dell’India che, detto fra noi, ha tutt’altri problemi). Resta il fatto che se gli esordi dei ragazzi bestiali ci avevano fatto sbellicare dalle risate ed il seguito ci aveva sorpreso, ora ci sentiamo come i marziani che scendono sulla Terra pensando di trovare chissà quale civiltà, accendono la tv e vedono un capo di una superpotenza a caso, chiedere scusa al mondo perché si è trombato la segretaria. Un bel passo indietro.
"da Jammai nr. 26 - 11/98"

SONIC YOUTH "A thousand leaves" - Geffen

E’ arrivata la resa dei conti per la gioventù (per modo di dire avranno tutti 50 anni...) sonica ? A sentirli non sembra, il marchio è ancora quello, ma ormai stanno all’avanguardia quanto i libri di Biagi stanno alla letteratura. La loro spinta innovatrice si è esaurita, o cambiano strada o cambiano mestiere.

SMASHING PUMPKINS "Adore" - Virgin

Anche i grandi sbagliano... avevo infatti pronosticato una vittoria dell’Italia ai mondiali e pensavo che dagli Smashing P. ci fosse ben poco da aspettarsi di buono. Sbagliavo in entrambi i casi. Infatti a Maldini la tintura per i capelli deve essergli colata nel cervello ed a dispetto di una vecchia canzone, ha pensato che Baggio fosse proprio un miraggio, mentre Billy Corgan senza tante pippe, ha realizzato l’album più bello della sua carriera. Lontano dalle logorroiche suites precedenti e più autoironico del solito (vedi dichiarazioni e video) con un piede nella new-wave ed una manina sull’elettronica moderna, nonostante si presenti in pubblico come il leader dei Classix Nouveau, in molte tracce si sente odore addirittura di Rolling Stones e finalmente abbiamo voglia di ascoltarlo a lungo.

"da Jammai nr. 26 - 11/98"

SLAYER "Diabolus in musica" - American

Se c’era bisogno di farlo, gli Slayer con questo disco dimostrano di non essere un fumetto, ma musicisti sorprendentemente maturi. Tutte le chiacchiere sul loro nazistismo non sono aria fritta, perché certe simpatie non ci vanno certo giù, ma loro continuano a negare e, se vogliamo continuano anche a menare. Sembra che dopo aver fatto decine proseliti, che si contano sia nel campo metal che in quello hardcore, abbiamo tratto linfa vitale proprio dai discepoli per affermare con forza che è ancora loro lo scettro del suono più estremo.
"da Jammai nr. 26 - 11/98

PITCHSHIFTER "www.pitchshifter.com" - DGC

Disco estremo ? Può darsi, ma ormai il concetto di estremo è andato a farsi friggere da un pezzo. Qui troviamo soprattutto quel sound estremo che è sinonimo di “moda”. Il sito dei Pitchshifter è dunque interessante, ma non si discosta molto da tante altre cose che in questo periodo riescono anche a finire al Festivalbar. A metà strada tra Prodigy e Fear Factory senza essere né uno, né l’altro.
"da Jammai nr. 25 - 09/98"

MASSIVE ATTACK "Mezzanine" - Virgin

Geni o millantatori ? Rinnovatori del verbo soul o moderni e astuti rimescolatori di tendenze ? Queste domande ce le poniamo ormai da troppo tempo e soprattutto con troppi artisti, quindi o non capisco nulla sul trend musicale degli ultimi due anni o qualcuno sta facendo il furbo. Io trovo semplicemente questi Massive Attack gradevoli, con qualche ideuzza interessante (vedi i sinuosi lavori di chitarra), ma da qui a dire che questo è il suono del duemila, ne passa, altrimenti questo scorcio di secolo è il più scadente nella storia dell’uomo.
"da Jammai nr. 25 - 09/98"