RICHARD H. KIRK "The number of magic" - Warp

Veramente magico questo lavoro di Kirk (già capitano dei Cabaret Voltaire) anche se casualmente mi sono trovato ad acquistarlo in Francia dove l'ho pagato, al cambio, cinquacinquemilalire!!! Alla faccia dei soloni di casa nostra che imbrattano pagine di giornali sostenendo che l'Italia è il paese dove i ciddì si pagano di più (proprio loro che se non ottengono un pass gratuito per un concerto piangono sei mesi!) Il tracollo economico non mi ha però impedito di gustare questa ottima compilation di fremiti e sussulti elettronici che, a scanso di equivoci, è molto più coinvolgente di tanto finto-core di questi ultimi tempi. A volte sono i bit sono più spontanei del sudore...
"da Jammai nr. 8 - 11/95"

GREEN DAY "Insomniac" - Wea /// RANCID "...and out come the wolves" - Epitaph

E' difficile parlare di punk a cinque anni dal 2000, ma soprattutto a quasi venti dalla sua originaria esplosione. E' giusto però che i ragazzi, nati proprio quando il fenomeno era casomai già diventato new wave o post punk, si gustini il pogo e quella bella scarica di one-two-three-fuck-you! Così, come avevamo già sostenuto, è bello vedere dei ventenni andare in classifica e prendere a calci nel culo quella lagnosa merda del professor (...stocazzo!) Vecchioni o del gerarca Venditti o addirittura la Santa Protettrice delle Segretarie in Calore Maria (mi raccomando si pronuncia Maaraaiaaaa) Carey. Il problema è però un altro: questa musica con il punk non c'entra un cazzo! Sì, è veloce, è dura, possiede i ritornelli cantabili in coro, ma non ha la carica, quella vera, quella sovversiva, del punk autentico. E' risibile il discorso dell'anziano punk (quello che ccià tutti i quarantacinqueggiri introvabbili...) sul fatto che non sia più il settantasette, preoccupa invece il fatto che questa musica sia la colonna sonora di ragazzi qualunquisti che si tingono i capelli di viola la sera sotto gli occhi bonari della madre e poi il giorno dopo ritornano "braviragazzi" pronti ad accettare il mondo perbenista, con scuole di merda e regole inaccettabili di competitività sul lavoro. Del resto basta leggere le interviste dei nuovi eroi dell'acne-core per accorgersi che siamo prossimi all'encefalogramma piatto e non si deve dimenticare che, guarda caso, sono stati i giovanissimi dalle nostre parti a portare la destra catodica al trionfo. Inutile tirare in ballo queste discussioni? Già, ma fino a quando? Per la recensione risponde al nostro posto il Devoto-Oli con tutti i sinonimi della parola "rancido".
"da Jammai nr. 8 - 11/95

LISA GERRARD "The mirror pool" - 4AD

...e che la tristezza sia con voi! Così si potrebbe commentare il primo disco solista dell'altra metà del cielo, plumbeo, dei Dead Can Dance. Poi però ci si lascia prendere da questo disco uscito in estate, ma anticipatore dell'autunno. Infatti la sensazione malinconica di questo lavoro è pari a quella suscitata dalla stazione ferroviaria di Tortona in una serata di novembre. Una malinconia inarrestabile, ma necessaria, per nutrire l'anima almeno per gente come me e Pennello, inguaribilmente romantica. Dite che rompiamo le palle? In parte è vero, ma l'ottimismo a tutti i costi dove porta? A Forza Italia forse...
"da Jammai nr. 8 - 11/95

KYUSS "...and the Circus leaves town" - Elektra

Ve lo ricordate il suono del deserto, di cui si vagheggiava a metà degli anni ottanta? .... ed il rock siderale, lo rammentate? ... e va a finire che conoscete benissimo anche l’acid-rock? Insomma siete pronti per lasciare la città come il circo ed imbarcarvi in una spedizione nei paesaggi lunari dei Kyuss, i californiani che hanno inventato il suono per yuppie-freaks. Un viaggio (in tutti i sensi, visto i personaggi) che mi sento proprio di consigliarvi, dato che in questo nuovo disco i Kyuss imboccano nuove strade con esiti felici (vedi la meraviglia di “Catamaran”).
"da Jammai nr. 8 - 11/95

FILTER "Short bus" - Reprise

Vengono presentati, questi Filter, come un incrocio tra Nirvana e Nine Inch Nails, a noi invece ricordano una versione più tecnologica dei Jane’s Addiction, ma in ogni caso ci sarebbe da sbancare qualsiasi roulette indie-hits. Un disco amabile anche se un po’ ripetitivo, di cui qualcuno vi dirà che in fondo se ne potrà fare a meno. Ma in fondo, a parte il sesso e la carta igienica, di che cosa non si può fare a meno?
"da Jammai nr. 8 - 11/95"

BUSH "Sixteen stone" - Trauma

Non cercate questo disco a meno che non siate gli avvocati dei Nirvana e vogliate denunciare i Bush per plagio. Questo gruppo, che fra l'altro ha un nome che ricorda una gran brutta persona, ha venduto un casino realizzando un disco con l'aiuto del "Piccolo Chimico Grunge". Una porzione della voce di Vedder, un'altra degli "stop and go" nirvaniani, un'altra ancora della chitarra dei Soundgarden ed il gioco è fatto. E' piacevole ascoltarlo, ma lascerà traccia nella storia del rock quanto Luis Silvio (un bacio agli di Pistoia...) in quella del calcio.
"da Jammai nr. 8 - 11/95"

BLUR "The great escape" - Parlophone/Emi /// OASIS "What's the story (Morning glory)" - Creation/Sony

Già si parla di duello tra Beatles/Blur ed Oasis/Rolling Stones, a dimostrazione che i favolosi anni sessanta sono del tutto insostituibili nell'immaginario del giornalista/pecorone medio internazionale. I nostri (stronzissimi) eroi poi non si tirano indietro, così i Blur si fanno fotografare nella famosa tromba delle scale, una delle pose più conosciute dei baronetti. ...e la musica? Già c'è anche quella e per valutarla potremmo usare il metodo "Oskar-Luigi", cioè parlare male di tutti, parlandone bene. Così si può dire che sbagliano coloro che tirano merda sul nuovo brit-pop, ma non hanno però neanche tutti i torti; così come sbagliano coloro che incensano la nuova scena anglosassone, ma non sbagliano del tutto. Chiaro no? In pratica questa musica è piacevole, ma senza coglioni. P.S.: ...ma l'Inghilterra non è la patria anche dei Kinks, Who, Led Zeppelin, etc. etc.?
"da Jammai nr. 8 - 11/95"

dEUS "Worst case scenario" -

Lo sapevate che le barzellette sui carabinieri, i francesi le raccontano invece sui belgi? Bene, dopo questa annotazione di grande cultura, posso solo sconsigliarvi dal fare lo stesso in presenza di Van Damme, che non mi ricordo mai se è belga od olandese. Meglio non rischiare comunque. I dEUS sono sicuramente belgi e non menano come fabbri, ma fanno buon rock, si trastullano ogni tanto con qualche giochino “tres indie”, ma quando dicono sul serio si fanno apprezzare anche più di certi loro colleghi “brittamericani”. Dedicato a tutti coloro (i discografici italiani) che credono che i gruppi non anglofoni, per sfondare debbano cantare nella loro lingua originale.

WHALE "We care" - Hut

Simpatica questa formazione svedese, almeno quanto il cetaceo a cui dicono di ispirarsi. La loro musica è un fresco guazzabuglio di sonorità diverse, su cui svetta una voce femminile che fa tanto indie-foxcore. Il loro progetto musicale ricorda quello politico di Buttiglione (non il grande colonnello di Jacques Duphilo, ma il lesso filosofo), cioè non ci si capisce niente, ma è spassosissimo. Interessante anche il packacing metallo/plasticato.
"da Jammai nr. 7 - 09/95"

THERAPY? "Infernal love" - A&M

Dall’Irlanda del Nord con furore, ma non troppo, sennò il mercato non recepisce. I Therapy? sanno comunque come fare album belli e sanno come fare album che vendono. Non sappiamo se questo sarà un successo commerciale, anche perchè se avessimo certe doti faremmo un altro lavoro; ma sappiamo che questo “Amore infernale” è l’opera meno scintillante della loro carriera. C’è tutto il campionario delle loro cose migliori loro, ma sembrano meno convinti, soprattutto quando si avvicinano pericolosamente a certi lidi vicini al terrificante suono “simpolmainds”. E’ vero che i Therapy? sono la prosecuzione ideale del rock britannico anni 70 e 80 (meno), ma certi scheletri li devono lasciare negli armadi dei Blur...
"da Jammai nr. 7 - 09/95"