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Altri suoni per l'estate

Tra suoni quasi nuovi che stentano a sorprendere, ma almeno ti fanno passare una mezz’ora al riparo dalle ansie della crisi che c’è o forse non c’è (Grizzly Bear, Akron Family, Warlocks, Kasabian, Crocodiles etc.), ogni tanto appare qualche lampo di creatività pura che parte sì da lontano, da territori cioè scarsamente esplorati, ma in grado di arrivare a cuore, cervello e, perché no, alla pancia. E’ il caso dei Tinariwen , già lodati in passato, il cui nuovo “Imidiwan: companions”, dove il blues, o meglio, l’idea del blues torna a casa e viaggiando attraverso il Sahara ridiventa sofferenza, passione, tingendosi di colori inediti e spargendo fragranze rinfrancanti. Da lontano, molto lontano, arriva Don Cherry, un gigante scomparso, il cui già ampio ambiente del jazz è sempre andato stretto. E’ disponibile ora su cd una collaborazione con il tablista Latif Khan “Music/Sangam” e lasciate perdere i preconcetti sui fricchettoni, perché saranno anche classici raga, ma una volta entrati dentro, non ne uscirete più. Per concludere, in un’estate che porta per vari motivi poca voglia di muoversi, ecco un lavoro che vi permetterà di viaggiare lasciando l’auto in garage: “Floodplain” del Kronos Quartet. Siamo al cospetto di altri Moloch della creatività che anziché sedersi sull’oro della loro fama, continuano a sperimentare ed a ricercare negli angoli più estremi del pianeta. Se soffocate non solo per il caldo, ma anche per l’aria stantia che esce dal vostro stereo, questa piccola dose di coraggio vi rinfrescherà.
(dal Cacofonico nr. 67 del 08/09)

ENRICO RAVA & STEFANO BOLLANI "The third man" - ECM

Con l’avvento del “fazismo”, l’affermarsi cioè del pensiero debolissimo di quel presentatore televisivo che appoggia tutto quello che è carino, corretto e genuino, l’incolpevole Bollani risultava ai più il vero genio di questo duo. Lungi da noi sminuirne il magnifico tocco pianistico, ma si rende contemporaneamente necessario mettere sotto le luci dei riflettori Rava, un artista che, nonostante le medaglie conquistate sul campo, i più lo confondono con un onesto sergente. Inutile dirlo: ascoltare questo disco è terribilmente figo, ma anche indiscutibilmente (è un’orgia di avverbi questo articolo…) emozionante. I due sebbene siano diversi per età e formazione creano un’alchimia speciale grazie ad un affiatamento naturale (ma con Rava è facile…) e ci regalano un disco che fa della spontaneità la sua caratteristica principale. C’è un mondo intero racchiuso nelle note di questo “terzo uomo”, non minaccioso ed oscuro come il film di Reed con Orson Welles, un treno notturno di note che parte da locali fumosi ed arriva fino a noi, proprio ora che il salutismo ha ucciso l’ambiente del club, ma lascia intatto quello gonfio di estrogeni delle palestre chic e nonostante questa nazione sia il regno del cattivo gusto, Rava e Bollani si inseriscono con il loro magico mondo demodè ed in biancoenero alla ricerca di spiriti liberi e raffinati. Seguirli è un dovere oltre che un piacere.
(da Cacofonico nr. 49 - 02/08)

WEATHER REPORT “Live in Montreux” - DVD

Ecco questo dvd... ecchecazzo ce ne facciamo di un dvd? ...si lo so in questo spazio parliamo di novità; perfetto: c’è l’ultimo di Bjork, carino, poi i Neurosis, sempre micidiali, i NIN meno fumettosi del solito ma... scusatemi ancora, io sono stato rapito dalle immagini di questo disco-versatile. Per i più giovani: dovete sapere che tanti anni fa non esistevano i novecentonovantanove canali di “scai”, ma solo mammaRai ( e vai ancora con la rima: sono un poeta...) più Capodistria e la Tv della Svizzera Italiana. Ecco proprio su quest’ultima, l’unica che trasmettesse programmi musicali decenti, capitò di vedere l’esibizione dei WR in oggetto. Per certi versi fu una catastrofe perché molti musicisti appesero gli strumenti al chiodo, altri purtroppo pensarono di poterne emulare le gesta, producendo in seguito dell’orrida e finocchiesca fusion. Qui invece c’è proprio l’immaginazione al potere: la migliore formazione avuta dal miglior gruppo jazz-rock mai ascoltato. Uno straordinario concentrato già yes-global ancor prima che se ne accennasse, perché oltre ai due motori della band, già così antitetici, l’asburgico Zawinul e l’afroamericano Shorter, era presente la divinità Pastorius al basso ed alle percussioni i latinos Acuna e Badrena. Toglietevi dalla testa qualsiasi considerazione: non ce n’è per nessuno e tutt’oggi si resta senza fiato. Chiunque si sia cimentato su questo campo non ha mai raggiunto quest’equilibrio ed è incredibile sentire a distanza di anni una musica così ricca che sconvolge la mente e scalda il cuore.
"da Cacofonico nr. 41 - 06/07"

KEITH JARRETT "The melody at night with you" - ECM

Questo disco non c’entra un cazzo con questo giornale (lo possiamo chiamare giornale Pen Pen, o ti offendi?) e proprio per questo lo recensiamo. O forse potete pensare che si tratta di una sparata snob, tanto per far capire che anche noi semo ggente de curtura, od addirittura di quei tipi che ogni tanto per sembrare “cool” (che detto così a Milano non deve fare una gran bella impressione) scoprono il filo per tagliare il burro strombazzando: “…ma i dischi di **** sono veramente mitici”. No, niente di tutto questo. Jarrett non ha bisogno di essere riscoperto ed è impossibile dimenticarlo, solo che ritrovarlo lungo la strada in una serata d'inverno ci ha fatto un immenso piacere e di questi tempi la qualità è merce assai rara.
"da Jammai nr. 01/00"

MASADA "Hei" - Union

Dalla fortezza/Masada Zorn torna all’attacco del jazz e della musica etnica comunemente intesa. Non è operazione terroristica come altre in passato, ma la continuazione di un lavoro di ricerca e modernizzazione della cultura yiddish, attraverso pratiche armolodiche di colemaniana memoria. Solo Zorn poi poteva far uscire il quinto disco dopo altri tre, creando come al solito un bel po’ di caos. Indubbiamente interessante anche se i lavori che hanno preceduto “Hei” erano forse più incisivi.
"da Jammai nr. 9 - 01/96"

JOHN ZORN/MASADA "Alef"/"Beit"/"Gimel" - Disk Union

Eccolo di nuovo il piccolo-grande terrorista. Eccolo che, fra una disgressione metal ed un trasognamento dub, torna al jazz. Gli è servito sicuramente suonare nelle solite centotrentasei formazioni diverse per capire che i Naked City erano da uccidere, anche se alla fine sarà un cadavere eccellente. I Masada preferiscono mischiare sensazioni mediorientali al fumo dei clubs di Harlem, regalando brividi in un ambiente che ultimamente si era plastificato ed un brano suadente come "Bith aneth" potrebbe essere la "Round midnight" dei nostri tempi.
"da Jammai nr. 5 - 05/95"