JEFF BUCKLEY "My sweetheart the drunk" - Columbia

.... e tornammo a riveder le lacrime... al posto delle stelle. Stelle cadenti nella loro notte, quella del X agosto, che una tradizione marinara chiama la notte degli annegati. Non si deve fare il bagno la notte di San Lorenzo, perché le anime dei morti vengono a terra e trascinano con loro qualcuno. Chi ha preso l’anima di Jeff ? Forse Kurt, l’ultimo altro grande “giovane” che abbiamo potuto ammirare in questi tempi grami. Gli ha detto : “Che ci stai a fare qua ? C’è un posto più bello di questo” e lui ci ha creduto, ma non era vero. Il posto migliore è proprio questo qui. Leggende popolari e leggende viventi come Tom Verlaine, l’uomo della chitarra che piange (ancora lacrime) e della luna del Marquee (è la luna a governare le maree...) e dietro a loro un fiume lento di note, un fiume maledetto ed un fiume di lacrime. Ci ha fregato Jeff, diceva di odiare suo padre ed invece l’ha raggiunto il più presto possibile. A noi non resta che guardare il cielo, ascoltare queste poche canzoni ed aspettare per esprimere un desiderio.
"da Jammai nr. 25 - 09/98"

PROPELLERHEADS "Decksandrumsandrockandroll" - Wall of Sound

Se l’album fosse stato tutto all’altezza del singolo con Shirley Bassey “History Repeating”, capace di far saltare in piedi e scatenare nella danza anche Pierangelo Bertoli, si poteva gridare al miracolo. Ci dobbiamo accontentare di un lavoro con delle buone intuizioni, ma inferiore alle aspettative. Molti lavori degli ultimi tempi sono destinati alla sorte del Milan, che unendo pezzi da novanta con mezze pippe veleggia senza tanta gloria a metà classifica. I Propellerheads che per fortuna loro sono molto più capaci di Capello (ma non è che ci voglia granchè...) ed anche più simpatici, arrivano quasi alla zona Uefa, ma come dicevo prima, ci aspettavamo molto di più.
"da Jammai nr. 24 - 07/98"

RIDILLO "Qualsiasi album, qualsiasi canzone, qualsiasi alito di vita..."

In Italia deteniamo un altro record ben poco invidiabile : il peggior gruppo musicale in tutto il mondo. Questo dovrebbe scacciare i sopraccitati Ridillo nel buco da cui sono venuti fuori ed invece, visto che siamo in un paese di deficienti, rischia di farli diventare, parola orrendibilissima, “cult”. Se volete continuare a farvi prendere per il cul-t fate voi, altrimenti diffondete questo messaggio : ignorateli. D’ora in poi nessuno parli più di loro, né in bene (ma com’è possibile ?), né in male.
"da Jammai nr. 24 - 07/98"

PROZAC + "Acido acida" - EMI

L’altra notte ho avuto un incubo : ero a cena con La Russa e Previti ed alla fine ci dovevamo scopare la Pivetti (una qualsiasi, tanto sono racchie tutte e due). La colonna sonora di questa magnifica serata era proprio l’album della band di Pordenone. Me la sono meritata, visto che tempo fa ho parlato bene di loro (ma non li avevo visti ancora dal vivo, dove ripetono trecento volte la stessa canzone). Il titolo speriamo stimoli qualche mafioso di buon cuore a farli sparire, con buona pace di tutti quei dodicenni nel cui cuore hanno preso il posto di Cristina D’avena.
"da Jammai nr. 24 - 07/98"

PEARL JAM "Yield" - Epic

Ricordando una frase che è entrata nella storia della musica, riguardo a questo disco, possiamo dire : “ho visto il passato del r’n’r ed il suo nome è Pearl Jam”. Rumore, con l’ampollosa retorica che lo contraddistingue, li ha definiti l’ultima (speriamo) rock-band del pianeta e non a torto, visto che ci sono rimasti solo loro a scalare le classifiche con ideuzze marca Page e Plant di seconda categoria. E se non fosse per qualche rapina alla banca del dirigibile, resterebbe poco di questo album. Yield sta per raccolto, ma anche per rendita delle tasse ed in effetti il livello di sopportazione nei confronti di questi neo-dinosauri è al termine, come per le gabelle imposte dal governo. Quindi oltre alla disobbedienza fiscale, attuiamo anche quella verso l’hard-rock da parrocchia.
"da Jammai nr. 24 - 07/98"

DEEP FOREST "III - Comparsa" - Sony

A parte la palma per il titolo più insignificante dell’anno, indegno per un’idea musicale così ricca di spunti, questa opera dei Deep Forest, lascia perplessi anche per altri motivi. Se in precedenza ci avevano sorpreso per una straordinaria capacità di mischiare ispirazione di varie etnie, questa volta la macedonia risulta un po’ indigesta ; o meglio un po’ annacquata. Ancora tante suggestioni ma a volte mescolate male e troppo “telefonate” per rendere questo lavoro memorabile.
"da Jammai nr. 24 - 07/98"

ULAN BATOR "Polaire" - CPI/Polygram

Questo volume dei taccuini si distingue per essere uno dei meno inutili. Lo snobismo del Consorzio che, sulla carta rende udibili progetti destinati all’oblìo, non può farci dimenticare che questa collana oltre che di basso prezzo è anche di basso profilo. Un plauso comunque per averci dato modo di trovare sul suolo italico questo lavoro che riassume i primi due album di questa band francese, che ha tanti punti di contatto con i Sonic Youth, ma con un’attitudine meno nevrotica. Da ascoltare assolutamente. Una domanda : Ferretti li avrà deciso di distribuirli solo per il nome ?
"da Jammai nr. 23 - 05/98"

SHELLAC "Terraform" - Touch and Go

Quiz da terza media degno dei sondaggi proposti da Domenica In (con cui comunque abbiamo scelto l’immagine dell’Italia da mettere sull’Euro.... Voi cosa avreste votato ? Io avrei optato per il decoltè di Sophia Loren a vent’anni....) è meglio Albini suonatore, o l’Albini produttore ? Sinceramente paiono sopravvalutati tutti e due, o meglio, come Nanni Moretti, si è indecisi se ammirarli o considerarli degli stronzi a cinquanta carati. Penso che la cosa comunque non interessi minimamente al buon Steve, che va avanti per la sua strada e ripropone un rock spigoloso e pieno di spunti interessanti anche se quasi studiato a tavolino. Il post-rock (l’etichetta più imbecille del pianeta dopo il pulp-core) è vicino, il rigoroso frastuono dei Big Black molto lontano.
"da Jammai nr. 23 - 05/98"

MOONSPELL "Sin/Pecado" - Century Media

Metallari portoghesi ? Pensavo fossero coloro che non pagano il biglietto ai Monsters of Rock.... Invece questi Moonspell sono connazionali di Paulo Sousa e, come lui, uniscono la potenza all’eleganza, tirando fuori un disco che del metal classicamente inteso ha ben poco. Non lo scopriamo certo oggi, ma questo spostamento di attenzione dai canoni ormai trasfigurati del rock estremo a suggestioni più melodiche, quasi mediterranee, è decisamente notevole. Più che la vena darkeggiante questa volta i Moonspell mettono in mostra una capacità compositiva assai ariosa anche se spesso complessa. Largo dunque ai ricordi di band new-wave dei primi anni 80, ma anche ai Metallica più recenti e questo dovrebbe portar loro molto bene....
"da Jammai nr. 23 - 05/98"

MOBY "I like to score" - Mute/BMG

Ecco un altro sonorizzatore molto di moda negli ultimi anni. Le questioni sono sempre le solite: sono dei geni ? dei millantatori ? degli spaccapalle ? il futuro della musica rock ? la fine della medesima ? Lasciando questi quesiti ad uno dei tanti inutili referendum degli altrettanto inutili giornali specializzati della penisola ; basta una considerazione per capire le intenzioni di gente come Moby. In quest’album è presente una cover di una colonna sonora di un film di James Bond, quindi il massimo del glamour ed un’altra di una canzone dei Joy Division (molti metallari dell’ultima generazione farebbero bene a recuperare l’originale, capirebbero molte cose....) il massimo della glacialità. La cosa è importante perché fa intuire quanto poco interessino le correnti ed i movimenti ai nuovi compositori, chiusi nel loro autistico mondo fatto di scatolette elettroniche. Il disco è piacevole e modernissimo, ma non è ciò di cui abbiamo bisogno.
"da Jammai nr. 23 - 05/98"