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CYPRESS HILL "Skull and bones" - Columbia/Sony

Si è parlato spesso di “Judgement Day” colonna sonora di un film affatto imperdibile di qualche anno fa, dove fra l’altro il soundtrack si sentiva poco e niente. La cosa non ha sorpreso nessuno perché in effetti quella è una buona pietra di paragone per tutto quello che negli anni a seguire è stato definito crossover o, peggio, rap-metal. Quello che colpisce invece è l’enfasi che ha accolto questo “Teschi ed ossa” dove a parte alcuni brani di gran tiro, non si respira gran aria nuova. I C.H. dimostrano di avere buon gusto, ma non tutto quel coraggio che viene loro attribuito, visto che si tratta di cose già sentite varie volte e tra l’altro la separazione netta tra i generi in due dischi, voluta espressamente da loro, testimonia che la versatilità tanto sbandierata potrebbe essere solo una posa e non vera voglia di sperimentare una contaminazione tra generi. In più la parte rap è decisamente pallosa e questo non è un bel segnale.
"da Jammai nr. 36/37"

BEASTIE BOYS "Hello Nasty" - Grand Royal/Capitol

Cosa è successo a questo mondo se anche i BB stancano dopo quattro brani su un CD ? Sarà colpa mia che ultimamente non sopporto nulla (eppure sono ancora abbastanza giovane, ho una vita sessuale eccellente, non sono oberato dai debiti, non voto Lega e non tifo per il Napoli) oppure sarà colpa della loro amicizia con il Dalai Lama (un simpatico vecchietto pacifista, giustamente ammirato, che però ultimamente si è detto favorevole alla corsa atomica dell’India che, detto fra noi, ha tutt’altri problemi). Resta il fatto che se gli esordi dei ragazzi bestiali ci avevano fatto sbellicare dalle risate ed il seguito ci aveva sorpreso, ora ci sentiamo come i marziani che scendono sulla Terra pensando di trovare chissà quale civiltà, accendono la tv e vedono un capo di una superpotenza a caso, chiedere scusa al mondo perché si è trombato la segretaria. Un bel passo indietro.
"da Jammai nr. 26 - 11/98"

MAKAVELI "The Don Killuminati" - Death Row

"Fortunata quella terra che non bisogno di eroi" diceva il vecchio Bertoldo. "Soprattutto se sono rappers" aggiungiamo noi. Tupac Shakur ha goduto di una fama immeritata. Varie volte nei guai per stupro, tentato omicidio ed amenità del genere, è stato adottato da certa critica "militante" e messo nella schiera di quei "jail heroes" ingiustamente schiacciati dalla micidiale macchina della giustizia americana. Cazzate. Shakur non è Silvia Baraldini (a proposito: nonostante il presunto interessamento di tutti i governi sia di destra che di sinistra è ancora condannata all'ergastolo per aver nient'altro che aiutato una detenuta, purtroppo per lei cubana, a fuggire). Non è neanche Ice-T. Non serve aalla causa nera e non sensibilizza il popolo bianco e, visto la fine che ha fatto, non era neanche un gran gangster. Questo disco poi è noioso come solo i dischi noiosi di rap sanno esserlo.
"da Jammai nr. 16 - 03/97"

ICE-T "Return of the real" - Priority/Virgin

Il buon Tracy Marrow ritorna alla realta, ma, ci chiediamo noi, quando mai se ne era allontanato? Con quel nome. con quel carisma, con quel passato e, soprattutto, con la moglie che si ritrova, non gli conveniva scollegarsi dalla vita vissuta. E noi, visto che i "neri intelligenti" non ci fanno paura, al contrario degli stronzi di tutte le razze, siamo contenti di averlo dalla nostra parte della barricata, sia per la lingua tagliente che per la sua ottima mira. Per quanto riguarda le sette note, uno strano funky acido, più elegante e ruffiano, si fa strada a dispetto del suono cazzuto, ma assai standardizzato, di certo rap. Delinquente sì, ma sempre con stile.
"da Jammai nr. 14 - 11/96"

CYPRESS HILL "III (Temples of boom)" Ruffhouse/Columbia

Ecco cosa succede a farsi delle canne grosse come palme da cocco, perchè a differenza di Clinton questi il fumo lo mandano giù e si sente. Ora che nel rap c’è rimasto poco di interessante, questi “fumati” sono quasi gli unici a mantenere alto il vessillo dell’hip-hop. Scandiscono le classiche rime su una base acida e straniante che arriva fino alle soglie del “bad trip” per arrestarsi giusto un attimo prima. Un inquietante caleidoscopio che, tra fumi d’oppio e d’arma da fuoco, stordisce.
"da Jammai nr. 9 - 01/96"

SOUL II SOUL "Volume V Believe" - Ten/Virgin

Agosto non è un gran mese per le uscite discografiche, quindi bisogna accontentarsi. In più si ha poca voglia di star dietro alle cose complicate. Meglio andare in vacanza con qualcosa di leggero leggero (del resto com’è possibile fare le parole crociate in spiaggia ascoltando gli Impaled Nazarene o Philip Glass?). Questo Quinto Volume dell’enciclopedia della formazione inglese, conferma che Jazzie B non è certo un genio, come si sosteneva anni fa, ma un tipo dannatamente in gamba, che raramente riesce ad annoiare.
"da Jammai nr. 7 - 09/95"

PUBLIC ENEMY "Muse sick-n-hour mess age" - Def Jam

I Public Enemy hanno rotto le palle? Impossibile a dirsi fino a qualche tempo fa per quelli che rimarranno sempre i pionieri di uno stile musicale che ha segnato indelibilmente la nostra epoca. Eppure in questo disco, ennesimo doppio a lunga durata, qualcosa non convince o meglio, non da' la scossa come nelle altre occasioni. Non è certamente stato il martellamento radio/discotecaro della loro "Give it up" a stancarci, ma stavolta si fa veramente fatica ad arrivare in fondo. Forse è più un momento di riflessione che un passo falso.
"da Jammai nr. 2 - 11/94"