BUSH "Razorblade suitcase" - Trauma/MCA

Caso straordinario di chi l'America l'ha trovata in America e non come Don Lurio, Heather Parisi, o Dan Peterson in un altro paese di rincoglioniti a caso. Il successo dei Bush è facilmente spiegabile: in una nazione dove impazziscono per il baseball, il wrestling, i serial-killers, la continua reiteazione di una trama, di un gesto, in questo caso di un suono, gode di fama ed onori spropositati. Forse perché da' sicurezza a gente che ha paura di non averne, ma non riesce ad ammetterlo. Io invece sono molto sicuro: mi terrò alla larga da questo disco.
"da Jammai nr. 15 - 01/97"

ANATHEMA "Eternity" - Peaceville /// BRUTAL TRUTH "Kill trend suicide" - Relapse /// CRADLE OF FILTH "Dusk and her embrace" - M.F.Nations

MOONSPELL "Irreligious" - Century Media

Abbiamo già sancito la morte dell'heavy metal ed in questo siamo stati suffragati dalle pubbliche confessioni dei Metallica, ma puntualmente, nell'attimo stesso in cui un genere musicale si trova a spirare, l'animaccia sua torna a materializzarsi nelle forme più classiche ed incontaminate. Ecco allora il ritorno del sound lungocrinito, iperchitarristico ed enfatico che ci provoca certo meno dolore del ritorno di "Stranamore" sugli schermi italici, ma bisogna distinguere tra le prelibatezze ed il junk-food. In quest'ultima categoria ci infiliamo sparati i Cradle of Filth che, a parte il makeup dozzinale, al cui confronto i White Zombie sembrano creazioni di Valentino, haute couture poi, nemmeno casual, sfornano il classico album di speed darcheggiante con divagazioni canore dal catacombale all'iperfalsetto. Una mostruosità, ma non nel senso che intendono loro. Se volete piantare il/la vostro/a ragazzo/a e non sapete come fare regalategli/le questo disco. Gli Anathema sono invece un gruppo senza particolari asperità anzi certe melodie ricordano Cocciante, quello bravo però, non quello degli ultimi dieci anni, che a dire il vero sono le cose migliori, visto che ogni tanto la bandsi perde in giri progressivi che ormai han fatto il loro tempo. Molto meglio, direi i migliori del lotto, i Moonspell che seppur muovendosi in atmosfere dark (occhio! sarà il prossimo trend...) rinnovano la tradizione con giri chitarristici di estrazione pop che danno un sapore assolutamente inedito al lavoro. Chiudiamo con i Brutal Truth dicendo che con tutti gli altri non c'entrano nulla essendo i consueti terroristi sonici e che l'ultimo, breve lavoro (circa mezz'ora) li conferma ai vertici della musica estrema insieme a Korn e Fear Factory. Anche il loro "Kill trend suicide" però si segnala per una maggiore attenzione nei confronti del metal più classico. A tutti ricordiamo che in edicola è uscita una splendida versione dello "Stabat Mater" di Pergolesi, capolavoro doom-dark in anticipo di trecento anni sui Black Sabbath.
"da Jammai nr. 15 - 01/97"

TYPE O NEGATIVE "October rust" - Roadrunner

Spero che Peter Steele non legga mai questa recensione perché devo dire che quest'ultima opera, di cui lui va così orgoglioso, è decisamente imbarazzante. Questo era il disco che dovevano intitolare "The origin of the feces" perché fa veramente cagare! Il ricordo va immediatamente ai Sisters of Mercy, invero grandissimi, cioè a dieci anni fa, non proprio l'altro ieri; poi a qualche chincaglieria "dum" che non ci affascina di certo. Prima del successo del precedente album, proprio Steele in un'intervista dichiarò che se non avesse raggiunto la notorietà, si sarebbe sparato, ma se continua su questa strada dovrà ricaricare la pistola.
"da Jammai nr. 14 - 11/96"

TRANSGLOBAL UNDERGROUND "Psychic karaoke" - Offworld

Oggigiorno i T.U. sono trendy. La cosa non ci dispiace, anche se la loro musica viene usata come sigla di trasmissioni televisive fetenti. Domani i virgulti “dell’ecccezzzionnale!” volgeranno le loro brame altrove, ma noi no. Questo ensemble rappresenta il futuro, come abbiamo già detto altre volte, fa intravedere un villaggio (quello sì globale) dove rotte le barriere di tutti i ghetti, si balla e si pensa con la stessa intensità e dove si viaggia alla velocità di Internet, ma il cuore sarà sempre allo stesso posto e batterà sempre con la stessa passione.Il karaoke psichico, alla faccia di Fiorello, l’uomo (uomo?) più finto del mondo, è già una splendida realtà.
"da Jammai nr. 14 - 11/96"

TOOL "Aenima" - Zoo/BMG

Strano davvero questo terzo disco dei Tool. Strano ma affascinante. Avete presente i Jane's Addiction? Sì? Bene, metteteli in una session con i Jethro Tull (quelli dei primi album però, non quelli orreddamente progressive...) e fategli credere di essere i Nirvana mentre suonano covers dei Metallica. Questi sono i Tool: una delle poche novità di rock, classicamente inteso, degne di essere ascoltate quest'anno. Certi brani sono di una lunghezza esasperante, ma forse è il loro modo di intendere la musica. Lasciatevi trasportare allora da questa ora abbondante di fantasmagoria rovente che ha soprattutto il pregio di risultare "aria fresca" per i nsotri timpani.
"da Jammai nr. 14 - 11/96"

SCREAMING TREES "Dust" - Epic/Sony

Chissà perchè gli Screaming Trees (e la stessa cosa vale per i Buffalo Tom) nel panorama del rock americano non sono mai riusciti a ritagliarsi un angolo di vera gloria a dispetto, che so, di formazioni creativamente squallide quali i Pearl Jam, od i fetentissimi revivalisti Black Crowes (e per cortesia non tiriamo fuori quella menata assurda del recupero delle radici...ascoltate cosa accade su questo “Dust” nonostante ci metta le mani Drakoulias, il bastardo generale Custer dei produttori...) Resta il fatto che dopo numerosi album, tutti ottimi, compresi i due solisti di Lanegan, questo ultimo lavoro tocca ancora le vette della loro miglior produzione. Dopo di ciò torneranno a girare il mondo per l’ennesimo tour, lasciando alle cronache gli scandali drogati di Courtney Love o lo stupore entusiasta per ogni muggito di Vedder. Sangue, sudore e la...trine.
"da Jammai nr. 14 - 11/96

R.E.M. "New adventures in hi-fi" WEA /// PEARL JAM "No code" - Epic /// NIRVANA "From the muddy banks of the Whishkah" - Geffen

Ormai i "cummenda" del post-punk americano sono arrivati alla fine del loro viaggio. Stipe, detto il "timido", sarà costretto, poverino, ad uscire dal suo guscio per firmare un contratto da ottanta milioni di dollari. I Pearl Jam hanno licenziato il solito disco con 38 copertine diverse e la spacciano come novità (mai sentito parlare dei Led Zeppelin?). I Nirvana che volevano essere solo una buona e fottuta punk-band, pubblicano un album "absolutely-70's-rockstar", un doppio dal vivo, postumo per giunta. Il tempo passa, vero e triste, ma è ancor più malinconico notare che le nuove avventure del quartetto di Athens si aprono con il clone di "Souvenir of a dream" del grandissimo (lui sì, non Jon Spencer!) Tom Verlaine e che, in quello che comunque il miglior disco dei R.E.M. da sette anni a questa parte, il brano che resta nella memoria è quella dove naviga (non su internet, plis...) una certa Patti Smith. New York New York alla faccia di Scorsese? Sì certo, ma anche Seattle Seattle, così i Pearl Jam con il loro "laconic-rock" fanno qualche passo avanti e sono diventati finalmente un vero gruppo e non più la Eddie Veddere Band, anche perché il loro front-man la smette di muggire e canta dissonatamente (esiste un avverbio del genere?) per far capire che in fondo il suo gruppo è rimasto "underground"; però anche qui se vogliamo cogliere una perla, ci troviamo fra le mani un vecchio motivo di un certo che per fortuna si chiama "Giovane". E i Nirvana? Già, i Nirvana...
"da Jammai nr. 14 - 11/96"

PJ HARVEY - JOHN PARISH "Dance hall at louse point" - Island

Ci sono rimasto male. E' un disco che non capisco. Breve. Asettico. Epilettico. Appunti di viaggio. Sensazioni. I nomi delle città. Strano. L'ultima tourneè. C'è anche Modena. Chicazz'è John Parish? Però qualche canzone non è male. Ma altre sono orrende. C'è anche Modena. E perché non Macomer? L'ho ascoltato. Poi l'ho riascoltato. Anno bisesto, anno funesto. Quest'anno tutti i nostri artisti preferiti ci hanno rifilato delle "sole". Anche Polly. Ma Polly resta grande. Senti che carica. Forse è colpa di John Parish. Ma chicazz'è John Parish? Torno a riascoltarmi "To bring you my love".
"da Jammai nr. 14 - 11/96"

ORBITAL "In sides" - Internal

Più che grandi, immensi. Più che eccelsi, spaziali. Orbitali, direi, se non fosse una stronzata, ma non sarebbe la prima che scrivo. Resta il fatto che gli Orbital sono una delle poche realtà musicali emozionanti di questo periodo, ma soprattutto una delle poche note caratterizzanti degli ultimi anni, quando più o meno tutti gli artisti sono corsi dietro a “quella moda”, o hanno recuperato “quello stile”; diventando quindi new-qualcosa, poi new-new-qualchecosaltro, ma restando il più delle volte pallosi-forever. Certo, anche gli Orbital hanno approfittato di un ritorno di fiamma del pubblico per l’elettronica, ma se ne sono staccati subito e, passo dopo passo, sono arrivati a comporre queste colonne sonore per l’anima, dove nulla è artificio od automazione, ma magia e sensibilità. Per ora, il migliore dei mondi possibili resta quello “interiore”.
"da Jammai nr. 14 - 11/96"

KULA SHAKER "K" - Sony /// SUEDE "Coming up" - Nude/Sony

Due buone notizie: la prima è che Funari non farà più televisione, la seconda è che dopo mesi di brit-pop che noi preferiamo definire "brutt-pop" tanto fa schifo, nel raggio di poco tempo sono arrivate due caramelline che anche se non ci hanno riempito il cuore di gioia, ci hanno almeno fatto sorridere. Oggi infatti potremmo gridare al miracolo se non ci fossero stati quei due di coppe con la briscola a bastoni di Bowie e Bolan nella storia del rock anglosassone, oppure la psychedelia. Il risultato è però gradevole, sia per i veterani Suede, che oggi ci paiono anche più simpatici (la concorrenza in fatto di stronzaggine si è data molto più da fare che sui dischi...) che per gli esordienti Kula Shaker. In particolare questi ultimi reinventano con britannico humour quel pop di tanti maestri passati, usando però l'ispirazione e non il fotocopiatore; così questa esotica cartolina dal mondo indiano visto dalla Terra d'Albione risulta uno degli album da possedere sicuramente. I Suede sono certamente più prevedibili, ma dopo le varie traversie della line-up si sono ripresi molto bene e "coming up" si ascolta molto meglio delle chiacchiere sui litigi dei fratelli Gallagher (meglio rivolgere il proprio interesse alle sorelle Carlucci...).
"da Jammai nr. 14 - 11/96"