KYUSS "Queens of stone age" - Man's ruin

Autentico ritorno al futuro per questa band che non si capisce bene se sia sciolta o si stia riformando. Fa sempre piacere comunque riascoltarli, anche se il materiale è quasi tutto edito. I Kyuss, non bisognerebbe dimenticarlo, fanno parte di quell’insieme di band che, senza asfissiare, ha ridato vita ad un concetto antico di musica rock, ammodernandolo ed anche questo lavoro ne è valida testimonianza.
"da Jammai nr. 23 - 05/98"

JUNE OF 44 "Four great points" - Quarterstick

Quando non sapete dove sbattere la testa nel r’n’r prendete un disco dei Velvet Underground e risuonatelo, andrà sempre bene. Questa band della nuova ondata (a proposito chi sa che cazzo è successo nel giungo del ’44 ?) che si può definire agit-prop-psic-pop, l’ha capita e rivernicia intuizioni che furono di Cale e Reed. Certo non è tutto qui e c’è anche una parte loro (la meno interessante), ma non so quanto questa psichedelia nomade e minimalista possa riscaldare il cuore. La mente forse, ma non quella piena di problemi e vuota di lisergicità dei nostri giorni.
"da Jammai nr. 23 - 05/98

PATTI SMITH "Peace and noise" - Arista

Chissà perché la signora Smith viene ancora considerata vestale, sacerdotessa o madre superiora del punk, quando il punk è bellemmorto da un pezzo e lei ha tirato su nel frattempo alcuni pargoli, ormai già grandi, come qualsiasi altra mamma? E' pure vedova (chissà se prende la pensione di reversibilità...) eppure resta quell'immagine sacrale, immutata nel tempo. Nel frattempo non è convenuto essere nella lista dei suoi migliori amici, ormai tutti trapassati, vedi Gingsberg e Burroughs in tempi recenti. Immutata dicevamo, come la sua voce e come certi giri di chitarra che però non mancano mai di ispirazione. Del resto qui siamo quasi in territorio Dylan: o l'adori o le spari e del grindcore e della jungle qui te ne cucchi poca. Io sono un affezionato e non faccio testo, anche se preferivo "Gone again", ma l'elettricità di certi momenti mi emoziona, nonostante il belare di pecorina Stipe ad esempio che da un pezzo non usava le sue corde vocali per materia così pregiata. Patti santa, regina, puttana e madre, mentre gli altri, se tutto va bene, sono solo musicisti. Dedicato a Isabella da Riccione, poetessa ed anima dolce e rumorosa.
"da Jammai nr. 22 - 03/98"

PORTISHEAD "Portishead" - Go!Beat

Torna il "bristolsound" d.o.c. e mi fa subito riflettere: questo interessante, anche se un po' ripetitivo, leggermente soporifero e pieno di tensione, rimescolamento di antiche suggestioni musicali, non l'ho già sentito? Certo e non ho dovuto fare neanche troppa strada, perché era nei dischi di papà e mammà che, beati loro, negli anni dorati si sciroppavano mielosi singoli di Mina, Endrigo, Paoli e tante altre chicche minori che a quei tempi neppure veniva considerata musica. A questo punto scatta un'altra considerazione: come mai uno dei più grossi successi del '97 altro non era che un remake di un successo dei Police, una volta gruppo underground? ...e come mai sta prendendo piede un recupero non tanto delle radici quanto della merda degli anni passati (vedi Rod Stewart ed altri cadaveri) per confezionare hits anche peggiori. Una volta si sarebbe parlato di mancanza di idee, ma la questione è più profonda, perché i revivals non esistono più e vengono ora chiamate "contaminazioni"; così trovi metallari cannati o rappers che bevono solo acqua minerale che chiedono rispetto anche per Nicola Di Bari. Era così anche nei fifties finchè non si vide Elvis, nei sixties con i baronetti e la psichedelia, nel '77 con la banda Lydon ed ultimamente con Kurt il tragico. Stiamo aspettando...
"da Jammai nr. 22 - 03/98"

METALLICA "Reload" - Vertigo

Che senso hanno i Metallica in questi anni in cui il metallo è terra di dominio dei vomitatori di Satana ed inculagesubambini? E' semplice, direbbe qualcuno, loro non sono più metal, così assorbiti dalla notorietà, dai tours, dai soldi, dalle superproduzioni, da tutto quello che, diciamo la verità, ci fa diventare viola dall'invidia. Certo, non sono più sorprendenti e corrosivi come un tempo, ma non sono neanche quelle mozzarelle che certa critica, impegnata poi ad osannare l'ennesimo fetente clone dei Dream Theater, ci vorrebbe far credere. Vanno avanti per la loro strada, con un occhio ai fans, da non deludere ed uno al conto corrente da rimpinguare, ma come sempre nessuna delle tredici canzoni di questi rimasugli del precedente "Load" è da buttare ed in tempi come questi è una cosa da tenere in cosniderazione. Gira che ti rigira uno dei migliori dischi dell'anno, anche per quel graffio al cuore che è la voce di Mrs. Faithfull, una che non ha mai sbagliato "compagni di merende".
"da Jammai nr.22 - 03/98"

BJORK "Homogenic" - WB

...e brava la nostra signora... azzecca un altro disco e si pone alla testa del female-rock britannico insieme a quell'altra bella tipetta di PJ Harvey. In tempi di Spaisgherl questo cd non può che farci bene; giorni in cui la musica costruita a tavolino (e questa lo è) dagli insulti sanremesi è passata alle prime pagine dei giornali di tendenza (quale tendenza poi?), ma qui, a differenza che da altre parti, c'è una voce bella e tagliente che testimonia il suo tempo senza sparire dopo quindici giorni, inghiottita dall'ultima grido. Bjork con "Homogenic" fa capire che sarà eterna anche se immensa lo deve ancora diventare.
"da Jammai nr. 22 - 03/98"

PRIMUS "Brown Album" - Interscope

...e ti pareva! C'era un album bianco, anzi c'era l'Album Bianco (e c'è ancora cari cazzoni del brit-pop!), vari balck albums, ma un album marrone ci mancava. Fa schifo solo l'idea, ma l'accettiamo perché è Les Claypool a fornircela e da lui ci siamo già sorbiti mari di formaggio e video musicali che lo ritraggono a pescare, quindi nessuna paura. Ormai dire che la musica dei Primus è obliqua è un'ovvietà e parlando della loro totale follia si sfiora la noia e loro sono tutto fuorché noiosi. Piuttosto oggi sono scaduti agli occhi di quella critica che una volta li osannava e che oggi preferisce i bracci meccanici dei djs alle braccia di un ensemble che a livello di tecnica non trova paragoni. L'album color cacca o cioccolato, come preferite, è un album difficile come i precedenti e pieno di tantissime cose, dalla trasfigurazione del blues alla frantumazione del jazz, fino alla ninna nanna di vostra nonna.
"da Jammai nr. 21 - 01/98"

OLIVE "Extra virgin" - BMG

Everything But The Girl elettronici? Probabile anche se il disco si fa ascoltare con piacere soprattutto in questi momenti di malinconia invernale ed il pensiero va agli amoir estivi. Buono da ascoltare in auto, se non è troppo tardi e chi (come Meli...) non c'ha la patente (ed un road-manager senza patente è come un pornoattore senza "birillo"...) se lo può ascoltare con il walkman mentre fa l'autostop.
"da Jammai nr. 21 - 01/98"

MISERY LOVES CO. "Not like them" - Earache

Di dischi belli quest'anno ce ne sono stati pochi, anzi pochissimi. Di memorabili nessuno. Va così... succede. In futuro ci sarà qualche deficiente che recupererà questi anni criticamente ed allora la cacca nostalgica diventerà miele, ma per intanto (si dice "per intanto"?) dobbiamo accontentarci di quel poco di buono che ci passa il classico convento. Comunque ci sono anni più o meno buoni per il vino, la frutta, le generazioni calcistiche... perché dovrebbe sfuggire la musica? I Misery Loves Co. rasserenano questi ultimi mesi dell'anno con un lavoro che fa ben sperare. Il loro punto d'incontro, a suo tempo impensabile, fra new wave e metal estremo è una buona strada anche se già indicata dai maestri Fear Factory. Tecnologia e globuli rossi: sono loro i veri "prodigi" dell'anno, ma per i fenomeni, come han fatto gli interisti, dobbiamo aspettare... A proposti sono svedesi; solo gli italiani non sono capaci di tirar fuori un gruppo decente.
"da Jammai nr. 21 - 01/98"

JOHN LYDON "Psycho's path" - Virgin

What happened to PIL ? ...e non intendo il famigerato parametro di Maastricht, che ho scoperto nessuno sa dove si trovi, bensì quella band tanto snobbata dalla critica, perché a suo tempo traditrice del punk, poi della new-wave, ma in verità sempre all’avanguardia, anche quando essere “avanti” voleva dire andare a rimescolare i canoni del mainstream. Non vorrei tirare fuori i soliti argomenti, ma si sa che i PIL erano come i Cure, o come Forza Italia (scusa John !) cioè inesistenti come gruppo, ma frutto dello smisurato ego creativo di un unico genio (non è il caso di Silvio questa volta...). Così la “Condotta dello psicopatico” non ci coglie impreparati, visto che vede Lydon impegnato a fare tutto da solo. La cosa che colpisce è invece il suo understatement, visto che non urla mai ed anche se la sua voce è sempre la stessa è al servizio di cantilene, monologhi, sussurri addirittura. Dulcis in fundo, artisti del remix gli danno una mano e sembra di vedere il Brasile in attacco : Chemical Bros., Moby, Leftfield (ma dove vi siete messi ?) e Danny Saber ai massimi livelli. Un ottimo esperimento dove la tecnologia si mette al perfetto servizio della forma canzone. Vuoi vedere che, come sempre, molti hanno storto il naso, od hanno fatto il sorrisino di circostanza, ma alla fine ci troviamo di fronte ad uno degli album più interessanti dell’anno ?
"da Jammai nr. 21 - 01/98"