FSOL "Isdn" - Virgin

Il gentil Pennello dice che soffro di andropausa (che come sanno bene tutti gli affezionati lettori di Gibson e Sterling, è la pennichella degli alieni), ma che dire allora di questo duo che fa concerti per telefono e titola i dischi con il codice fiscale? Il futuro è già ora, direbbe chi è preoccupato dal fatto che adesso anche la pupù la devi fare via Internet (il famoso cyberstronzo). Qualcuno però mi deve spiegare perchè in questo parco delle meraviglie tecnologiche una raccomandata-espresso da Torino a Milano impiega sei giorni ad arrivare? Meglio non pensarci e lasciarsi andare nell’aria liquida dei FSOL che fa vibrare le fibre ottiche con intenso sentimento ed autentica suggestione.
"da Jammai nr. 7 - 09/95"

FEAR FACTORY "Demanufacture" - Roadrunner

Attenzione: trattasi di disco importante. “Demanufacture” è quello che si definisce un disco-boa e chi non vira in questa direzione, va dritto sulla scia del risaputo. Molti considerano il metal estremo un genere musicale per deficienti; irridono il grind, il death ed il trash partendo giustamente dai nomi delle bands, dai titoli, dalle covers dei dischi. Facile, troppo facile. Rimane il fatto che negli ultimi anni l’unico tentacolo “vivo” della musica rock è stato proprio detto genere. Molte di queste bands hanno comunicato con altre di tutt’altro tipo, si sono lanciate in esperimenti a volte incredibili; mentre tutti quanti sbavavano dietro qualche gruppo-grunge creato a tavolino (è facile: una dose di fuzz, una di sguardo perso nel vuoto, una di camicia di flanella ed eccovi gli Stone Temple Pilots!). I Fear Factory per molti saranno un altro gruppo da prendere per il culo, per noi no; hanno realizzato un capolavoro. In un calderone rovente dove finiscono i Metallica, i Ministry ed i Therapy? (quelli veri, non gli ultimi) c’è spazio per brani pop alla Cope (la cover “Dog day sunrise”) o crossover come “Replica”, dove la Fabbbrica della Paura, sembra una versione incazzata dei Red Hot C.P. od una, meno noiosa dei RATM. Chi ha voglia di futuro si sintonizzi qui, gli altri continuino pure a ridere, guardando anche “l’orrenda” copertina, con quella splendida idea della spinadorsale/bar-code.

DEEP FOREST "Boheme" - Columbia

Foresta profonda, mare volante, monti che appaiono e scompaiono. Un mondo giusto. Utopico. Fisarmoniche nel deserto. In Bosnia suonano i sitar anzichè i mitra. I Giapponesi smettono di pensare al lavoro, gli Americani incominciano a pensare e basta. Castagna viene rapito dagli alieni e non tornerà mai più. Un mondo migliore. Utopico. Inni nazionali su basi house. Raves al posto delle sedute parlamentari. Non avrai altro muezzin al di fuori di me. Facce da kabuki. Ho sbagliato acido? No, ho solo azzeccato il disco giusto.
"da Jammai nr. 7 - 09/95"

BUFFALO TOM "Sleepy eyed" - Beggars' Banquet

I Buffalo Tom non tradiscono mai: precisi, poco chiassosi, non si scopano le divette trendy come certi loro colleghi e forse non vendono neanche tanto, ma a differenza di tanti altri, non hanno mai inciso un album brutto, con qualche punta di vera eccellenza. Anche questa volta non ci lasciano a piedi, ma ci portano a fare un bel giro a folle velocità tra le lande del più trascinante punk’n’roll. Noi ci divertiamo come pazzi anche per quelle ballatine elettriche che ci scaldano il cuore. Altro che occhi assonnati, qui si scoppia di vitalità!
"da Jammai nr. 7 - 09/95"

BANCO DE GAIA "Last train to Llhasa" - Planet Dog

Siete andati a vedere “Prima della pioggia” di Manchelski? No? Male. E’ il film più bello della stagione passata. Tra l’altro ha una colonna sonora bellissima e questo “Ultimo treno per Llhasa” non carica Glenn Ford come quello per Yuma, ma odora di spezie balcano/medioorientali quanto suddetta soundtrack. Strano perchè dai miei lontanissimi ricordi scolastici Lhasa mi sembrava essere una città cinese nei pressi del Bhutan. Visto che però di figli di Bhutan è pieno il mondo e che la vera musica mistica non si mastica, tanto vale allargare il pentagramma e creare un’autentica Internazionale Sonora, navigando su un fiume che mischi le acque del Tigri e dell’Eufrate, del Tamigi e dell’Ob. Senza così dimenticare quella voglia di club, che rende questa musica un po’ ruffiana, ma indubbiamente trascinante. E’ nata forse la techno pacifista?
"da Jammai nr. 7 - 09/95

YOUNG GODS "Only heaven" - PIAS

Tra i grandi “scomparsi” dell’inizio degli anni novanta c’erano anche loro. Ora sono tornati (ed adesso aspettiamo i Ministry ed i Red Hot Chili Peppers....). Dico, uno fa un disco come “T.V. Sky” suona un po’ in giro, incide un mezzo “live” poi sparisce. Che cosa fa? Si chiude in studio, va in Tibet, forma un partito di centro-destra, insomma dopo anni fa uscire una nuova opera, come pensare che chi l’ascolta dopo tanta attesa non sia ipercritico, non vada a cercare il pagliaio nell’ago (una cosa ancor più difficile...) ...per trovarsi che cosa in mano alla fine? Semplice: uno dei dischi più rabbiosi e meglio prodotti degli ultimi tempi! Sentirete il sudore delle macchine, il battito del loro cuore, sentirete il clangore delle vostra ossa e lo stridìo dei vostri pensieri. Se non sentite tutto questo vuol dire che siete già morti....
"da Jammai nr. 6 - 07/95"

WHITE ZOMBIE "Astro creep 2000 songs of love..." Geffen

Se gli americani hanno i loro Bevis and Butthead, cartoni animati che inneggiano a questi White Zombie, noi invece abbiamo il prode Sgarbi, cazzone animato (nel senso che ha un’anima. Possibile?) che ama Baglioni.Che dire? Molto meglio Baglioni sicuramente; molto più innovativo rispetto a questi tamarri che rompono le palle con i loro ora-trendissimi film dello schifo (se avessero a che fare con la coppia Tognazzi/Izzo farebbero meno gli spiritosi....) e macinano le scorie di tutto quello che il rock, il metal ed il grunge ha buttato tra la “monnezza” nel corso degli anni. Musica derivativa e allora? direbbe qualcuno.... e allora niente: i White Zombie si ascoltano come si faceva negli anni 80 con i Sigue Sigue Sputnik, nei 70 con i Kiss e nei 60 con gli Sha Na Na, per i 50 adesso non mi viene in mente nulla....

TINDERSTICKS "Tindersticks II" - This Way Up

Se di questi tempi tutti avanzano marzialmente a ritmi grind, o viaggiano a supersonica velocità hardcore i Tindersticks manco camminano, bensì barcollano, riscoprendo la beguine ed incespicando nelle loro canzoni ammantate di velluto casuale. Questo disco è uguale identico al primo e questo non è nemmeno un difetto, le loro ballate alcoliche e notturne riescono sempre ad ammaliarci. Probabilmente i Tindersticks non cambieranno mai, ma per ora la cosa non ci riuguarda, nè tantomeno ci disturba.
"da Jammai nr. 6 - 07/95"

SABRES OF PARADISE "Haunted dancehall" - Warp

Avrebbe fatto meglio a intitolarlo “Prove tecniche di trasmissione” il buon Weatherhall, questo disco. Avrebbe fatto meglio ad avvertirci che non si trattava di un lavoro compiuto, ma di un block-notes di un grande produttore, con schizzi sonori ed idee varie di missaggio obliquo. Buono per coloro che pensano ai timbri, oltre che ai suoni; ottimo per chi deve rubare “gruvs” con il campionatore. Gli altri se lo possono fare registrare.

PRIMUS "Tales from the punchbowl" - Interscope

Adesso è tutto chiaro: lo spirito zappiano che vagava per i deserti californiani in cerca di nuova carne ha trovato la sua dimora presso i Primus, in tutti e tre i componenti perchè è uno spirito un po’ ingombrante. Del resto dove la trovate così tanta pesante ironia, tanta capacità di frullare i generi musicali e soprattutto, tanta perizia tecnica (ed un cantante così scarso, si dovrebbe aggiungere)? Les Claypool poi è il Re Mida dei suonati, tutto ciò che tocca diventa folle. Eccoci di fronte alle sinfonie per flipper ed orchestra od alle fughe di basso con gregge al pascolo. In fondo le storie che vi può raccontare un punchbowl, non possono che essere leggermente “stonate”, ma sicuramente molto interessanti.