<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902</id><updated>2011-10-11T16:18:22.480+01:00</updated><category term='Pop'/><category term='Rap'/><category term='Elettronica'/><category term='Avanguardia'/><category term='Jazz'/><category term='Live'/><category term='Rock americano'/><category term='Articoli'/><category term='Classica'/><category term='Rock europeo'/><category term='Rock italiano'/><category term='MySpace'/><category term='Metal'/><category term='Soundtracks'/><category term='Rock inglese'/><title type='text'>Tragic O'Hara     (Frammenti di un discorso rumoroso)</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>354</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-6802620399958422032</id><published>2009-10-03T10:45:00.003+01:00</published><updated>2009-10-03T11:04:13.149+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Classica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock inglese'/><title type='text'>ARCTIC MONKEYS  “Humbug” – Domino     -       MUSE  “The resistance” – Warner           -           CECILIA BARTOLI  “Sacrificium” – Decca/Universal</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Chiariamo subito una cosa: come gli Artic Monkeys rappresentano l’evoluzione della musica degli anni ottanta, i Muse sono l’espressione dell’involuzione di quella degli anni settanta. Facile fare dell’umorismo affermando che “La resistenza” è quella che ci vuole per arrivare in fondo al lavoro di Bellamy e soci, ma anche profondamente ingiusto perché è chiaro che i Muse sono quantomeno sinceri nella loro proposta. Il loro viaggio però li ha portati fin qui: tra i synthazzi pop e improvvide escursioni alla freddimercuri che credevamo per sempre nell’oblio. Di ELO (per fortuna) ce n’è stata una sola e non era certo il caso di scoperchiarne il sepolcro, ma l’anima vaudeville dei britannici è sempre dietro l’angolo. Anima albionica che però ci permette di salutare una band in splendida forma, gli A.M. che con “Humbug” si ergono al di sopra di tutti i concorrenti in una gara che in verità non è mai partita, dato che nessuno in così poco tempo è stato in grado di migliorare il proprio repertorio con così tanta freschezza e fantasia. Anche per loro il debito nei confronti dei predecessori è forte, da Morrissey alla psichedelia britannica, ma l’elaborazione non diventa mai stucchevole esibizione, come nei Muse dove si scimmiotta con “sciopen” un intellettualismo senza alcun senso. Se volete mettere mano ai classici piuttosto procuratevi l’ultimo lavoro della Bartoli, assoluto prodigio della natura che in Italia non facciamo nemmeno esibire per dare spazio a cadaveri nemmeno eccellenti come Marco Carta, mentre in tutto il resto del pianeta si lustra gli occhi. “Sacrificium” vi conquisterà per le prodezze vocali, ma colpisce anche perché dedicato ai “castrati”, quei ragazzi (4000 in un anno…) che venivano brutalmente privati della loro virilità affinché mantenessero la voce acuta. Un album impressionante sotto tutti i punti di vista.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;(dal Cacofonico nr. 69 del 10/09)&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://www.cacoweb.eu/ilcacofonico.html"&gt;http://www.cacoweb.eu/ilcacofonico.html&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-6802620399958422032?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/6802620399958422032/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=6802620399958422032' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/6802620399958422032'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/6802620399958422032'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2009/10/arctic-monkeys-humbug-domino-muse.html' title='ARCTIC MONKEYS  “Humbug” – Domino     -       MUSE  “The resistance” – Warner           -           CECILIA BARTOLI  “Sacrificium” – Decca/Universal'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-5380036469156856342</id><published>2009-08-01T15:33:00.001+01:00</published><updated>2009-09-20T15:36:18.497+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Jazz'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Avanguardia'/><title type='text'>Altri suoni per l'estate</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Tra suoni quasi nuovi che stentano a sorprendere, ma almeno ti fanno passare una mezz’ora al riparo dalle ansie della crisi che c’è o forse non c’è (Grizzly Bear, Akron Family, Warlocks, Kasabian, Crocodiles etc.), ogni tanto appare qualche lampo di creatività pura che parte sì da lontano, da territori cioè scarsamente esplorati, ma in grado di arrivare a cuore, cervello e, perché no, alla pancia. E’ il caso dei Tinariwen , già lodati in passato, il cui nuovo “Imidiwan: companions”, dove il blues, o meglio, l’idea del blues torna a casa e viaggiando attraverso il Sahara ridiventa sofferenza, passione, tingendosi di colori inediti e spargendo fragranze rinfrancanti. Da lontano, molto lontano, arriva Don Cherry, un gigante scomparso, il cui già ampio ambiente del jazz è sempre andato stretto. E’ disponibile ora su cd una collaborazione con il tablista Latif Khan “Music/Sangam” e lasciate perdere i preconcetti sui fricchettoni, perché saranno anche classici raga, ma una volta entrati dentro, non ne uscirete più. Per concludere, in un’estate che porta per vari motivi poca voglia di muoversi, ecco un lavoro che vi permetterà di viaggiare lasciando l’auto in garage: “Floodplain” del Kronos Quartet. Siamo al cospetto di altri Moloch della creatività che anziché sedersi sull’oro della loro fama, continuano a sperimentare ed a ricercare negli angoli più estremi del pianeta. Se soffocate non solo per il caldo, ma anche per l’aria stantia che esce dal vostro stereo, questa piccola dose di coraggio vi rinfrescherà.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;(dal Cacofonico nr. 67 del 08/09)&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://www.cacoweb.eu/ilcacofonico.html"&gt;www.cacoweb.eu/ilcacofonico.html&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-5380036469156856342?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/5380036469156856342/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=5380036469156856342' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/5380036469156856342'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/5380036469156856342'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2009/08/altri-suoni-per-lestate.html' title='Altri suoni per l&apos;estate'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-1712760471281842578</id><published>2009-07-01T15:30:00.001+01:00</published><updated>2009-09-20T15:32:57.299+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pop'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Elettronica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock americano'/><title type='text'>Il sapore del pop</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;E’ sorprendente la storia dell’ultimo lavoro di Danger Mouse, il signor cinquantapercento dei Gnarls Barkley, che pur mettendo in campo il Real Madrid del rock (Casablancas, Iggy, Coyne e Chesnutt fra gli ospiti) non può uscire per una questione di diritti con la casa discografica. Anni fa sarebbe nata intorno al disco (“Dark night of the soul”) una mitologia infinita degna dell’album nero di Prince o dell’ancor più antidiluviano “Sorriso” dei Ragazzi della Spiaggia. A parte il fatto che ragionare in questi termini al giorno d’oggi è un po’ come usare la mongolfiera per andare in giro, o sfidare qualcuno a duello per un parcheggio, o cercare di parlare dei problemi di questa società: una cosa dell’ottocento. Sappiamo però che all’interno delle case discografiche (incredibile: ne esistono ancora!) si annidano le idee più antiquate del mondo e solo Scajola con il nucleare riesce ad essere più retrogrado. La cosa bella è che questo disco osteggiato per motivi ragionieristici e non artistici è perfettamente fruibile tramite la rete e nessuno può fermarlo. …e guarda un po’, andatelo a dire ai discografici di cui sopra, è veramente un gran bel disco che svetterebbe in tutte le charts. Quindi per gustare il sapore del pop dovrete armarvi di pazienza ed andarvelo a cercare, altrimenti resterete prigionieri dei consigli di articolisti snob da strapazzo (sia come articolisti che come snob) che vi spingeranno fra le braccia di lavori scolastici ed insapori quali “Actor” di St.Vincent o “Still night, still light” di Au Revoir Simone, per non parlare di Tiga con “Ciao!” (ecco sì bravo, saluta e vattene…) Per andare sul sicuro potete comunque optare per il nuovo Royksopp (“Junior”), ma saltando il fosso non vergognatevi ad ascoltare l’ultima compilation di Coccoluto “Amigdala” uno che una volta doveva vergognarsi ad andare in giro a dire che faceva il deejay, mentre oggi quasi gli danno una cattedra di antropologia (a parte che ne sa più lui di tanti altri…). Il suo viaggio verso una house minimal-chic è compiuto ed il tempo passato ad ascoltarlo non è certo tempo perso. Per chi non si arrende c’è “The eternal” dei Sonic Youth che noi troviamo  molto fresco e straordinariamente  “pop”, ma si sa: il gusto, come la giustizia checché se ne dica, non è uguale per tutti. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;(dal Cacofonico nr. 66 del 07/09)&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://www.cacoweb.eu/ilcacofonico.html"&gt;www.cacoweb.eu/ilcacofonico.html&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-1712760471281842578?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/1712760471281842578/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=1712760471281842578' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/1712760471281842578'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/1712760471281842578'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2009/07/il-sapore-del-pop.html' title='Il sapore del pop'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-4864051185890088060</id><published>2009-06-01T15:27:00.000+01:00</published><updated>2009-09-20T15:29:43.944+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Metal'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock italiano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pop'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Elettronica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock americano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Live'/><title type='text'>La leggerezza del tocco</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Sarà per la stagione che passa dall’inverno all’estate e ritorno nel raggio di ventiquattr’ore, ma la mia attenzione di questo mese si rivolge ad opere che fra loro hanno poco in comune e le alterno nel mio lettore ottenendo effetti devastanti sulla mia psiche già fortemente debilitata dal mondo circostante. Che cosa è soffice o duro per le nostre orecchie e perché a fronte della musica detta leggera non si è mai parlato di musica “pesante”, ma “impegnata”? Partiamo da una delle mie grandi passioni di sempre pur non essendo io un “culattone” come direbbe qualche illuminata camicia verde: i Pet Shop Boys. Più che “leggeri” io li ho sempre sentiti “leggiadri”, in grado cioè di dare un tocco di buon umore alla giornata, anche dopo aver ascoltato un discorso del premier, i belati dell’opposizione e le relative smentite e questo disco, “Yes”, è ciò che serve di questi tempi.  A fronte della synth(ma non troppo)-band , metto quello che considero una delle migliori metal-band del mondo: i Brutal Truth. Il loro “Evolution through revolution” già dal titolo la dice lunga e penetrare all’interno di questo blocco incandescente di violenza pura è impresa ardua, un genere che chiamerei “brunetta-metal” tanto è insopportabile, anche se a differenza delle altezzose dichiarazioni del ministro (“Ministro? Con quella faccia? Ma mi faccia il piacere!” grande principe De Curtis…) queste canzoni (oddio canzoni…) lasciano una spaventosa energia dentro l’ascoltatore. Giù di lì vanno anche i Ministry che ci salutano affatto mestamente con la registrazione di un concerto micidiale  e lo intitolano “Adios! Puta madres (Live)”. Pensate un po’: se i Nomadi decidessero finalmente di togliersi dalle palle e chiamassero il loro ultimo album: “Porca Mad… Live!”, ma siamo nel campo della fantasia… Stesso terreno dove si sono ritrovati due reduci degli anni tra i settanta e gli ottanta; parliamo di John Foxx e Robin Guthrie che in “Mirrorball” infondono elettronica leggera, chitarrismo e vocalità eterea in un’opera che non è un capolavoro, ma si fa preferire di certo a certe porcate elettroniche che van per la maggiore sulle riviste specializzate, ma non su questa, dato che la nostra unica specializzazione è proprio la leggerezza.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;(dal Cacofonico nr. 65 del 06/09)&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://www.cacoweb.eu/ilcacofonico.html"&gt;www.cacoweb.eu/ilcacofonico.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-4864051185890088060?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/4864051185890088060/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=4864051185890088060' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/4864051185890088060'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/4864051185890088060'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2009/06/la-leggerezza-del-tocco.html' title='La leggerezza del tocco'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-8513397579352676099</id><published>2009-05-01T15:12:00.000+01:00</published><updated>2009-09-20T15:18:23.384+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock americano'/><title type='text'>HEARTLESS BASTARDS  “The mountain” – Fat Possum Rec.</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Non sono il primo e non sarò certo l’ultimo che davanti al monicker di questo gruppo di Cincinnati si è immaginato una bandaccia di cazzoni pieni di birra dediti od ad un punk-rock rozzo e veloce od ad un garage-rock rozzo e veloce. Gli HB invece fanno ben altro e non sono né rozzi, né veloci. Pensate che il nome arriva addirittura da un quiz su Tom Petty… e, senza paura di farla fuori dal vasino si può tranquillamente affermare che sono tutto ciò che i White Stripes non sono mai riusciti a diventare o per colpa del soffocamento mediatico o per colpa dei loro limiti. Esagero? Quelli di Rolling Stones, in una delle poche pagine dedicate alla musica in mezzo a quelle pubblicitarie, li ha infilati in una delle loro “liste calde” quindi se avete freddo sapete a chi rivolgervi. Io per buttar lì un nome penso ai Led Zeppelin, non proprio carne fresca, ma qui non si parla di roba da museo, tutt’altro. La parentela non vi paia assurda dato che parliamo sempre di indie-rock, ma questo “The mountain” va a braccetto ad esempio con l’eccellente album di Plant con la Krauss di qualche tempo fa. Rivisitazione di blues e folk qua e là senza egocentrismi da rockstar e canzoni di eccellente caratura. Una conferma notevole, dato che anche i lavori precedenti, nonostante i continui cambi di formazione, erano pregevoli e non ho dubbi sul fatto che la voce di Erika ci terrà compagnia ancora per molto tempo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;(dal Cacofonico nr. 64 del 05/09)&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://www.cacoweb.eu/ilcacofonico.html"&gt;www.cacoweb.eu/ilcacofonico.html&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-8513397579352676099?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/8513397579352676099/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=8513397579352676099' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/8513397579352676099'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/8513397579352676099'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2009/09/heartless-bastards-mountain-fat-possum.html' title='HEARTLESS BASTARDS  “The mountain” – Fat Possum Rec.'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-3472567871034295153</id><published>2009-04-01T15:04:00.001+01:00</published><updated>2009-10-03T11:05:23.742+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock americano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock inglese'/><title type='text'>U2 “No line on the horizon” – Mercury             -                    DAN AUERBACH  “Keep it hid” - Nonesuch</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Che cos’è un classico? Facile rispondere: qualcosa che resiste nel tempo e che ci da sempre le stesse emozioni. Il problema è: come riconoscerlo subito? Anche qui si deve spalancare il cuore al pari dei padiglioni auricolari e far in modo che le note arrivino al posto giusto. Bono &amp;amp; soci, navigando fra paradisi fiscali ed iniziative benefiche soprattutto per la loro popolarità, han smarrito da decenni la strada maestra per il cuore. Ricordando Chaplin che, presentandosi in incognito ad una gara per sosia di Charlot arrivò terzo, oggi come oggi gli U2 non riuscirebbero a vincere una delle tante gare per cover-band dedicate a loro stessi. Eppure qualcosa funziona, nonostante la solita rovinosa produzione di Brian Eno che è riuscito quasi ad affossare anche una band vitale come i Coldplay, perché se all’orizzonte di questa multinazionale non può esserci nulla, guardarsi alle spalle può essere utile. Così fra gli eccessi di riverberi, o di “Oh Oh” e “Sha La La” può arrivare qualche zampata incendiaria come”Magnificient” sicuramente uno dei brani più belli dell’anno (il 1987 però!) e giungere alla fine dell’album non è impossibile come spesso è accaduto con la band irlandese. Anche Auerbach si rivolge al passato, ma il suo è uno sguardo puro, senza calcolo ed interesse e questo è ciò che intenerisce della sua musica, sofferta eppure splendente. Scarni arrangiamenti e voce nasale, chitarra distorta e pochi pezzi di batteria, ogni tanto spunta il fantasma del Tom di “Swordfishtrombones” ma fa solo piacere. Un lavoro che pur avendo in mente padri antichi è rivolto al domani e tornando alla domanda iniziale, “che cos’è un classico?”, ecco brani come “Whispered words” lo sono già ora. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;(dal Cacofonico nr. 63 dl 04/09)&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://www.cacoweb.eu/ilcacofonico.html"&gt;www.cacoweb.eu/ilcacofonico.html&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-3472567871034295153?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/3472567871034295153/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=3472567871034295153' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/3472567871034295153'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/3472567871034295153'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2009/09/u2-no-line-on-horizon-mercury.html' title='U2 “No line on the horizon” – Mercury             -                    DAN AUERBACH  “Keep it hid” - Nonesuch'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-4124791172830243868</id><published>2009-03-01T15:02:00.000Z</published><updated>2009-09-20T15:16:48.186+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock americano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock inglese'/><title type='text'>Scherzi di carnevale</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Ormai la festa più divertente dell’anno, quest’anno assai meno divertente del solito, è già passata da un pezzo, a parte a Montecitorio e dintorni dove il Carnevale impazza per dodici mesi. Sono un Qualunquista, dite? …e pure Populista? Sì è vero e allora? E’ un cosa di cui vado fiero. Quindi ascoltato il mio outing, non rompete più i coglioni e proseguiamo: gli scherzi dunque ce li han fatti i Franz Ferdinand e Bruce Springsteen. Sulla bandaccia di Glasgow abbiamo già detto a suo tempo tutto il male che c’era da dire ed oggi Kapranos e soci che ti combinano? Vanno ad incidere un disco stratosferico (“Tonight” – Domino Rec.)… un po’ come se Gasparri avesse un’idea geniale… Dopo tante chiacchiere e distintivo (la migliore band del pianeta… il pop più giusto che ci sia…) sempre comunque migliori di quelle di casa nostra, dato che il problema non è che Povia canta un canzone su/contro i gay, il problema è che Povia canta, punto e basta; finalmente la musica è all’altezza delle aspettative. Gran belle canzoni, con presa immediata ed ispirazione variegata, che mette in fila la solita new-wave ed una voce dai toni morrisoniani che non sarà una novità, ma fa sempre il suo effetto. Il brutto scherzo ce lo gioca invece il Boss da cui, concerti a parte, non ci aspettavamo certo faville, ma nemmeno un disco “scatologico” come “Working on a dream” (Columbia). Le ballate migliori sono poche e comunque, sempre le stesse, ma le peggiori sono veramente orride, quasi a livello sanremese. Se poi andiamo sulla sua tipica canzonaccia da stadio finiamo a mollo nella merda, dato che un brano come “Outlaw Pete” sfigurerebbe anche nel repertorio di Jimmy Fontana.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;(dal Cacofonico nr. 62 del 03/09)&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://www.cacoweb.eu/ilcacofonico.html"&gt;www.cacoweb.eu/ilcacofonico.html&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-4124791172830243868?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/4124791172830243868/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=4124791172830243868' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/4124791172830243868'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/4124791172830243868'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2009/09/scherzi-di-carnevale.html' title='Scherzi di carnevale'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-3121306505053477836</id><published>2009-02-01T14:51:00.002Z</published><updated>2009-09-20T15:00:44.517+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock americano'/><title type='text'>Saldi e ribassi</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Anche per il rock è stagione di saldi. Gennaio è un mese dove c’è poco da trovare, forse per la stretta vicinanza con le festività natalizie, ormai da decenni terreno fertile di compilations e raccolte varie saturanti il mercato, le orecchie e, per chi ne è dotato, i testicoli. Proviamo a grattare la crosta della mediocrità generale e cerchiamo qualcosa che possa allietarci i pomeriggi gelidi e nebbiosi. Il primo grosso nome è quello del veneratissimo Antony con tanto di Johnsons che torna al pubblico con il nuovo lavoro “The crying light” (Secretly Canadian). Questo è un artista di cui molti narrano meraviglie, ma a noi sembra più bizzarro che geniale; in più la sua voce non ci piace proprio. Per capirci: “The crying light” è un disco notevole, ma dov’è questa abissale differenza con i lavori precedenti? Così si torna al discorso di prima: Antony è bravo, ma è un segnale luminoso in mezzo ad un oceano di pochezza e se lo metti al fianco di chessò, Nick Drake (uno che non c’entra un cazzo con lui) eccolo che sparisce. Gran nome per il discorrere generale anche quello degli Animal Collective che escono con “Merriweather post pavillion” (Domino Rec.) un ensemble aperto sia come componenti che per ispirazione. Anche qui non si può negare che l’ascolto sia quanto meno variegato, passando da un pop nevrotico a lunghe digressioni immerse in un brodo psichedelico, ma se tornano sul serio i My Bloody Valentine, questi che fine fanno? Ogni tanto poi salta fuori odore di Primal Scream che combinato a trame vocali un po’ pesanti, rendono la digestione dell’album lenta e difficile. I migliori del lotto sembrano questi Glasvegas (“Glasvegas” – Columbia), autori del “tormentino” “Daddy’s gone” ma che si fanno apprezzare per tutta la lunghezza del disco con un rock leggero, ma non troppo, delle gran belle chitarre ed una voce irriverente che ricorda lo Strummer meno incazzato…andiamoci piano però, lì siamo in un altro pianeta…&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;(Cacofonico nr. 61 del 02/09) &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://www.cacoweb.eu/ilcacofonico.html"&gt;http://www.cacoweb.eu/ilcacofonico.html&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-3121306505053477836?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/3121306505053477836/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=3121306505053477836' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/3121306505053477836'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/3121306505053477836'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2009/02/saldi-e-ribassi.html' title='Saldi e ribassi'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-6397518050341676103</id><published>2009-01-20T21:26:00.001Z</published><updated>2009-01-20T21:29:54.185Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Metal'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock americano'/><title type='text'>GUNS’N’ROSES  “Chinese democracy” – Geffen Records</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Non avrei mai creduto di trovarmi a parlare dei Guns’n’Roses alla soglia dell’età pensionabile. Primo: difficilissimo che loro ci arrivassero. Secondo: non era detto che ci arrivassi io. In più a me sti capelloni, ancor più imbottiti di stereotipi che di droga, mi sono sempre stati sul cazzo.  Detto quindi dell’assoluta inutilità di questo disco, vorrei però fare alcune considerazioni. Solo fino a dieci anni fa un’uscita di questo genere avrebbe fatto saltare il banco, oggi fa anche un po’ tenerezza e quindi mi sento in dovere di prenderla in considerazione. Si pensava che i Guns spogliati di tutto il “rumore” mediatico  si sarebbero squagliati come il programma del PD ed invece il disco c’è, è lì, suona e non sfigura. Come, osserverà qualcuno, hai sputtazzato su tutti quelli che fanno della musica un’unica immensa operazione revival ed ora difendi sti zozzoni? E’ vero: non è certo un album da isola deserta, a parte il fatto che se ti trovi su un’isola deserta hai ben altri problemi che ascoltare musica, ma i Guns, anzi diciamo pure il solo Axl e nel discorso ci potremmo infilare i Metallica, spernacchiati dai più, ma affatto male nell’ultimo album, sono in possesso di una cosa rara: l’onestà verso i loro mezzi, una cosa che gli permette di essere ascoltati con animo sereno e senza alcun preconcetto. La musica è un guazzabuglio di Aor mischiato ad industrial solo in grado di evocare il fantasma di quello che una volta veniva definito street-rock, ma dateci un ascolto, male non vi farà. Se poi preferite i Mogwai è affar vostro (e del vostro psicologo di fiducia…)&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;(dal Cacofonico nr. 60 del 01/09)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-6397518050341676103?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/6397518050341676103/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=6397518050341676103' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/6397518050341676103'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/6397518050341676103'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2009/01/gunsnroses-chinese-democracy-geffen.html' title='GUNS’N’ROSES  “Chinese democracy” – Geffen Records'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-1667983560561292886</id><published>2009-01-04T23:05:00.004Z</published><updated>2009-01-20T21:36:16.367Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock europeo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='MySpace'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Metal'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock italiano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Elettronica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock americano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Avanguardia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock inglese'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Articoli'/><title type='text'>Top 20 di Stefano Bon</title><content type='html'>I migliori dischi del 2008 secondo Stefano Bon&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ALL THE SAINTS “Fire on corridor X” - Touch and Go&lt;br /&gt;ANATHALLO “Canopy glow” - Anticon&lt;br /&gt;THE BLACK ANGELS “Directions to see a ghost” - Light in the Attic&lt;br /&gt;BOHREN &amp;amp; DER CLUB OF GORE “Dolores” - PIAS&lt;br /&gt;CALEXICO “Carried to dust” - City Slang&lt;br /&gt;JULIAN COPE “Black sheep” - Head Heritage&lt;br /&gt;DEUS “Vantage point” - V2/Universal&lt;br /&gt;GNARLS BARKLEY “The odd couple” - Atlantic&lt;br /&gt;HARVEY MILK “Life… the best game in town” - Hydra-Head&lt;br /&gt;HAVE A NICE LIFE “Death consciousness” - Enemieslist&lt;br /&gt;JOAN AS A POLICE WOMAN “To survive” - PIAS&lt;br /&gt;THE LAST SHADOW PUPPETS “The age of understatement” - Domino&lt;br /&gt;MADRUGADA “Madrugada” - Malabar&lt;br /&gt;MESHUGGAH “ObZen” - Nuclear Blast&lt;br /&gt;MY BRIGHTEST DIAMOND “A thousand shark’s teeth” - Asth. Kitty&lt;br /&gt;N.E.R.D. “Seeing sounds” - Interscope&lt;br /&gt;OASIS “Dig out your soul” - Big Brother&lt;br /&gt;PORTISHEAD “Third” - Universal&lt;br /&gt;TEARWAVE “Different shade of beauty” - Project&lt;br /&gt;THE NIRO “The Niro” - Universal&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;a href="http://www.stefanobon.com/"&gt;www.stefanobon.com&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-1667983560561292886?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/1667983560561292886/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=1667983560561292886' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/1667983560561292886'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/1667983560561292886'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2009/01/top-20-di-stefano-bon.html' title='Top 20 di Stefano Bon'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-5640713357039419202</id><published>2008-12-01T23:00:00.002Z</published><updated>2009-01-04T23:03:54.082Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock europeo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Elettronica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Avanguardia'/><title type='text'>JOHANN JOHANNSSON  “Fordlândia”  - 4AD</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;C’è una gran voglia di neoclassicismo in giro. Sarà per questo bizzarro periodo in cui la plastica ed il fast-food intellettuale imperano, ma pare che il “lungo respiro”, il movimento elegante, a volte sontuoso, facciano battere i cuori molto più del tunza-tunza delle radiucole che fanno da sottofondo alle nostre vite. Questo signore dal nome nordico è chiaramente un nordico, non nel senso che vorrebbe dare Bossi a questa parola, ma certo di latino qui non c’è proprio nulla. Si sprecano anzi gli aggettivi come algido e glaciale, ma solo per pigrizia, un po’ come accade per il “suono del deserto” con certo rock o la definizione “sanguigno” appiccicato sempre a soul e blues. Non manca certo il calore in questo lavoro, dove nel solco di certe fascinose colonne sonore di film immaginari, si inseriscono inserti elettronici affatto disturbanti. E’ musica europea questa; una musica cioè che partendo dalla lontana tradizione dei maestri, viene reinventata ai nostri tempi e fatta marciare al nostro passo. E’ probabile che questi temi li abbiate sentiti in altre composizioni, ma una volta iniziato l’ascolto sarà veramente difficile liberarsene, soprattutto in giornate in cui il paesaggio intorno a voi, tanto per tornare ai luoghi comuni, si farà invernale. Da abbinare all’ascolto dell’album della Gerrard con Klaus Schultze, ma ci potremmo aggiungere i Mammiffer. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;(da Cacofonico nr. 59 del 12/08)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-5640713357039419202?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/5640713357039419202/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=5640713357039419202' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/5640713357039419202'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/5640713357039419202'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2008/12/johann-johannsson-fordlndia-4ad.html' title='JOHANN JOHANNSSON  “Fordlândia”  - 4AD'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-2151055262317069202</id><published>2008-11-01T22:55:00.002Z</published><updated>2009-01-04T23:04:45.532Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock italiano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pop'/><title type='text'>ORNELLA VANONI  “Più di me” – Sony/Columbia</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Non mi sono rimbambito tranquilli. Questa in verità è un’anti-recensione, cioè non è una stroncatura, ma una semplice dissertazione fatta dall’antropologo che è in me. Questo cd è senza senso alcuno, ma è rivolto ad un target di persone che continuano ad acquistarli. Ascoltandolo però si fa largo la strana sensazione che il nostro mondo non sia reale. In quello vero tutte le cantanti si chiamano “La” (La Vanoni, La Zanicchi, La Mina, La Milva etc.) i signori possiedono belle fabbriche e non sono avventurieri da quattro soldi con i capelli phonati, la tv inizia le trasmissioni alle cinque del pomeriggio e termina a mezzanotte, perché per il resto basta la vita vera. Ci sono ancora le classi sociali è vero, ma tutti sembrano più o meno felici della loro condizione e non hanno voglia di uccidersi tra loro per avere qualcosa in più. Nel mondo vero il giorno e la notte si susseguono e non si vive in un continuo pomeriggio isterico e chiassoso. Qui la parola d’ordine è: fascino. Ecco allora che il cd prende senso, perché vi racconta la vita come dovrebbe essere, ma attenzione la nostalgia non c’entra nulla. Suonato benissimo e arrangiato meravigliosamente, l’ascolto ci fa scoprire che i brani vecchi sono migliori di quelli nuovi e che i cantanti di una volta (compreso Dalla, mai così bravo da 20 anni a questa parte) sono più bravi dei giovani; tutti però se la cavano bene, pollice verso solo per l’Eros nazionale, ma lì il caso è veramente disperato. Se vi vergognate di farvi sentire dal vostro vicino punkabbestia, o di vostro fratello rapper, od anche di vostra madre che per stare al passo con i tempi si è appassionata alla niu-niu-niu-ueiv, andate a farvi un giro in auto, alzate il volume, cantate a squarciagola e vi sentirete meglio.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;(da Cacofonico nr. 58 del 11/08)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-2151055262317069202?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/2151055262317069202/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=2151055262317069202' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/2151055262317069202'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/2151055262317069202'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2008/11/ornella-vanoni-pi-di-me-sonycolumbia.html' title='ORNELLA VANONI  “Più di me” – Sony/Columbia'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-3163004510178242054</id><published>2008-10-01T22:51:00.002+01:00</published><updated>2009-01-04T23:05:32.796Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock americano'/><title type='text'>CALEXICO  “Carried to dust” -  City Slang</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Non credete a coloro che parlano di musica di frontiera. Tanto meno credete a quelli che parlano di imbastardimento pop. L’approccio alla musica dei Calexico non è morbido, bensì notturno ed ormai le frontiere non esistono più, se non nella mente di qualche primate della politica localistica che ancora oggi campeggia sulle pagine dei giornali, ma che la storia spazzerà via presto. La ditta Burns/Convertino nonostante tragga la sua linfa dai vari “folk” americani (siete ancora convinti che ce ne sia uno solo?) sono un ensemble straordinariamente cosmopolita, in grado quindi di comunicare le loro sensazioni ad un pubblico planetario. Dolcezza e rabbia, sì anche rabbia, perché non c’è bisogno di una montagna di distorsori per denunciare un omicidio politico come quello di Victor Jara, poi giorni e notti senza sonno, ma al riparo da ogni affanno, perché questa è musica che protegge, perché fa bene all’animo. In giro ci sono tensione “r.e.m.iane”, trombe messicane e sussurri di slide-guitar, ma è tutta illusione, il nucleo dei Calexico è il cuore e quello non ha nazionalità.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;(da Cacofonico nr. 57 del 10/08)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-3163004510178242054?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/3163004510178242054/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=3163004510178242054' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/3163004510178242054'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/3163004510178242054'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2008/10/calexico-carried-to-dust-city-slang.html' title='CALEXICO  “Carried to dust” -  City Slang'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-6265237468715367666</id><published>2008-09-08T20:28:00.002+01:00</published><updated>2008-09-08T20:31:24.720+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Elettronica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Avanguardia'/><title type='text'>Alla ricerca del silenzio perduto – Il treno di John Cage – Baskerville Edizioni</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Questo non è un semplice libro+cd+dvd, ma è il racconto di un’esperienza unica, anzi è la narrazione di un mondo. Nel 1978 (e il vostro c’era…) John Cage sulle tratte Bologna – Porretta e Bologna – Ravenna, ospita a bordo di un treno macchinari per riproduzione di suoni e tanta gente che improvvisa performances di ogni genere. Questo è lo scopo di Cage un genio che forse non capta i suoni di quel secolo (a ciò probabilmente è più adatto Stockhausen) ma cerca di dare all’umanità una via di fuga. E’ pazzesco assistere alle scene di giubilio per un qualcosa che nessuno stava comprendendo in fondo o l’incrocio fra tante esperienze, non ultimo quello fra uno dei padri della musica contemporanea ed i Canterini Romagnoli. Cage però era questo, era il suo sorriso che contagiava, era uno straordinario alchimista che non si chiude nella torre, ma va a cercare gli altri, TUTTI gli altri. In quegli anni a Milano venne contestato perché “amerikano”, casomai da quelli che trent’anni dopo si trovano in piazza per inneggiare alla guerra degli Usa contro le inesistenti armi di distruzione di massa di Saddam (bello il romanzone della vostra Fallaci vero?). Nel “treno” è chiaro che c’è dell’utopia, quella scolorita dalla malinconia degli anni trascorsi, ma c’è anche un’idea forte per un sogno che ti potesse far uscire dalla violenza che dominava il periodo (eravamo a due mesi dall’assassinio di Moro…). Non è andata così e si è piombati in una lunga epoca di “usa &amp;amp; getta”, ma quello che è stato fatto resta. Cage il silenzio perduto l’ha ritrovato da qualche anno e noi chissà quanto resteremo qua in mezzo all’isteria.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;dal Cacofonico nr. 56 - 09/08&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-6265237468715367666?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.cacoweb.eu/ilcacofonico.html' title='Alla ricerca del silenzio perduto – Il treno di John Cage – Baskerville Edizioni'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/6265237468715367666/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=6265237468715367666' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/6265237468715367666'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/6265237468715367666'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2008/09/alla-ricerca-del-silenzio-perduto-il.html' title='Alla ricerca del silenzio perduto – Il treno di John Cage – Baskerville Edizioni'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-8528166666836835770</id><published>2008-08-03T20:25:00.003+01:00</published><updated>2008-09-08T20:32:20.608+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Elettronica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock inglese'/><title type='text'>TRICKY  “Knowle West boy”  -  Domino</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Oggi è chiaro che Tricky non è un genio, ma anni fa non la si pensava così. Certo è comunque un bel manipolatore di sensazioni. Questo disco secondo molti lo riporterebbe ai fasti di un tempo, ma a noi non sembra. Delle primissime cose manca la tenebrosa ossessione che sosteneva tutti i brani, qui pare più rilassato anche se certo non sedato dalla pochezza che troviamo nella musica di tutti i giorni. Resta l’istinto dell’esploratore che però questa volta non l’ha portato in luoghi insoliti, ma piuttosto in località turistiche alla moda. Si parte con uno spleen blues e via che si va di reggae, di pop intelligente rivisitando la meravigliosissima (non si dice lo so, ma per lei questo ed altro) Minogue, poi hip-hop e soul. Siamo sempre ad alti livelli, anche se a volte la sensazione da Musicisti “Sans Frontiers” alla Moby è un po’ fastidiosa. L’asso viene calato a metà del disco con la magnetica “Past mistake” (un titolo che è tutto un programma) dove l’atmosfera si fa torrida e cangiante e Tricky mostra di essere il peso massimo di cui molti parlano. Se voleva riaffermare una qualche forma di supremazia all’interno del bristol-sound, c’è quasi riuscito, ma se voleva sconvolgerci non ci ha certo alzato la frequenza del battito cardiaco, ma in un mondo come questo è sempre più difficile.&lt;br /&gt;(dal Cacofonico nr. 55 - 08/08)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-8528166666836835770?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.cacoweb.eu/ilcacofonico.html' title='TRICKY  “Knowle West boy”  -  Domino'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/8528166666836835770/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=8528166666836835770' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/8528166666836835770'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/8528166666836835770'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2008/08/tricky-knowle-west-boy-domino.html' title='TRICKY  “Knowle West boy”  -  Domino'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-7405717795646018283</id><published>2008-07-03T20:13:00.001+01:00</published><updated>2008-09-08T20:32:48.134+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pop'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock americano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Avanguardia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Live'/><title type='text'>Chi dice donna dice....</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;…. Summer! Donna Summer??? Già proprio lei che sulla sessantina (ragazzi per alcuni è l’età di vostra nonna…) si presenta con un nuovo disco intitolato “Crayons” (Matite? ‘zzo di titolo è?) affatto spregevole, a differenza ad esempio dell’ultrapompata bufala di Madonna “Hard Candy” che divorzia, ma purtroppo non abdica e minaccia pure di mettersi a fare la regista. Restando al cinema che dire della prova della bella (un po’ secchina per i miei gusti…) Scarlett Johansson? “Anywhere I lay my head” è come lei: charmante ma esile, etereo in eccesso, con una serie di effetti eco che allontanano anziché coinvolgere, nonostante i brani portino la prestigiosa firma di Tom Waits. Certo un ascolto piacevole ma… ma con Joan As Police Woman andiamo molto meglio. “To survive” ci fa capire che non siamo al cospetto di una meteora, ma di un’artista che smessi i più nervosi cenni harvejani dell’esordio è passata ad un tono intimo, anche in seguito a dolorose esperienze personali, come testimoniano le comparsate di Rufus Wainwright e David Sylvian. …e passando da un Wainwright all’altra eccoci a Martha che con “I know you’re married but I’ve got feelings too” ci regala un disco cristallino di folk non bucolico (nonostante la barrettiana “See Emily play”) e moderno, dotato di molto stile e l’ospitalità data a Donald Fagen non è certo casuale. A proposito di stile, non mancate assolutamente il secondo disco di Shara Worden alias My Brightest Diamond “A thousand shark’s teeth” uno splendido disco ricco di gemme preziose, riflessivo e introspettivo, ma affatto lezioso e con una voce stupenda. Se parliamo di voce non possiamo che terminare con lei: Diamanda. “Guilty Guilty Guilty” è l’ultimo lavoro, chi parla di inaridimento della vena creativa è sulla strada sbagliata. Certo non siamo ai livelli dei primi dischi, ormai la sorpresa è superata ma il brivido che si prova ad ascoltarla resta unico. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;(dal Cacofonico nr. 54 - 07/08)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-7405717795646018283?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.cacoweb.eu/ilcacofonico.html' title='Chi dice donna dice....'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/7405717795646018283/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=7405717795646018283' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/7405717795646018283'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/7405717795646018283'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2008/09/chi-dice-donna-dice.html' title='Chi dice donna dice....'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-527984857298598655</id><published>2008-06-03T20:02:00.001+01:00</published><updated>2008-09-08T20:33:26.115+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock italiano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock inglese'/><title type='text'>AFTERHOURS "I milanesi ammazzano il sabato" - Universal            ///         THE LAST SHADOW PUPPETS  “The age of the understatement”  - Domino</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Perfetto. Tutti parlano di riciclaggio e qui abbiamo due esempi di come si possano riciclare idee musicali del passato (solito discorso di sempre: qualcosa di nuovo no, vero?). La questione è molto semplice: o lo si fa bene, o lo si fa male e fra questi due soggetti chi avrà operato nel modo migliore? Non vi svelo il finale del mio giudizio, ma per aiutarvi vi pongo una domanda: se i milanesi ammazzano il sabato, chi ammazzerà gli Afterhours? Io verso il rock italiano però sono recidivo, non ci ho mai creduto, anche se i casi di eccellenza li ho segnalati. Sarò in errore, ma in Agnelli non ho mai intravisto alcun talento speciale e questo disco non mi fa di certo cambiare idea. Di sicuro i brani che chiudono sono i migliori, forse proprio perché viene abbandonata quella stantia idea di ruachenroll con il fuzz che apre il lavoro, in favore di un’ispirazione del tutto autoctona (più qualche citazione gratuita dei Pixies). Di tutt’altro livello il lavoro dei TLSP che macinano pop psichedelico, irrobustito da ritmiche incalzanti e cori irresistibili, seppure anch’esso un disco fuori dal tempo dove è forte l’impronta degli ultimi Arctic Monkeys, ma se fosse uscito trent’anni fa avrebbe avuto un suo posto nella storia, non certo ora. Il livello compositivo è mirabile ed anche se resta, come sempre, la fastidiosa sensazione del giovane rockettaro strafatto che cerca di fare lo stiloso, alcuni brani sono veramente belli. Agli europei gli inglesi non ci saranno, ma qui non c’è storia…. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;(dal Cacofonico nr. 53 - 06/08)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-527984857298598655?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.cacoweb.eu/ilcacofonico.html' title='AFTERHOURS &quot;I milanesi ammazzano il sabato&quot; - Universal            ///         THE LAST SHADOW PUPPETS  “The age of the understatement”  - Domino'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/527984857298598655/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=527984857298598655' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/527984857298598655'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/527984857298598655'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2008/05/afterhours-i-milanesi-ammazzano-il.html' title='AFTERHOURS &quot;I milanesi ammazzano il sabato&quot; - Universal            ///         THE LAST SHADOW PUPPETS  “The age of the understatement”  - Domino'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-7743533256977588871</id><published>2008-05-03T13:47:00.003+01:00</published><updated>2008-09-08T20:34:00.667+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock inglese'/><title type='text'>PORTISHEAD  "Third"  -  Universal</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Va bene ponderare bene le cose, pesare le emozioni, ma undici anni dall’ultimo disco sono più consoni a geni sregolati come Glenn Gould che a formazioni contemporanee che svaniscono all’indomani di un successino in rotation su MTV. Qui ci sta bene la stupidaggine: “ i tempi cambiano”. E’ vero però, perché io che non amavo l’abbiocco-sound del trip-hop là nella metà degli anni novanta, oggi mi scopro interessato a questo terzo lavoro dei Portishead. Ai tempi del precedente lavoro, internet era agli inizi, c’era ottimismo sui mercati (compreso quello musicale), l’undici settembre era semplicemente il giorno prima del dodici e non mi ricordo chi governasse in Italia, ma tanto è la stessa cosa… I Portishead dei cambiamenti se ne fottono, almeno per quello che riguarda il suono “del momento”, ma aggiornano una formula, affatto scontata, con massicce dosi di rumore che se proprio non si può definire noise, si può ascrivere di sicuro alle sonorità disturbanti. Il Bristol-sound come tante altre cose in questi anni si è frammentato, polverizzato per poi diventare altro e Beth Gibbons e compagni lavorano per disorientare l’ascoltatore, che non trova più un baricentro. Ecco, se vogliamo riconoscere un lampo di modernità in “Third” è proprio questo: la vita (e l’arte) non come granitica certezza, ma un continuo volteggiare nell’aria malsana di questi tempi, senza alcun approdo sicuro. Da questo derivano le ritmiche sfasate, i brani interrotti, l’elettronica urticante e la vocalità melodrammatica dei Portishead di oggi; quelli di domani chissà quando li ascolteremo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;(dal Cacofonico nr. 52 - 05/08)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-7743533256977588871?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.cacoweb.eu/ilcacofonico.html' title='PORTISHEAD  &quot;Third&quot;  -  Universal'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/7743533256977588871/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=7743533256977588871' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/7743533256977588871'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/7743533256977588871'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2008/05/portishead-third-universal.html' title='PORTISHEAD  &quot;Third&quot;  -  Universal'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-6796878591092208601</id><published>2008-04-03T11:46:00.001+01:00</published><updated>2008-05-03T13:50:52.568+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock americano'/><title type='text'>HAVE A NICE LIFE  "Deathconsciousness"  -  Enemielist</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Un tempo si parlava di musica leggera per indicare una musica amica che ti tenesse compagnia in ogni momento della giornata. Lungi dall’essere considerato un giudizio, quel “leggera” solo in Italia è diventato un marchio d’infamia, sebbene il blasone dei suoi creatori spesso fosse altissimo. Truffaut, esagerando come sempre, diceva che le canzonette erano l’unica musica veramente importante, ma lo spartito delle hit di allora non era certo l’encefalogramma piatto di quelle di oggi. Per togliersi di dosso l’odore stantio ed ammuffito della musica che va per la maggiore in radio e tv, ecco un bel bagno di “concettualità”, un prezioso carico di musica “pesante”. Qui però il peso specifico non sta ad indicare nulla di infausto o violento o noioso, ma proprio una materia da valutare con calma e solo in determinati momenti. Un pasto da gustare non velocemente in piedi, ma in certe ore particolari. Infatti per questo strano duo del Connecticut sono state usate parole roboanti, quali “kolossal gothic”, ma non bisogna farsi spaventare. Certo i nostri per mettere a punto questo lavoro (che fra l’altro è distribuito solo per e-mail ed è accompagnato da un libretto di 80 pagine…) hanno impiegato cinque anni e lo definiscono con una parola che qualche anno fa sarebbe costata loro la vita: concept-album. Questi ottantacinque minuti di musica però sono una delle cose più affascinanti ascoltate negli ultimi tempi. Certo non c’è modo di farsi due risate, ma in molti hanno scomodato nomi importanti per inquadrarli: Cure, My Bloody Valentine fino ad una delle creature più affascinanti della 4AD: i Cindytalk. Da parte mia ci aggiungo i God Machine e questo la dice lunga sul “mood” del duo, ma anche su quali gemme si possano trovare soprattutto nella prima parte del disco che aumenta di valore ad ogni ascolto. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;(da Cacofonico nr. 51 - 04/08)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-6796878591092208601?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/6796878591092208601/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=6796878591092208601' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/6796878591092208601'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/6796878591092208601'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2008/04/have-nice-life-deathconsciousness.html' title='HAVE A NICE LIFE  &quot;Deathconsciousness&quot;  -  Enemielist'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-4647648629929880556</id><published>2008-03-25T22:06:00.001Z</published><updated>2008-09-23T22:07:41.647+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='MySpace'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock italiano'/><title type='text'>VEGETABLE G</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;E’ piacevole sapere che in angoli più o meno remoti del nostro Paese nascano e crescano realtà musicali che traggono ispirazione da suoni lontani, ma oggi, proprio grazie alla rete ed a mezzi come Myspace, i musicisti possono far viaggiare le loro note in ogni angolo del pianeta in pochi secondi e di conseguenza trovare fonte di ispirazione ovunque senza alcuno sforzo. Che i Vegetable G (&lt;a href="http://www.myspace.com/vegetableg"&gt;www.myspace.com/vegetableg&lt;/a&gt;) siano di Monopoli, provincia di Bari, ascoltandoli, non lo direbbe nessuno. Questo non perché la musica sia un unico, grigio ed indistinguibile panorama, ma grazie alle capacità degli artisti di trarre ovunque ispirazione, le radici non sono più piantate nella terra di nascita, o meglio non solo di quella linfa si nutre la creatività. Qui ad esempio potremmo parlare di Beatles, Beach Boys e del primo Bowie, nomi conosciuti anche nelle lande più desolate e non certo solo grazie ad internet, o meglio individuare nel pop più intelligente e profumato il motore musicale dei Vegetable G. La band pugliese non è però di primo pelo, infatti è già al terzo album ed i precedenti erano più legati all’elettronica; anche questa varietà di stili indica come oggi non si tenda a fossilizzarsi sul classico “genere”, ma si cerchino di continuo nuove strade. L’ultimo lavoro intitolato “Genealogy” è addirittura un concept su un’idea alternativa della nascita del genere umano, frutto della fantasia del fondatore dei Vegetable G, Giorgio Spada, anche patron dell’etichetta Olivia Records. In pratica un’esplosione pop di buon gusto internazionale ed umorismo mediterraneo. &lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;br /&gt;                                                                                    STEFANO BON&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.myspace.com/stefanobon"&gt;www.myspace.com/stefanobon&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;a href="http://www.stefanobon.com/"&gt;www.stefanobon.com&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;br /&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-4647648629929880556?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/4647648629929880556/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=4647648629929880556' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/4647648629929880556'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/4647648629929880556'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2008/03/vegetable-g.html' title='VEGETABLE G'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-1216395688756174524</id><published>2008-03-08T22:03:00.000Z</published><updated>2008-09-23T22:05:57.604+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='MySpace'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock italiano'/><title type='text'>ACID BRAINS</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Sentendo parlare di “cervelli acidi” mi ero fatto il solito viaggio (tanto per stare in tema) su un gruppo psichedelico che affondava le sue radici nel suono californiano di più di quarant’anni fa, quando i test con gli acidi erano legali ed oltre alle menti (i cervelli appunto) anche le canzoni si dilatavano dai canonici tre minuti per diventare lunghe ore di improvvisazione. Niente di più sbagliato. La band che porta il suggestivo nome di Acid Brains (&lt;a href="http://www.myspace.com/acidbrains"&gt;www.myspace.com/acidbrains&lt;/a&gt;) proviene da Lucca e trae linfa vitale da un suono americano sì, ma affatto “peace&amp;amp;love”. Ben si sa che il punk è nato in contrapposizione alla visione mistica degli hippies ed a suoni profumati di incenso vennero contrapposti due-accordi-due ripetuti con violenza. La band toscana, per fortuna, di accordi ne conosce di più  e si alimenta da quel calderone che va dal grunge fino al noise. Sono un gruppo solido, fondato più di dieci anni fa, con alle spalle incisioni, concerti, apparizioni in radio e tutta questa esperienza è ben presente nelle loro composizioni.  Infatti se la stella polare della loro navigazione sono sicuramente i Nirvana, non ci troviamo di fronte a dei pedanti imitatori, ma artisti in piena regola che hanno preso materiale preesistente e l’hanno fatto diventare qualcosa di nuovo. In fondo del mitico terzetto hanno preso soprattutto il gusto per le parti vocali (soprattutto in “Yes i really need a doctor”), ma per  il resto le loro canzoni sono molto più complesse dei copia e incolla di “stop and go” che molti fans del grunge il più delle volte sono capaci di eseguire. La grande esperienza musicale ha dato loro modo di raggiungere un’invidiabile capacità strumentale, così “Behind the door” arriva a sfiorare certe asperità new-wave (vedi l’ipnotismo dei primi Bauhaus), ma in altri momenti ci si trova di fronte al magma di un gruppo quasi stoner. Anche l’esperimento di “Nausea” unico brano cantato in italiano per ora, è riuscito ed apre loro nuove strade in nome di una vena eclettica che fa ben sperare per il futuro. &lt;br /&gt;                                                                                    &lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;STEFANO BON&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.myspace.com/stefanobon"&gt;www.myspace.com/stefanobon&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;a href="http://www.stefanobon.com/"&gt;www.stefanobon.com&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-1216395688756174524?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/1216395688756174524/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=1216395688756174524' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/1216395688756174524'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/1216395688756174524'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2008/03/acid-brains.html' title='ACID BRAINS'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-5165175720395463989</id><published>2008-03-08T22:00:00.000Z</published><updated>2008-09-23T22:02:32.507+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='MySpace'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock italiano'/><title type='text'>MY MORNING NEEDLE - ANNIE HALL</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Che tipo di psichedelia si potrà fare a Brescia? Detta così la risposta può essere solo: “nessuna”, ma sarebbe un errore. La nostra fantasia ci porta alle lande lisergiche americane od ai capellai pazzi ed a tanti altri piccoli eroi da fiaba barrettiana, ma nella provincia italiana il suono deviante ed interstellare è andato sempre molto forte, sia per consumo musicale (e di additivi chimici di circostanza…) che per produzione, viste le tantissime band che negli anni, soprattutto dalla seconda metà degli ottanta, si sono tuffate nelle sensazioni “espanse” del flower-power.  Qui ci troviamo di fronte ai My Morning Needle che sulla loro pagina (&lt;a href="http://www.myspace.com/mymorningneedle"&gt;www.myspace.com/mymorningneedle&lt;/a&gt;) offrono due lunghe composizioni strumentali come lampante esempio del loro stile. La band si è formata nel 2002 grazie al classico annuncio sui giornali e dopo una serie di normali avvicendamenti nella line-up è arrivata al cd di esordio autoprodotto nell’aprile del 2007. Non si pensi però che il do-it-yourself sia sinonimo di approssimazione, dato che il disco è stato masterizzato a Bruxelles ed ha trovato la via della distribuzione in Giappone. Il suono è un lento incedere ipnotico con suggestivi tagli di chitarre ed alcuni tocchi minimalisti che possono riportare anche ai Cure degli esordi. I numi tutelari di questo sound sono comunque formazioni come gli Spaceman 3 o la loro filiazione diretta: gli Spiritualized. Gruppi che trovarono la via di fuga dal grigiore dell’Inghilterra post-industriale solo attraverso eccitanti scale musicali. Ecco perché è possibile, pur partendo dalla provincia lombarda, trovare una strada psichedelica personale e i My Morning Needle si muovono nella direzione giusta, oltre che per la buona qualità del suono, anche per la diversificazione delle iniziative, come sonorizzazioni di film, o collaborazioni con fotografi e coreografi, oltre ai classici concerti. Sempre da Brescia e loro “consanguinei” visto il lavoro fatto insieme, sono gli Annie Hall (&lt;a href="http://www.myspace.com/unclepig"&gt;www.myspace.com/unclepig&lt;/a&gt;) che nonostante il nome non si rifanno allo swing tanto amato da Woody Allen, ma ad un folk variegato, anch’esso legato a certi ambienti psichedelici, ma meno “stonato” e più vicino alla classica concezione della ballad acustica. Se vogliamo avvicinare loro qualcuno non possiamo dimenticare Elliot Smith naturalmente, mentre, sebbene citato nelle influenze, ci vedo poco della profonda tristezza di Nick Drake nelle loro composizioni. Direi anzi che brani come “Hugs and kisses” canzone di valore assoluto, propongano un folk-rock molto solare ed accattivante che potrebbe portarli senza timori ad un pubblico molto più vasto. Consigliatissimo quindi il loro album “Cloud cuckoo land”.&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                                                    STEFANO BON&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.myspace.com/stefanobon"&gt;www.myspace.com/stefanobon&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;a href="http://www.stefanobon.com/"&gt;www.stefanobon.com&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-5165175720395463989?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/5165175720395463989/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=5165175720395463989' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/5165175720395463989'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/5165175720395463989'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2008/03/my-morning-needle-annie-hall.html' title='MY MORNING NEEDLE - ANNIE HALL'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-3149365832359436957</id><published>2008-03-01T21:58:00.000Z</published><updated>2008-09-23T22:00:26.187+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='MySpace'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock italiano'/><title type='text'>ZEROIN</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;In anni passati si è parlato spesso di “crossover”, poi come al solito è diventata un’etichetta qualsiasi, un contenitore al cui interno venivano inserite cose piuttosto diverse fra loro. L’idea era però buona e spesso si è rivelata vincente: mescolare generi e stili diversi per crearne uno completamente nuovo. Fra i vari connubi quello fra elettronica ed heavy-metal si è rivelato subito efficace e soprattutto remunerativo, che nel mondo del business musicale è una parola molto apprezzata e capace di garantire ad un artista il sostegno a nuovi progetti. Come dimenticare tra i tanti i Prodigy, resi celebri da alcuni video devianti, ma anche dal connubio con il mondo dell’advertising; od i NIN ancora più scuri e malati, mai però in grado di fornire un vero e proprio capolavoro alla musica del loro secolo. Decine di formazioni meno note hanno lavorato su questo progetto di “ponte fra gli stili” ed alcune meritavano sicuramente più attenzione come i God Lives Underwater in grado di cancellare la glacialità dell’elettronica in favore di un aspetto più “umano” seppur in un genere estremo. La stessa sensazione si può provare ascoltando i nostrani Zeroin che padroneggiano alla perfezione i meccanismi del genere che, possiamo dirlo senza paura, non gode più i favori di certa critica trendy, ma non per questo lo si deve ignorare. Il primo album della band “The death of a man called Icarus” (magnifico titolo fra l’altro) è uscito da qualche mese e già si è imposto all’attenzione di molti. Il gruppo esiste però sin dal 2000 ed in questo ambiente, di questi tempi, un esordio così tardivo è piuttosto insolito; leggendo però presentazione sulla loro pagina myspace &lt;a href="http://www.myspace.com/zeroinband"&gt;www.myspace.com/zeroinband&lt;/a&gt; si comprende quanto spesso la precipitosa rincorsa all’incisione sia spesso letale per molti artisti. “Lavorare” “sperimentare” “cercare nuove strade” dovrebbero essere i comandamenti di tutti coloro che si cimentano  in propositi creativi, mentre negli ultimi anni abbiamo visto ideuzze abbozzate o progetti troppo ambiziosi naufragati senza rimedio. Gli Zeroin per fortuna loro e nostra che li ascoltiamo, sono partiti da un progetto vago di musica alternativa e lentamente l’hanno fatto crescere, passando dall’autoproduzione ed arrivando ai missaggi negli Stati Uniti. Credo che oggi possano essere orgogliosi del cammino fatto in questi anni perché i loro brani sono oltre che molto belli, anche sorprendenti maturi. Esiste per cortesia qualche radio che abbia voglia di trasmettere queste canzoni, al posto dell’ultimo riciclato new-wave britannico o qualche vecchia gloria metal bollita? Potremmo consigliar loro “Allure” che è uno dei brani più riusciti degli ultimi tempi, ma non in Italia, intendo proprio dire che lo metto al pari delle cose più belle che ho ascoltato nell’ultimo anno. Qui il lavoro di sintesi fra elettronica ed umanità di cui ho detto prima raggiunge il suo apice, in una musica che a mio modesto parere, a livello di influenze sente più il debito verso gli enigmatici Radiohead che verso gruppi più morbosi come Tool o Ministry, ma in ogni caso è solo la musica degli Zeroin.&lt;br /&gt;                                                                                    &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;STEFANO BON&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.myspace.com/stefanobon"&gt;www.myspace.com/stefanobon&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;a href="http://www.stefanobon.com/"&gt;www.stefanobon.com&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-3149365832359436957?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/3149365832359436957/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=3149365832359436957' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/3149365832359436957'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/3149365832359436957'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2008/03/zeroin.html' title='ZEROIN'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-6225229099278362586</id><published>2008-03-01T11:44:00.001Z</published><updated>2008-05-03T13:51:47.875+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock americano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock inglese'/><title type='text'>A VOLTE (SEMPRE PIU' SPESSO) RITORNANO</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;I pochi amici che ho cercano di convincermi sempre ad occuparmi di novità musicali, ma io non posso farci nulla, visto che la domanda è la stessa della politica: DOV’E’ LA NOVITA’? Se qualche anno fa vi avessero proposto la reunion degli Eagles, avreste reagito come alle dichiarazioni di innocenza della moglie di Mastella: ribaltandovi dalle risate. Oggi invece si rivaluta tutto, anche i Toto, ma il motivo è la scarsa passione che genera il presente. Ecco allora che un “Greatest Hits” del buon Morrissey, raccogliendo brani dagli anni ottanta ad oggi mette in riga tutti i gruppettini britannici degli ultimi cinque anni. E’ uscito anche “The golden age” (titolo per caso ironico?) degli American Music Club, un lavoro che nel secolo scorso avremmo potuto definire minore, ma che oggi svetta per brillantezza ed equilibrio delle composizioni; un disco capace di farvi una compagnia che nemmeno il più affettuoso dei retriever riuscirebbe a darvi. Dal passato, sempre con affetto, arriva pure Joe Jackson che riabbraccia il clima del “notte e dì” in “Rain” e senza infamia e con qualche lode, compresa quella dello stile, cosa non da poco e vi fornisce un prodotto meritevole di attenzione. Anche il compitino di Bob Mould (“District line”), sì proprio lui, è in grado di stupirvi per gradevolezza con canzoni in perfetta linea con il suo stile, fatto di ritmica semplice e chitarre sature senza eccessi. Certo non la tempesta elettrica del terzetto di Minneapolis che ha segnato indelebilmente la storia. …ed a proposito di storia: sono tornati i Bauhaus! Dico: non i Mission od i Nomadi (che purtroppo non se ne sono mai andati…) ma quelli veri… e ti vanno pure a tirare fuori un disco che sembra suonato da un rockband tribalista con frequenti squarci elettrici come ai tempi migliori, guidati dalla solita voce magnetica, una sorpresa. Sì, questa sì. Votate Murphy per un rock migliore, altrimenti fate come me: restate a casa. Insieme ai ritorni celebriamo chi se ne va visto l’addio del Quartetto Alban Berg.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;(da Cacofonico nr. 50  -  03/08)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-6225229099278362586?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/6225229099278362586/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=6225229099278362586' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/6225229099278362586'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/6225229099278362586'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2008/03/volte-sempre-piu-spesso-ritornano.html' title='A VOLTE (SEMPRE PIU&apos; SPESSO) RITORNANO'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-4059702396883857545</id><published>2008-02-07T11:41:00.001Z</published><updated>2008-05-03T13:52:51.478+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Jazz'/><title type='text'>ENRICO RAVA &amp; STEFANO BOLLANI "The third man" - ECM</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Con l’avvento del “fazismo”, l’affermarsi cioè del pensiero debolissimo di quel presentatore televisivo che appoggia tutto quello che è carino, corretto e genuino, l’incolpevole Bollani risultava ai più il vero genio di questo duo. Lungi da noi sminuirne il magnifico tocco pianistico, ma si rende contemporaneamente necessario mettere sotto le luci dei riflettori Rava, un artista che, nonostante le medaglie conquistate sul campo, i più lo confondono con un onesto sergente. Inutile dirlo: ascoltare questo disco è terribilmente figo, ma anche indiscutibilmente (è un’orgia di avverbi questo articolo…) emozionante. I due sebbene siano diversi per età e formazione creano un’alchimia speciale grazie ad un affiatamento naturale (ma con Rava è facile…) e ci regalano un disco che fa della spontaneità la sua caratteristica principale. C’è un mondo intero racchiuso nelle note di questo “terzo uomo”, non minaccioso ed oscuro come il film di Reed con Orson Welles, un treno notturno di note che parte da locali fumosi ed arriva fino a noi, proprio ora che il salutismo ha ucciso l’ambiente del club, ma lascia intatto quello gonfio di estrogeni delle palestre chic e nonostante questa nazione sia il regno del cattivo gusto, Rava e Bollani si inseriscono con il loro magico mondo demodè ed in biancoenero alla ricerca di spiriti liberi e raffinati. Seguirli è un dovere oltre che un piacere. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;(da Cacofonico nr. 49  -  02/08)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-4059702396883857545?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/4059702396883857545/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=4059702396883857545' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/4059702396883857545'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/4059702396883857545'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2008/02/enrico-rava-stefano-bollani-third-man.html' title='ENRICO RAVA &amp; STEFANO BOLLANI &quot;The third man&quot; - ECM'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-7991396395518638688</id><published>2008-02-05T21:49:00.001Z</published><updated>2008-09-23T21:53:20.162+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='MySpace'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock italiano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pop'/><title type='text'>Questo non è Sanremo</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Nella recente presentazione del Festival Nazionale, la mummia di Baudo ed il comico che non ha mai fatto ridere Chiambretti, fra una belloccia bionda ed una belloccia mora, hanno innalzato lodi alla formula eterna della massima sagra italiana della canzone. Nulla da eccepire, soprattutto sulle bellocce, ma sentir paragonare l’eternità del festivalone alla scarsa durata dei governi nostrani fa un po’ ridere, almeno in Italia, perché detto nell’Indonesia del fu bravo ragazzo (in senso scorsesiano) Suharto, avrebbe ben altro significato. Niente da dire nemmeno sui piloti della carretta, in fondo l’età di Baudo c’entra poco (se il presentatore di 70 anni fosse stato Burroughs valeva la pena di spendere qualche ora davanti al teleschermo) e poi nel nostro avanguardistico paese quando il Pippone c’è, tutti si lamentano che presenta sempre lui, quando non c’è tutti dicono di sentirne la mancanza. Di questo comunque alla nazione frega poco, con i problemi che ci sono in giro basterebbe solo riuscire a sentire qualche canzone piacevole, ma nonostante il classico menù misto mare della cucina baudiana, dove i persici si accompagnano alle cozze avariate, tanto per stare in sala da pranzo, sarà la solita minestra riscaldata. E pensare che in giro ci sono da tempo realtà interessanti, artisti che quantomeno battono nuove strade anche restando nel solco della tradizione e che meriterebbero un palcoscenico importante anche per vedere se le loro intuizioni reggono il giudizio dell’unico arbitro incorruttibile in circolazione: il trascorrere del tempo. Tra questi vi è Tibe (&lt;a href="http://www.myspace.com/tibesuite"&gt;www.myspace.com/tibesuite&lt;/a&gt;) personaggio che si muove fra musica e letteratura con autorevolezza, capace di captare incroci di sensazioni e far risuonare un diapason cristallino fra note e parole. Non per niente ha scritto canzoni per vari artisti ed il suo primo romanzo “Valido per due” (Mondadori) è una personale testimonianza su uno dei più importanti festival rock italiani. Ascoltando i suoi brani, che appaiono sul cd allegato al suo nuovo libro “Hotel La memoria” (Mondadori) non si può non essere colpiti dalle capacità compositive di Tibe che, seppur partendo da un spleen tipicamente new-wave che in tempi abbastanza recenti è andato per la maggiore, approda a lidi per niente scontati. Al pianoforte di impostazione classica si aggiungono arrangiamenti di archi edulcorati, ma non stucchevoli insieme a parti elettroniche spiazzanti. “Milosc” è un brano che non in tanti in Italia possono eguagliare come ricchezza e “Snow a girl” con la sua tromba che riporta a “Nostalgia” di David Sylvian potrebbe risuonare tranquillamente nelle radio insieme o al posto delle canzoni dei Subsonica (che da anni suonano poi sempre la stessa…) Da non dimenticare, è ovvio, la parte “letteraria” dove si sente forte la lezione di Emidio Clementi, uno che con gli scarti minimi dell’esistenza ha realizzato opere intense illuminate da luce oscura. Altra figura a metà fra pagine e note musicali è Chiara Zocchi (&lt;a href="http://www.myspace.com/chiarazocchi"&gt;www.myspace.com/chiarazocchi&lt;/a&gt;) scrittrice già di considerevole fama che nel suo myspace ha inserito composizioni letterario musicali di grande effetto e di difficile incasellamento. “L’azzurro del cuscino” ad esempio è un brano dove su una base minimale elettronica è stato inserito un giro progressive, mentre una voce recitante quasi infantile piega le parole in funzione delle note. Molto bella la suadente (ma solo in apparenza) “Extraterrestri o genitori” e da segnalare anche una versione di “Cocktail d’amore” a suo tempo hit della mai troppo compianta Stefania Rotolo, figura folgorante e di clamorosa rottura verso una televisione beghina e provinciale in anni non per niente definiti “di piombo”. La Zocchi toglie la platina glamour e la trasfigura fino al punto di sembrare una delle gemelline di “Shining” alla prese con un’improbabile nenia. Che si tratti quindi di tradizione rivisitata o di pop vintage, di sicuro qui si possono avere più soddisfazioni che sulla Riviera dei Fiori.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;                                                                                    STEFANO BON&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.myspace.com/stefanobon"&gt;www.myspace.com/stefanobon&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;a href="http://www.stefanobon.com/"&gt;www.stefanobon.com&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-7991396395518638688?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/7991396395518638688/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=7991396395518638688' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/7991396395518638688'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/7991396395518638688'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2008/02/questo-non-sanremo.html' title='Questo non è Sanremo'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-7752430228766645916</id><published>2008-01-29T21:45:00.001Z</published><updated>2008-09-23T21:49:07.325+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='MySpace'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Classica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Avanguardia'/><title type='text'>Romanticismo? Sì grazie!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Il romanticismo non è solo una grande stagione artistica, ma è palesemente anche uno stato d’animo che spinge a ripiegarci su noi stessi ed a tirare fuori qualcosa dal nostro essere che spesso ignoriamo o fingiamo di ignorare. Il motivo è che il più delle volte il romanticismo viene confuso con le romanticherie, carabattole da “tre metri sopra il cielo” per lo più infestanti il piccolo schermo o, se va bene, legate alla stagione dell’adolescenza. In più non è periodo questo da romanticismo, bandito per la particolare asprezza del cinismo di questi tempi e travolto da una marea di melma “à la page” che disdegna il sentimento in favore dell’escremento, senza però alcun fine avanguardistico. Io non so se agli Ashram (&lt;a href="http://www.myspace.com/ashramita"&gt;www.myspace.com/ashramita&lt;/a&gt;) faccia piacere essere definiti “romantici” ma è il primo termine che mi è venuto in mente e se li può confortare un po’, detto da me è da considerare un complimento. Questo splendido ensemble napoletano esibisce un perfetto dosaggio di piano, archi e voce, in brani intensi, per niente stucchevoli, dove la tradizione della musica classica che sta alle loro spalle non viene tradita, ma aggiornata e rinvigorita da nuovi suggestioni, comprese alcune venature celtiche. La voce riporta a Brendan Perry dei Dead Can Dance e anche per questo le composizioni possono ricordare alcune malie dell’ormai disciolto duo anglo-australiano. Devo dire che ciò non giustifica l’etichetta “gothic” che campeggia sulla loro pagina myspace, perché di oscuro nel loro progetto c’è poco o nulla, o meglio i loro brani sono sì autunnali, ma dotati di un fuoco interiore che si potrebbe attribuire anche alla loro origine partenopea. Degli Ashram fa parte Luigi Rubino, eccellente pianista di cui se ne possono saggiare le capacità sulla sua pagina (&lt;a href="http://www.myspace.com/luigirubino"&gt;www.myspace.com/luigirubino&lt;/a&gt;) . Ancor più ascoltando la sua musica si sviluppa quell’idea di romanticismo come idea di spleen introspettivo, in grado di andare a toccare corde dell’io più profondo e portare a galla le sensazioni più recondite del nostro animo. Inutile dire che siamo davanti a musicisti dalla tecnica sopraffina ed è doloroso constatare una volta di più quanto sia falso dire che in giro manca il talento, solo perché un pubblico di bocca buona viene sfamato con vari “Amici” (amici della De Filippi, di Costanzo e della loro cricca…) e non informato di realtà come queste, in grado di suscitare anche forti emozioni. Questa però è un’altra storia… una vecchia storia… ben poco romantica... &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;STEFANO BON&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.myspace.com/stefanobon"&gt;www.myspace.com/stefanobon&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;a href="http://www.stefanobon.com/"&gt;www.stefanobon.com&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-7752430228766645916?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/7752430228766645916/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=7752430228766645916' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/7752430228766645916'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/7752430228766645916'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2008/01/romanticismo-s-grazie.html' title='Romanticismo? Sì grazie!'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-1814055796938777292</id><published>2008-01-07T11:38:00.001Z</published><updated>2008-05-03T13:53:45.804+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock americano'/><title type='text'>CHARALAMBIDES "Likeness"  - Kranky</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Esiste un genere inesistente? Un suono inaudito, un qualcosa che non sia immediatamente collocabile in una casella, in uno scaffale dove prenda polvere dopo due giorni? Chiaramente no, non esiste, ma da qualche tempo, dalla colata lavica della banalità che ha invaso i nostri insediamenti sono partiti alcuni rivoli di anticonformismo che intrecciandosi fra loro han dato risultati se non esaltanti, almeno piacevoli. Questi Charalambides (più facile imparare tutti i nomi della costituente del PD..) ad esempio si possono definire gli anti White Stripes per eccelenza; sono un duo, due coniugi (veri) provenienti dal Texas che anziché dare in pasto al pubblico finto r’n’r sanguigno quanto il succo di frutta al ribes, si sono inseriti negli interstizi di una musica che non ha bandiera e una serie di punti di riferimento piuttosto affascinanti quanto sfuggenti. C’è una voce che evoca le migliori signore della 4AD, chitarre distorte e giri armonici ripetitivi che sanno di velluto sotterraneo e mantra indiani attraversati da lampi elettronici. Facile parlare di globalismo musicale, ma qui non abbiamo a che fare con suggestioni speziate che infestano anche le hit da classifica (del resto ormai anche vostra nonna, a differenza di un tempo, ha contatti quotidiani con musiche non autoctone) siamo bensì di fronte ad un progetto teso a destabilizzare la melodia normalmente intesa. Un progetto da seguire assolutamente.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;(da Cacofonico nr.49  -  01/08)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-1814055796938777292?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/1814055796938777292/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=1814055796938777292' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/1814055796938777292'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/1814055796938777292'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2008/01/charalambides-likeness-kranky.html' title='CHARALAMBIDES &quot;Likeness&quot;  - Kranky'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-6874694576938292949</id><published>2008-01-05T21:42:00.000Z</published><updated>2008-09-23T21:45:23.372+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='MySpace'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock italiano'/><title type='text'>THE ORANGE BEACH - STONED MACHINE</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Se ancora qualcuno di voi non avesse chiaro cosa fosse lo “stoner” questi due gruppi possono esplicarlo meglio di tante altre parole. L’hard-rock dei primi anni settanta, come si sa, in seguito è evoluto (o per altri “involuto”) in heavy-metal, trasformando la sua carica esplosiva in un’autentica artiglieria che spesso sacrificava la fantasia in favore della potenza o della velocità (soprattutto negli anni ottanta con l’influenze dell’hardcore). La lezione dei primi Sabbath, dei Blue Cheer o persino quella di Hendrix, si perdeva in cavalcate progressive o si annacquava nel famigerato Adult Oriented Rock, una musica buona per un pubblico radio di bocca buona. Non tutti però si sono scordati quella lezione ed alcuni anni fa ecco che alcune band sono tornate sulle piste del suono robusto del fuzz, virato da forti colori psichedelici ed è nato lo stoner. A The Orange Beach da Caserta (&lt;a href="http://www.myspace.com/theorangebeach"&gt;www.myspace.com/theorangebeach&lt;/a&gt;)  forse il suddetto genere sta un po’ stretto, ma certamente certe fughe chitarristiche dei loro brani, tutti strumentali, non possono non ricordare un sound che, seppur ampiamente rinnovato, affonda le sue radici agli albori degli anni settanta. Inutile ricordare che suonare questa musica comporta un’abilità tecnica che in altri ambiti non è richiesta, ma qui è la vera punta di diamante. Il terzetto casertano però non mostra limiti di sorta e veleggia sicuro in un mare di suggestioni che vanno dalle classiche distorsioni (“In fuzz we trust!” gridano dalla loro pagina) a momenti più riflessivi legati casomai al post-rock. Più vicini agli stilemi del genere, che portano anche nel nome, gli Stoned Machine (&lt;a href="http://www.myspace.com/stonedmachine"&gt;www.myspace.com/stonedmachine&lt;/a&gt;) da Ravenna, non nascondono certo le loro fonti di ispirazione. Sono i Kyuss la loro stella polare e non potrebbe essere diversamente, visto che la band americana è l’origine di tutto e la diaspora seguita al suo scioglimento ha generato altri gruppi in grado di scaldare le platee di tutto il mondo. Alla base degli Stoned Machine esiste addirittura una filosofia di vita, quella della “regressione umana” in pratica una strada percorsa al contrario, dall’homo-sapiens a quello di Neanderthal, necessaria all’uomo, secondo loro, per ritrovare la sua vera natura e che fa il paio di sicuro con un ritorno ad un rock meno artificiale di quello dei nostri tempi. Gli Stoned Machine sono un quartetto di grande esperienza, visto che suonano tutti da molti anni e mettono questa esperienza (guarda un po’ “Experience”… a proposito di suono chitarristico…) al servizio di canzoni molto quadrate e trascinanti. Superfluo dire che gruppi di questo genere vadano seguiti soprattutto dal vivo dove possono esprimere il meglio della loro passione per la musica rock.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;                                                                                    STEFANO BON&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.myspace.com/stefanobon"&gt;www.myspace.com/stefanobon&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;a href="http://www.stefanobon.com/"&gt;www.stefanobon.com&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-6874694576938292949?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/6874694576938292949/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=6874694576938292949' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/6874694576938292949'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/6874694576938292949'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2008/01/orange-beach-stoned-machine.html' title='THE ORANGE BEACH - STONED MACHINE'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-3121837739054993871</id><published>2007-12-07T21:08:00.000Z</published><updated>2007-12-07T21:16:20.620Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock inglese'/><title type='text'>SIOUXSIE  "Mantaray"  -  Polydor/Universal</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;OK Susan Ballion ha cinquant’anni, è già stato detto. Nell’accozzaglia di banalità ci possiamo aggiungere: primo disco solista, ex regina del dark ed icona gotica. Perfetto, chiuso il passato, arriviamo al presente, quello di un’artista che dopo aver cantato una sofferenza reale ed intima sottoforma di glaciali nenie, si rimette in gioco con una serie di brani sorprendenti seppur  legati a stilemi facilmente riconoscibili. Sono proprio queste fonti di ispirazione a colpire maggiormente. Ritmiche possenti e pianoforti da crooner, sventagliate orchestrali e preziosismi cibernetici, chitarre distorte e sassofoni incandescenti : tutto questo ed altro per supportare una voce algida che si staglia al di sopra di tutto e di tutto; proprio come ha sempre fatto Siouxsie stessa, in grado di tenere in soggezione qualsiasi pubblico con la sola forza dello sguardo e di cancellare la presenza di Robert Smith al suo fianco sul palco (e io c’ero, cari cercatori di emozioni…). Vai allora con un’altra banalità: disco della maturità; ma lei non è arrivata, tutt’altro. Anzi, sta per ripartire, con un fascino inattaccabile ed molto più bella della scontrosa ragazzina del “Bromley contingent”, portatrice di dolorose esperienze, ma sempre in grado di guardare avanti perché “If it doesn’t kill you….” &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"dal Cacofonico nr. 47 del 12/07" &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-3121837739054993871?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://cacofonico.romagnanotte.com/' title='SIOUXSIE  &quot;Mantaray&quot;  -  Polydor/Universal'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/3121837739054993871/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=3121837739054993871' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/3121837739054993871'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/3121837739054993871'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2007/12/siouxsie-mantaray-polydoruniversal.html' title='SIOUXSIE  &quot;Mantaray&quot;  -  Polydor/Universal'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-2944222077875983560</id><published>2007-12-06T21:37:00.000Z</published><updated>2008-09-23T21:41:06.472+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='MySpace'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock italiano'/><title type='text'>THE ROSENKRANZ - DANCE BIT, DANCE!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;L’ultimo Meeting delle Etichette Indipendenti ha ufficialmente dichiarato la morte della discografia ufficiale in favore della circolazione di idee su rete e non su supporto fisico. E’ stato istituito un concorso dall’esplicativo nome di MEI Space che si è rivelato un successo immediato, con una risposta vastissima, giusto per comprendere quanto la “vita artistica” di una band o di un solista non sia più legata alla classica dicotomia dischi/concerti, ma passi per altri canali. A suffragare questa teoria è la notizia di questi giorni che The Niro, artista romano già segnalato su queste pagine, ha firmato un contratto con una major, dopo un veloce passa parola tra gli utenti di rete. Vincitori del concorso MEI Space sono risultati The Rosenkranz  (&lt;a href="http://www.myspace.com/martinovergnano"&gt;www.myspace.com/martinovergnano&lt;/a&gt;) provenienti dalla provincia di Torino e questa volta sul giudizio finale non c’è nulla da eccepire. Del gruppo piemontese si apprezza l’ironia, che abbonda nella loro pagina, ma soprattutto nella costruzione dei brani che alternano ballate folk a momenti più legati alla musica indie. Anch’essi di recentissima formazione, sono arrivati presto a comporre canzoni basate su idee semplici, ma non banali, con quel gusto stralunato che ha fatto la fortuna di tanti da Barrett a Wyatt, fino arrivare ai Flaming Lips meno metallici; ascoltarli è non solo piacevole, ma anche sorprendente, soprattutto nell’uso del violino. Altro genere, ma non meno talento per i Dance Bit, Dance! (&lt;a href="http://www.myspace.com/dancebitdance"&gt;www.myspace.com/dancebitdance&lt;/a&gt;) da Treviso, più legati a stilemi new-wave, o meglio ai gruppi forse più vicini a loro anagraficamente che si sono ispirati al post-punk, come Smashing Pumpkins o NIN, anche se qui l’elettronica è meno incessante. Presentano anche tratti ipnotici che ricordano, spero non si offendano, i Pink Floyd della seconda metà degli anni settanta, in pratica prima dell’esplosione megalomane del “Muro”, forse per le parti ritmiche, o le tracce d’organo, che insieme agli splendidi e misurati interventi di chitarra (tuffarsi nel “maelstrom” di “Kingdom of Annie” per credere) formano un corpo musicale di tutto rispetto, pronti per un live che dubito possa deludere, ma anche per la pubblicazione su cd che mi auguro sia prossima.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;                                                                                    STEFANO BON&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.myspace.com/stefanobon"&gt;www.myspace.com/stefanobon&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;a href="http://www.stefanobon.com/"&gt;www.stefanobon.com&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-2944222077875983560?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/2944222077875983560/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=2944222077875983560' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/2944222077875983560'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/2944222077875983560'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2007/12/rosenkranz-dance-bit-dance.html' title='THE ROSENKRANZ - DANCE BIT, DANCE!'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-6505105168023035709</id><published>2007-11-23T21:32:00.001Z</published><updated>2008-09-23T21:36:28.800+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock italiano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pop'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Articoli'/><title type='text'>Come NON eravamo: la fiction su Rino Gaetano</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Mi sono avvicinato alla fiction su Rino Gaetano nonostante ormai da tempo i film per la tv siano diventati tutti uguali. Che si narri di Padre Pio o di un capo-mafia, di una popstar o di uno scienziato, la scansione degli avvenimenti resta sempre quella ed il pathos è regolamentato tra un trenino di spot e l’altro. Questo mi incuriosiva perché io il Gaetano l’ho amato sul serio e perché trovavo piuttosto bizzarro che si dedicasse una fiction ad un cantautore da tempo nell’ombra. Il sapere che un’antologia di successi è casualmente pronta in questi giorni nei negozi non mi ha innervosito più di tanto e pensando che peggio di “Dalida” non sarebbero riusciti a fare neanche se volevano, di buon cuore mi sono messo davanti alla tv. Non so perché questi telefilm vengano realizzati così male, se per pigrizia o voglia di risparmiare o casomai tutte e due le cose, spero che dietro non vi sia una scarsa considerazione verso il pubblico, considerato universalmente “di bocca buona”  e pronto a bersi qualsiasi stupidaggine. Sarebbe un errore clamoroso, soprattutto ora che la gente fugge dalla tv in generale (ed è un bene), ma soprattutto fugge dalla tv generalista (ed è un bene anche questo). A poco è servita la presenza di Santamaria, uno dei migliori attori giovani italiani, qui però con la stessa espressione stupita e dolente dall’inizio alla fine; è proprio il lavoro nel suo insieme a non decollare grazie ad una piattezza che non rende giustizia alla genialità del personaggio. Regista ed autori si difendono dicendo che non volevano fare una vera biografia, ma ispirarsi liberamente alla figura di Gaetano. Erano così liberi che la sorella non ci ha trovato nulla del cantautore (a proposito: il fratello era veramente figlio unico, visto che nella fiction, genitori a parte, non si parla di alcun parente stretto…) ed anche noi semplici fans non abbiamo ritrovato la carica corrosiva del personaggio; evidentemente la produzione di Claudia Mori ha annacquato la verve di un artista che dietro l’ironia nascondeva la disperazione, ma questo non ci sorprende, visto che il finto ribellismo da parrocchia è il marchio di fabbrica anche del suo celebre marito. Quello che veramente infastidisce, oltre a facezie per intenditori (manifesti stampati anni più tardi, il padre che in quasi trent’anni non cambia di una virgola) è l’assoluta mancanza di una vera ricostruzione temporale. Le occupazioni delle università, i dibattiti, le censure sono viste come bizzarrie, quasi che le tensioni sociali e politiche del periodo fossero delle gite scolastiche. Gaetano era personaggio di rottura e cantava ironicamente “il quarantotto – il sessantotto – il prosciutto cotto” in momenti in cui le pallottole viaggiavano davvero e più di uno ha pagato cara l’ironia. Il cantautore, che sapeva irridere costumi nazionali, pastette politiche e pruderie varie, che era un donnaiolo (ma qui gli hanno appiccicato un’unica inesistente amante, per riassumerle tutte dicono gli autori,  i più contenti però sono i contabili che devono pagare meno comparse…) ma sapeva cantare l’amore più vero e disperato, viene confinato nel classico territorio del “genio maledetto” nemmeno fosse un Jim Morrison casereccio e in effetti in una delle ultime inquadrature compare proprio “An american prayer” il disco postumo (guarda caso) del leader dei Doors. E’ stata la classica occasione sprecata, si poteva rendere giustizia ad un grande della nostra canzone  e contemporaneamente parlare di un paese che era sempre sull’orlo del tracollo, ma ambiguo in una maniera inverosimile; una nazione dove il terrorismo avanzava e conviveva con le canzonette di Sanremo, un mondo di soli trent’anni fa, ma per certi versi remoto. Come diceva la sorella di Rino Gaetano “non c’è niente di lui in questa fiction”, di questo non possiamo avere le sue certezze, ma sicuramente in quella fiction c’era ben poco anche dell’Italia. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;                                                                                    STEFANO BON&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.myspace.com/stefanobon"&gt;www.myspace.com/stefanobon&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;a href="http://www.stefanobon.com/"&gt;www.stefanobon.com&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-6505105168023035709?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/6505105168023035709/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=6505105168023035709' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/6505105168023035709'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/6505105168023035709'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2007/11/come-non-eravamo-la-fiction-su-rino.html' title='Come NON eravamo: la fiction su Rino Gaetano'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-5578967435329675081</id><published>2007-11-14T20:57:00.000Z</published><updated>2007-12-07T21:18:24.227Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock inglese'/><title type='text'>RADIOHEAD "In rainbows"  -  Autoproduzione</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Il rischio più grande è che la questione”tecnica” del self-made e della distribuzione tramite internet distragga dal valore di questa nuova opera dei Radiohead. Tra l’altro il superamento della casa discografica è già storia vecchia, i Public Enemy già da qualche anno si sono mossi, Prince ugualmente, distribuendo l’ultimo album allegato ad un quotidiano inglese ed anche il nostrano Lucio Dalla, dicendo che il cd è morto (i suoi di sicuro…), si prepara ad uno sbarco in rete. Sai le risate se fa proprio come i Radiohead che han detto: “fate voi il prezzo” con la gente che sentite le ultime canzoni del bolognese, gli scarica davanti a casa carriole di verdura andata a male. Distrarsi da questa musica è un delitto, perché quest’album, in un anno invero piuttosto generoso (basta pensare anche solo a National ed Arcade Fire) si staglia come creatura brillante, nuova e multiforme. Anni fa in un’altra recensione mi chiedevo cosa sarebbe successo quando il “warpismo” avrebbe incontrato le chitarre “smithsiane”; qui non c’è una vera e propria risposta, ma Yorke e compagni fan vedere di aver distillato il meglio delle “new sensations” degli ultimi anni, con arrangiamenti inauditi (proprio nel senso di mai sentito prima). Questo è frutto di un lavoro particolare, in casa propria, senza alcuna pressione scandalistica, dopo aver collaudato i brani anche dal vivo, un’opera lenta e tenace da cui tutti dovrebbero trarre esempio. Non so se tramite rete od aspettando Babbo Natale che ve lo metta sotto l’albero, ma procuratevi questo disco, ne vale veramente la pena. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Cacofonico nr. 46 - 11/07"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-5578967435329675081?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://cacofonico.romagnanotte.com/' title='RADIOHEAD &quot;In rainbows&quot;  -  Autoproduzione'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/5578967435329675081/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=5578967435329675081' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/5578967435329675081'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/5578967435329675081'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2007/11/radiohead-in-rainbows-autoproduzione.html' title='RADIOHEAD &quot;In rainbows&quot;  -  Autoproduzione'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-2574976241106469113</id><published>2007-11-05T21:29:00.001Z</published><updated>2008-09-23T21:32:40.146+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='MySpace'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock italiano'/><title type='text'>Somewhere Between - Isabel At Sunset</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Ci sono artisti minori che minori lo sono solo nell’attenzione mediatica, ma con il loro operato riescono a raccogliere schiere di adepti che li seguono, ne ripetono le gesta e continuano ad amarli anche dopo la loro eventuale scomparsa. Sono quegli artisti che non raggiungono lo status di star, ma spesso sono destinati a scrivere le pagine più importanti sui libri di storia ed è accaduto in tutte le forme d’arte. Nel rock il nome più famoso è quello dei Velvet Underground, per anni gruppo di ispirazione per grandi musicisti di più generazioni, mai veramente esploso in tutta la sua grandezza, anche se in una rentrèe degli anni novanta radunarono migliaia di persone. In tempi recenti formazioni ancor più lontane dalla fama hanno tracciato una strada in maniera indelebile e molti in seguito ne hanno seguito le orme. Dinosaur Jr., Buffalo Tom e Remplacements sono stati gruppi che hanno trasformato il suono del rock tradizionale americano, svecchiandolo e creando canzoni che pur partendo da ballate tipiche diventavano composizioni oblique piene di tensione più consone ai tempi contemporanei. A loro si ispirano i Somewhere Between (&lt;a href="http://www.myspace.com/somewherebetweenband"&gt;www.myspace.com/somewherebetweenband&lt;/a&gt;) da Torino (e ahimè, tifosi del Torino…) trio che riprende l’ispirazione elettrica del power pop, un genere forse mai veramente esistito, dove la melodia veniva supportata od addirittura scardinata da un furoreggiare di chitarre distorte.  Più che la follia iconoclasta dei Dinosaur Jr. sono i Lemonheads a fare da guida, con l’aggiunta dei gruppi della scena di Minneapolis di fine eighties, compresi gli immensi Husker Du del periodo major, anch’essi colpevolmente dimenticati dalla massa, ma luminosissima stella nel cielo del rock. Contato che i ragazzi dei S.B. sono molto giovani e le loro composizioni già mature, il loro primo lavoro, in uscita tra poco, potrebbe essere una delle sorprese più ghiotte della scena italiana. Con gli Isabel at Sunset (&lt;a href="http://www.myspace.com/isabelatsunset"&gt;www.myspace.com/isabelatsunset&lt;/a&gt;) ci spostiamo di poco sulla carta geografica, andiamo cioè a Parma, ma abbastanza per quanto riguarda le fonti di ispirazione. Infatti se un certo sound americano resta soprattutto per quanto riguarda la voce ed i giri di chitarra, certe atmosfere più raffinate ed un gusto più giocoso per la composizione delle canzoni, porta dritti in Inghilterra, dove ci si può sbizzarrire a trovare i riferimenti tra classici come i Beatles, fino ad un autentico outsider come Lloyd Cole. Attenzione: qui si parla sempre di modelli e non di pedissequa imitazione; è ovvio che giovani band come queste, nate oltre cinquant’anni dopo l’esplosione del rock’n’roll, hanno un nutrito background di ascolti, ma con altrettanta facilità riescono ad uscire con un suono non derivativo. Gli Isabel at Sunset in modo particolare colpiscono perché compongono canzoni affatto scontate e che restano in mente. Sarebbero, come tanti altri ormai, da esportare per far conoscere al mondo  una via italiana al rock.&lt;br /&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;br /&gt;                                                                                    STEFANO BON&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.myspace.com/stefanobon"&gt;www.myspace.com/stefanobon&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;a href="http://www.stefanobon.com/"&gt;www.stefanobon.com&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-2574976241106469113?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/2574976241106469113/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=2574976241106469113' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/2574976241106469113'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/2574976241106469113'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2007/11/somewhere-between-isabel-at-sunset.html' title='Somewhere Between - Isabel At Sunset'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-1486186685395782999</id><published>2007-10-29T21:23:00.002Z</published><updated>2008-09-23T21:29:01.504+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='MySpace'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock italiano'/><title type='text'>PITCH</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Per quanto riguarda l’efficacia di MySpace, il caso dei Pitch è esemplare. Nati più di dieci anni fa come duo acustico, sono cresciuti alla velocità della luce trasformandosi in una vera band, fino a diventare una delle realtà più importanti del panorama rock nazionale. Erano però gli anni dell’improvviso successo dei Prozac+ e purtroppo i responsabili delle case discografiche pensavano, come sempre, di adagiarsi sul successo, cercando di clonarlo pigramente. Questo ha snaturato completamente i Pitch, che dietro ad un power-pop di marca inglese, nascondevano un tesoro di ispirazioni variegate e di certo non adagiate su un unico giro strofa-ritornello da ripetere all’infinito per un pubblico erroneamente considerato ottuso. Molte cose sono successe da allora, molti cambiamenti sono avvenuti ed oggi ci ritroviamo fra le mani un nuovo cd dei Pitch. Questo piccolo affresco sonoro però ha conosciuto una genesi piuttosto strana, ma abbastanza usuale di questi tempi. La band ha aperto la sua pagina MySpace (&lt;a href="http://www.myspace.om/pitchsound"&gt;www.myspace.om/pitchsound&lt;/a&gt;) vi ha postato le sue canzoni per testarle ed ha iniziato a prendere contatti per suonare dal vivo. In un tempo relativamente breve la rete si è estesa anche fuori dai confini nazionali, fino alla Savage Jaws, casa discografica di Phoenix, Arizona che pubblica ora questo cd, “A violent dinner” in pratica un nuovo esordio. Credo di non sbagliarmi nel predire a questo lavoro un roseo futuro. La musica dei Pitch è sempre stata ricca di numerose influenze, ma non si è mai adagiata su una formula standard e questa è una caratteristica che premierà sicuramente i loro sforzi. Ascoltando le tredici canzoni l’impressione è di un lavoro fresco, leggero, ma compatto. Certo  i numi tutelari sono numerosi, dai Sonic Youth ai Blonde Redhead, passando per i Cure, ma non è affatto un male quando si sfrutta l’energia altrui per far progredire la propria creatività, anche perché il loro è uno dei pochi casi in cui si può parlare di vero e proprio “stile personale”. Dei brani, alcuni presenti sulla loro pagina di MySpace, non ce n’è uno solo che non brillerebbe nel repertorio di una qualsiasi delle migliori rockband. Le canzoni, tutte plasmate intorno alla voce melodiosa, ma non per questo meno aggressiva, di Alessandra Gismondi, oltretutto indimenticabile presenza on stage, devono la loro grazia ad un’apparente leggerezza, innervata da cambi repentini di umore elettrico che aprono sempre nuovi orizzonti. La ritmica pulita, ma affatto banale, gli arrangiamenti delle chitarre e le sovrapposizioni vocali, rendono la musica dei Pitch qualcosa di speciale. Sentire “Francoise” per credere e, soprattutto, se capitano dalle vostre parti, non perdete uno dei loro incandescenti concerti.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;                                                                                    STEFANO BON&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.myspace.com/stefanobon"&gt;www.myspace.com/stefanobon&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;a href="http://www.stefanobon.com/"&gt;www.stefanobon.com&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-1486186685395782999?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/1486186685395782999/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=1486186685395782999' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/1486186685395782999'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/1486186685395782999'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2007/10/pitch.html' title='PITCH'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-6490173342192004513</id><published>2007-10-19T21:20:00.001+01:00</published><updated>2008-09-23T21:23:19.776+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='MySpace'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock italiano'/><title type='text'>Acute - Le luci della centrale elettrica</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Ferrara, città di origine dei musicisti di cui andremo a trattare, è un luogo particolare, un misto piuttosto ambiguo (ma non in senso negativo) tra sensazione di mistero ed esuberanza padana. Ricordiamola come corte importante e città d’arte, ma soprattutto, più recentemente, come luogo che ha dato i natali a Michelangelo Antonioni. Il riferimento al padre del cosiddetto “neorealismo interiore” non è casuale, perché dai suoni di questi artisti arriva lo straniamento tra sentimento e paesaggio che nelle pellicole del maestro ferrarese è presente spesso. Gli Acute (&lt;a href="http://www.myspace.com/acutelab"&gt;www.myspace.com/acutelab&lt;/a&gt;) in modo particolare, con i loro suoni sperimentali ricchi di un’elettronica non meccanicista e ripetitiva abbinata alle melodie degli strumenti tradizionali ed ad una ritmica riflessiva, si propongono come band in grado di trasmettere forti sensazioni. Il primo riferimento va ai Radiohead di “Kid A” e “Amnesiac”, ma nel loro sound ci sono tracce di gruppi psichedelici degli anni 80/90 quali Spaceman 3 ed i consanguinei Spiritualized. Suonano straordinariamente bene, soprattutto dal vivo ed è sorprendente, visto che si sono formati nel 2006 ed il battesimo sul palco l’han ricevuto solo nell’aprile di quest’anno. Dietro il nome bizzarro, ma indubbiamente affascinante, di Le Luci della Centrale Elettrica (&lt;a href="http://www.myspace.com/lelucidellacentraleelettrica"&gt;www.myspace.com/lelucidellacentraleelettrica&lt;/a&gt;) si nasconde un uomo solo, Vasco Brondi, con una semplice chitarra acustica. Già dal monicker scelto si intuisce quanto il paesaggio influisca sulle tematiche delle canzoni. Un mondo fatto appunto di pianure piatte, la cui grigia linearità corrisponde ad una vita altrettanto dimessa e senza sbocchi, da cui ogni tanto sbuca un’astronave aliena, che sia un pozzo di perforazione od un centro commerciale poco importa, a variarne l’eterna architettura, ma certo non ad  incrementare la bellezza dei luoghi. Da qui nasce una musica semplice e disperata, dove il nostro, che rimanda ad un Rino Gaetano incattivito, prende a piene mani dalla migliore tradizione cantautorale e grida il suo dolore che non trova né causa, né pace. “Canzoni da spiaggia deturpata” le definisce lui (ancora paesaggi…) ed all’interno di esso chiama i maestri che l’hanno guidato nella composizione; checché ne dica, io dei CCCP nel suo lavoro non trovo nulla, piuttosto ci sono echi di Lucio Battisti ed è chiaro che l’immaginario collettivo da cui va a pescare è quello degli anni 70, basta vedere la vignetta di Pazienza riportata sulla sua pagina, in più aggiungerei la miglior tradizione della canzone francese, soprattutto Leo Ferrè, vista anche la citazione di Boris Vian. Un artista da tenere d’occhio che se crescerà potrà portare linfa nuova alla canzone d’autore italiana, un po’ asfittica da tempo. &lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;br /&gt;                                                                                    STEFANO BON&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.myspace.com/stefanobon"&gt;www.myspace.com/stefanobon&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;a href="http://www.stefanobon.com/"&gt;www.stefanobon.com&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-6490173342192004513?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/6490173342192004513/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=6490173342192004513' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/6490173342192004513'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/6490173342192004513'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2007/10/acute-le-luci-della-centrale-elettrica.html' title='Acute - Le luci della centrale elettrica'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-4929321868661970854</id><published>2007-10-12T21:17:00.002+01:00</published><updated>2008-09-23T21:20:07.567+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='MySpace'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock italiano'/><title type='text'>Vancouver - Stripop - AIM</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Continuiamo la nostra carrellata di gruppi rock italiani indipendenti e c’è da sorprendersi per il livello della maggior parte degli artisti. Se è vero che un tempo chi si autopromozionava spesso licenziava demo il più delle volte incerti ed alcuni al limite dell’indecenza, oggi non è un caso trovare prodotti su livelli di eccellenza. E’ un piacere ad esempio ascoltare questi Vancouver (&lt;a href="http://www.myspace.com/vancouvertheband"&gt;www.myspace.com/vancouvertheband&lt;/a&gt;) in giro sin dal 2001 dediti ad un rock piuttosto melodico, ma non debole che ricorda certi movimenti dei Radiohead ed in alcune parti addirittura i Jane’s Addiction meno estremi. I brani presenti sulla loro pagina, già usciti su album, sono frutto di brillanti intarsi di chitarra, adagiati sul soffice mantello del tipico suono Rhodes e che ogni tanto escono dai binari per toccare tratti psichedelici, come nell’ipnotico strumentale “Panoramix” (ispirato credo al mitico Druido…). Morbido è anche l’approccio degli Strippop da Imola (&lt;a href="http://www.myspace.com/strippop"&gt;www.myspace.com/strippop&lt;/a&gt; ), con una punta di “commercialità” che dal mio punto di vista non è affatto una pecca quando, come in questo caso, non scade nello scimmiottamento dell’idolo di turno. Certo le stagioni del brit-pop e del grunge non sono certo passate inosservate a casa loro, ma ciò che conta è come si trasfigurano le proprie radici in qualcosa di nuovo. Del resto gli Strippop partono nel 1999 come cover-band ed ad oggi possono vantare numerose apparizioni live importanti, addirittura un fan-club americano, ma soprattutto alcune canzoni in grado di tenere testa a molte formazioni d’oltre Manica come dimostrano i passaggi sulle radio alternative estere. Impegni oltre confine anche per gli AIM – As in Memory (&lt;a href="http://www.myspace.com/aimitaly"&gt;www.myspace.com/aimitaly&lt;/a&gt;) che dopo aver trascorso la prossima estate in studio di registrazione a novembre sono attesi da un vero e proprio tour europeo. Dicono di ispirarsi ai Giardini di Mirò ed in effetti ci sono delle assonanze, ma io le estenderei ad una certa new-wave che da noi, stranamente visto che siamo il paese del melodramma, non ha mai avuto un gran seguito(certo lo so, i Cure hanno tantissimi fans, ma certo non per “Faith”…). Arpeggi di chitarra di romantica ossessività, ritmica a rimarcare gli snodi importanti dei brani, voce sofferta (un po’ da curare meglio…) ai brani degli AIM non manca nulla per coinvolgere l’ascoltatore attento e se riescono a mantenere la stessa tensione dal vivo, il prossimo tour si annuncia trionfale.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;STEFANO BON&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.myspace.com/stefanobon"&gt;www.myspace.com/stefanobon&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.stefanobon.com/"&gt;http://www.stefanobon.com/&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-4929321868661970854?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/4929321868661970854/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=4929321868661970854' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/4929321868661970854'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/4929321868661970854'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2007/10/continuiamo-la-nostra-carrellata-di.html' title='Vancouver - Stripop - AIM'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-7874984488169153152</id><published>2007-10-01T11:12:00.000+01:00</published><updated>2007-10-28T11:14:18.835Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock americano'/><title type='text'>OKKERVIL RIVER  “The stage names” – Jagjaguwar Rec.</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Nel cercare qualcosa di nuovo ci imbattiamo in questi Okkervil River che in verità sono già al quarto album.   Disco piacevole non c’è che dire, ma che non si vada più in là di una certa grazia compositiva è significativo. Qui siamo in un ambito softcore-rock dove la musica americana viene riproposta in una confezione ricca di arrangiamenti con un occhio alla tradizione che a tratti può far pensare ai Wilco ed in altri momenti tocca una sognante solennità propria degli Arcade Fire, tutti nomi onorabili, ma certo non indicano una strada originalissima. Non che un bel disco debba essere per forza nuovo, od addirittura urticante, ma qui non si va oltre una gradevolezza da buona cover band ed anche se la strada intrapresa dagli OR è più ariosa che in precedenza, viene voglia di recuperare i lavori precedenti della band. Non un passo indietro, ma nemmeno avanti; siamo fermi, come tutto del resto.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Cacofonico nr. 45 - 10/07"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-7874984488169153152?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://cacofonico.romagnanotte.com/' title='OKKERVIL RIVER  “The stage names” – Jagjaguwar Rec.'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/7874984488169153152/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=7874984488169153152' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/7874984488169153152'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/7874984488169153152'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2007/10/okkervil-river-stage-names-jagjaguwar.html' title='OKKERVIL RIVER  “The stage names” – Jagjaguwar Rec.'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-2792012201238899041</id><published>2007-09-01T10:59:00.000+01:00</published><updated>2007-10-28T11:02:30.530Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock europeo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Elettronica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock americano'/><title type='text'>BATTLES  “Mirrored” - Warp    ///   YOUNG GODS “Super Ready/Fragmentè” - PIAS</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Parliamo di questi dischi, anche se sono usciti da un po’ di tempo giusto per farci una domanda affatto semplice: qual’è il suono del nostro tempo? Molti indicheranno i Battles, anche solo per il fatto che ci troviamo di fronte ad un gruppo contemporaneo. In più questa evoluzione del cosiddetto “math-rock” è molto a la pàge, arriva tramite l’etichetta giusta ed è benedetta dalla madre di tutte le recenti avanguardie: la Knitting Factory. Quando però vai a sollevare il velo ecco che saltano fuori ex-Helmet, Tomahawk ed uno che di cognome, non a caso fa Braxton. Un suono nuovo quindi che ha radici lontane. Se poi prendiamo in considerazione l’ensemble svizzero andiamo ancora più indietro e se si può affermare che la loro classica ricetta industrial è un po’ datata, dobbiamo ricordarci che questi anni fa se la giocavano con i Ministry. Ascendenze nobili a parte, si torna alla domanda iniziale: qual è il suono del nostro tempo? Le geometrie, forse un po’ troppo studiate a tavolino, dei Battles dove vengono analizzate chirurgicamente le nevrosi vertiginosi del vivere contemporaneo o  le deviazioni libidinose degli Young Gods, dove ci si immerge nella cupa tensione di un futuro sconosciuto?   Solo dopo che molte lune saranno passate potremo avere una risposta. In questi mesi ad esempio mi sono riascoltato l’opera omnia di Frank Zappa e devo dire amaramente che poche cose han retto al tempo; gli YG sono già sulla strada del declino è vero, ma cosa ne sarà dei Battles, soprattutto se finiranno in un labirinto di fusion no-wave?&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Cacofonico nr. 44 - 09/07"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-2792012201238899041?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://cacofonico.romagnanotte.com/' title='BATTLES  “Mirrored” - Warp    ///   YOUNG GODS “Super Ready/Fragmentè” - PIAS'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/2792012201238899041/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=2792012201238899041' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/2792012201238899041'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/2792012201238899041'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2007/09/battles-mirrored-warp-young-gods-super.html' title='BATTLES  “Mirrored” - Warp    ///   YOUNG GODS “Super Ready/Fragmentè” - PIAS'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-4237245647424835301</id><published>2007-08-01T10:53:00.000+01:00</published><updated>2007-10-28T10:58:54.266Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Elettronica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock americano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock inglese'/><title type='text'>Dischi per l’estate</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Come orientarsi nel pieno della calura per avere ristoro musicale? Quale cd portarsi in vacanza anche se ormai ci sono rimasti solo i soldi per un weekend a casa di nostra zia? Ma soprattutto: dove trovare un cd un po’ fuori delle righe, per non morire di noia e di ottuso rincoglionimento radiofonico? Facciamo un po’ d’ordine: innanzitutto salutiamo il ritorno dei &lt;strong&gt;Buffalo Tom&lt;/strong&gt;, una compagine che stranamente non ha conosciuto la notorietà sebbene la sua classe sia pari se non superiore ad altre band americane del periodo grunge molto più “spinte” dalla critica. Il loro “Three easy pieces” è un lavoro sorprendente per freschezza ed ispirazione, come se gli anni non fossero passati. A proposito di sopravvalutazione ecco gli &lt;strong&gt;Smashing Pumpkins&lt;/strong&gt; anche loro sulla strada del ritorno. Corgan torna nel gruppo, ma in verità si tratta di un altro lavoro solista. Restando in America, ma cambiando genere e generazione, ecco gli &lt;strong&gt;Interpol&lt;/strong&gt;  gemelli new-wave degli Editors. Alcuni critici li hanno trattati con freddezza, ovviamente non credetegli, il disco è eccellente, solo che hanno sbagliato singolo, perché è “Rest my chemistry” ad essere esplosiva. Muovendosi verso Chicago troviamo gli Shellac di Steve Albini che godendo di una libertà e di una considerazione esagerata, spesso confondono la sperimentazione con il cazzeggio.  Passando ai pesi massimi dei dance-floor ecco gli &lt;strong&gt;UNKLE&lt;/strong&gt; alle prese con un lavoro profondamente virato al rock, pieno di brani intensi, ma come sempre con gruppi come questi  il problema è reggere l’intera durata del cd. Se vogliamo possiamo confrontarlo con l’album uscito da qualche tempo dei &lt;strong&gt;Chemical Brothers&lt;/strong&gt; non troppo riuscito, anche perché i nostri si perdono in divagazioni kraut, mentre funzionano soprattutto quando spingono fino in fondo il pedale del ritmo. Se proprio volete perdervi in stranezze e chincaglierie varie non mollate il nuovo degli &lt;strong&gt;Architecture&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;in Helsinki&lt;/strong&gt;, ma soprattutto ricordatevi di non uscire nelle ore più calde.&lt;br /&gt;Buona estate a tutti.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Cacofonico nr.43 - 08/07"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-4237245647424835301?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://cacofonico.romagnanotte.com/' title='Dischi per l’estate'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/4237245647424835301/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=4237245647424835301' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/4237245647424835301'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/4237245647424835301'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2007/08/dischi-per-lestate.html' title='Dischi per l’estate'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-2660938299684251016</id><published>2007-07-15T21:13:00.002+01:00</published><updated>2008-09-23T21:17:06.874+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='MySpace'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Jazz'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Classica'/><title type='text'>Tango!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;E’ opinione comune che il tango sia un ballo esclusivamente argentino, con tutto l’armamentario delle varie scontatezze al seguito (la passione, le balere, la lussuria, i ballerini avvinghiati etc. etc.) basta solo farsi un giro sulle pagine di My Space per scoprire che esiste una scena a Montevideo altrettanto importante. Dell’Uruguay sappiamo in pratica che è la patria di Recoba e poco altro; in fondo è il destino di questa nazione chiusa fra il colosso brasiliano e quello delle pampas, ma che dalla prossimità geografica trae la sua forza. Ecco che la sua musica si arricchisce del ritmo e delle melodie dei due paesi, senza dimenticare il folklore andino ed il patrimonio africano arrivato con gli schiavi. Partendo dalla pagina di Giovanna Facchinelli &lt;a href="http://www.myspace.com/giovannatango"&gt;www.myspace.com/giovannatango&lt;/a&gt; ci imbattiamo in un’interprete dotata di una vocalità eccelsa e di una straordinaria presenza scenica che si può notare anche grazie agli spezzoni video presenti sul sito. La ragazza dotata di una fulminante capigliatura rossa, spinge sul pedale della passione, sapendo bene quanto la rappresentazione della carnalità in questo genere di musica sia irrinunciabile. Circondata da musicisti di altissimo livello, ascoltarla è veramente una gioia per il cuore. Proprio i suoi principali collaboratori sono i titolari di altri progetti come quello del Rey Tambor (&lt;a href="http://www.myspace.com/reytambor"&gt;www.myspace.com/reytambor&lt;/a&gt;) dove scollegati dal tango, ma non dalla tradizione del mix di culture, ci troviamo di fronte al Candombe, ritmo afrouruguaiano nato per le strade di Montevideo e sostenuto da una percussività ossessiva ma accattivante. A capo del progetto è Hugo Fattoruso che guida anche l’omonimo trio (&lt;a href="http://www.myspace.com/fattorusotrio"&gt;www.myspace.com/fattorusotrio&lt;/a&gt;) dove le sonorità più standard della fusion si uniscono a quelle sudamericane; il risultato ricorda vagamente alcune cose dei W. Report del periodo di “Heavy Weather”. Tornando al “Candombe” altra line-up interessante è quella del El Gramillero (&lt;a href="http://www.myspace.com/gramillero"&gt;www.myspace.com/gramillero&lt;/a&gt;) dove la tradizione sudamericana è più marcata rispetto alla ritmica di ispirazione africana ed i brani potrebbero intrigare anche un pubblico più vasto, visto la stretta parentela con la bossa. Cambiando paese e genere vale la pena di ascoltare le canzoni sulla pagina di Mercedes Sosa, cantante argentina con una storia importante alle spalle non solo musicale visto che è stata arrestata e bandita dal suo paese grazie alla famigerata giunta militare Videla. La sua voce ha il suono degli ampi spazi dell’Argentina e della voglia di libertà (www.myspace.com/mercedessosa) . Tornando infine al tango da cui eravamo partiti, non si può evitare la pagina dedicata al mito di Carlos Gardel dove è possibile vedere spezzoni video di canzoni e vecchi film e rendersi conto delle radici di questo suono unico al mondo (www.myspace.com/carlosgardel10); chi però è più legato alle sonorità più moderne vada di corsa sulla pagina di Eduardo Kohan (&lt;a href="http://www.myspace.com/eduardokohan"&gt;www.myspace.com/eduardokohan&lt;/a&gt;) magnifico sassofonista che usa il suo strumento come fosse un bandeon e grazie a questo riesce ad unire Astor Piazzolla a John Coltrane. &lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;br /&gt;STEFANO BON&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.myspace.com/stefanobon"&gt;www.myspace.com/stefanobon&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;a href="http://www.stefanobon.com/"&gt;http://www.stefanobon.com/&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-2660938299684251016?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/2660938299684251016/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=2660938299684251016' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/2660938299684251016'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/2660938299684251016'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2007/07/e-opinione-comune-che-il-tango-sia-un.html' title='Tango!'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-7364910947755882566</id><published>2007-07-01T10:51:00.000+01:00</published><updated>2007-10-28T10:53:51.941Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock inglese'/><title type='text'>EDITORS  “An end as a start”  –  Kitchenware Record</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Sono innovativi gli Editors? No  Sono eccessivamente retorici? Sì. …e allora perché ascoltarli, perché addirittura considerarli fra i migliori gruppi del mondo? Questo disco risponde e spazza via ogni dubbio a riguardo: è un’epoca questa dove la retorica è la risposta giusta ai guasti della cosiddetta società. Finite le ideologie, risvegliati dai sogni di tutte le utopie sognabili, esclusi dalla tavola troppo piccola del benessere materiale ed avvelenati dai nuovi profeti assolutisti di tutte le religioni, non resta a tutti noi che aggredire la vita con il pathos di chi crede che ancora un bacio, uno sguardo, una parola, possa cambiarla. Per anni tutto ciò era stato accantonato, deriso, considerata spazzatura per perdenti, ma se la gente corre nelle braccia di gruppi come questo o degli Interpol, fino ai Coldplay (artisti piuttosto diversi fra loro in ogni caso…) evidentemente sente la necessità di appoggiare la testa su un cuscino e versare lacrime, per poi alzarsi, aprire la finestra e sorridere guardando il sole, alla faccia di tutti gli analisti finanziari, degli intossicati delle firme e dei coolness-addicted. Perché almeno una volta nella nostra vita siamo stati patetici come coloro che fumano fuori dalle porte degli ospedali, come cita la title-track. Ringraziamo la Kitchenware che ha scoperto gli Editors, così come più di vent’anni fa fece con gli immensi Prefab Sprout altra band da non dimenticare MAI.  Dieci canzoni meravigliose da ascoltare stravolti dal sudore estivo. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Cacofonico nr. 42 - 07/07"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-7364910947755882566?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://cacofonico.romagnanotte.com/' title='EDITORS  “An end as a start”  –  Kitchenware Record'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/7364910947755882566/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=7364910947755882566' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/7364910947755882566'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/7364910947755882566'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2007/07/editors-end-as-start-kitchenware-record.html' title='EDITORS  “An end as a start”  –  Kitchenware Record'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-6898519019365426620</id><published>2007-06-30T21:05:00.000+01:00</published><updated>2008-09-23T21:07:25.141+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='MySpace'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock italiano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pop'/><title type='text'>Girls! Girls! Girls!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Il connubio donne e rock, non è logoro come quello con i motori, ma certo ha spesso acceso la fantasia di molti e deluso le aspettative di altri. La storia della musica giovanile è piena di femmine dal talento straordinario, ma si tratta quasi esclusivamente di cantanti, spesso al centro dell’attenzione per l’aspetto fisico. Sappiamo bene che il mondo dello spettacolo è profondamente sessista e ve lo dice un antifemminista convinto, ma quello legato al rock’n’roll è forse il più fallocentrico di tutti. E’ dura a morire l’immagine della ragazza-groupie a fianco della rockstar di turno, ma posso assicurarvi che anche nella musica lirica da quando sono scomparsi i soprani da 300 kg. in favore di cantanti che potrebbero fare le modelle, la cosa non è certo passata inosservata. In più, nonostante l’impegno, il lavoro compositivo  non è considerata altrettanto valido  come quello dei colleghi maschi e questo nonostante le opere di Joni Mitchell, gli stravolgimenti di Janis Joplin o le poesie di Patti Smith. Venendo a noi a Roma c’è un’agguerrita ragazza che si chiama Ilenia Volpe (&lt;a href="http://www.myspace.com/ileniavolpe"&gt;www.myspace.com/ileniavolpe&lt;/a&gt;)  di cui si dice un gran bene dal vivo, ma che se la cava benissimo anche in studio. Sulla sua pagina troviamo alcune sue composizioni che vanno da un rock aggressivo non letale, ma incisivo, fino alle ballate molto ben costruite. La cosa migliore è però “Odori non chimici”, intenso brano assai diverso dai canoni comuni della canzone d’autore, ben cantato e ottimamente arrangiato, qui presente nella versione videoclip (piuttosto bruttino se devo essere sincero…) e che lascia intravedere una strada in discesa per questa giovane rocker.&lt;br /&gt;A lei legata strettamente c’è Alessandra Biase (&lt;a href="http://www.myspace.com/alebiase75"&gt;www.myspace.com/alebiase75&lt;/a&gt;) da Milano che dice essere influenzata dalla Morissette e di non vergognarsi di ciò; in effetti non ne vedo il motivo, casomai qualche perplessità ce l’ho sulla passione per Elisa, ma direi che la ragazza è capace di camminare con le sue gambe. Piacevoli ma non di più certi brani piuttosto orientati all’AOR, invece le canzoni come “Dettagli nobili” o la cristallina “Ti respiro” hanno una marcia in più e credo possano garantirle un più ampio successo. Dopo due soliste che (per ora) si autoproducono ecco una band che ha già un disco ed una solida esperienza live: Vertigini (&lt;a href="http://www.myspace.com/vertigini"&gt;www.myspace.com/vertigini&lt;/a&gt;) Qui abbiamo un rock piuttosto legato a certa new-wave con divagazioni pop, ma è troppo facile fare un parallelo con delle Bangles più cattive, anche perché le loro canzoni sono più ariose. Brave anche tecnicamente (la chitarrista Alessia Castelli soprattutto, dotata di una rara perizia sullo strumento) le Vertigini sostengono che chi le vede on stage non le dimentica, non fatico certo a crederlo.  Inversione di rotta, almeno a livello di genere con MissingCat folk-girl dalle aspettative internazionali (sulla sua pagina vengono elencate varie date all’estero) e dal suono antico che si narra ispirato a Fiona Apple come a Cat Stevens; io per restare in ambiente felino, inserirei anche Cat Power, quindi chi ama il classico connubio chitarra acustica + voce non resterà deluso (&lt;a href="http://www.myspace.com/missincatmusic"&gt;www.myspace.com/missincatmusic&lt;/a&gt;). Chiudiamo facendo un salto all’estero e precisamente in Scozia dove troviamo i Fabs un surf-band (e dove lo fanno il surf, a Lochness?) guidata da una graziosissima lolita argentina, Fabiola Gatti, che ci riporta in pieni anni sessanta, in uno sciropposo mix fra Beach Boys e Zecchino D’oro. Simpatici e forse già pronti ad un futuro da star (&lt;a href="http://www.myspace.com/fabsonline"&gt;www.myspace.com/fabsonline&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;br /&gt;                                                                                    STEFANO BON&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.myspace.com/stefanobon"&gt;www.myspace.com/stefanobon&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;a href="http://www.stefanobon.com/"&gt;www.stefanobon.com&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-6898519019365426620?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/6898519019365426620/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=6898519019365426620' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/6898519019365426620'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/6898519019365426620'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2007/06/girls-girls-girls.html' title='Girls! Girls! Girls!'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-705675339924527668</id><published>2007-06-22T20:59:00.002+01:00</published><updated>2008-09-23T21:02:20.213+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='MySpace'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Classica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Avanguardia'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;La rete non è solo fertile terreno di guerra per giovani rockettari brufolosi alla ricerca della fama imperitura o scosciatissime cubiste riciclatesi come discoqueen, ma dentro ad essa esiste una nutrita schiera di musicisti veri o meglio, come si è sempre detto erroneamente in Italia, colti. Come se chi si dedica all’easy-listening (e Morricone l’ha fatto per anni, uno fra i tanti…) fosse un ignorante e realizzare hit sia più facile che spalmare burro sul pane. Si chiedeva il buon “Satchmo” Amstrong: “Cosa significa “musica popolare”?” Aggiungendo: “Avete mai ascoltato musica per somari?” No in effetti, ma tanti somari che fanno musica sì, ma sarebbe una polemica troppo lunga. Qui invece vi voglio parlare di alcuni artisti che hanno curriculum di studi importanti e propongono una musica non certamente radiofonica, né televisiva, ma sicuramente piena di fascino. Prendete ad esempio Luca D’Alberto da Teramo &lt;a href="http://www.myspace.com/lucadalberto"&gt;www.myspace.com/lucadalberto&lt;/a&gt; e dopo aver dato una scorsa al suo percorso professionale, non potrete non esserne impressionati, nonché intristiti, pensando a musicisti di questo calibro costretti a sgomitare per un posto al sole (forse non è la citazione giusta per un sito come questo…) mentre tante pezze da piedi agghindano numerosi salotti intellettuali. L’ascolto poi lascia a bocca aperta, anche qui è la sicurezza a colpire, il tratto forte della composizione che seppure acerba, lascia intravedere un futuro radioso. Citazioni d’avanguardia (quella vera) fino ai quasi contemporanei E. Neubauten più lirici e meno rumorosi, il tutto governato da una perizia strumentale formidabile che non è leziosità, ma vera e propria passione, fanno della musica di D’Alberto una fonte di continue scoperte ad ogni nuovo ascolto. Su un altro terreno invece si muove Fabio Imbergamo &lt;a href="http://www.myspace.com/fabioimbergamo"&gt;www.myspace.com/fabioimbergamo&lt;/a&gt; che mette sul piatto suggestioni classiche che provengono dal lungo studio su Bach Mozart Pergolesi (sempre poco citato, ma da amare al pari degli altri…) ed altre legate alla musica celtica, segno di quella insofferenza verso l’accademia di cui parla l’artista e che è il suo tratto distintivo. Ascoltandolo nei passaggi pianistici si può riconoscere il gusto melodico di Nyman anche se non la stessa tempesta emotiva. Imbergamo del resto vuole comunicare direttamente all’anima dell’ascoltatore ed è giusto per lui farlo in punta in piedi con piccoli passi minimali che ricordano anche Sakamoto. Ringrazio Rossella che me l’ha segnalato. Non sarà facile ascolto, ma certo pienamente soddisfacente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;br /&gt;STEFANO BON&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.myspace.com/stefanobon"&gt;www.myspace.com/stefanobon&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;a href="http://www.stefanobon.com/"&gt;http://www.stefanobon.com/&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-705675339924527668?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/705675339924527668/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=705675339924527668' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/705675339924527668'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/705675339924527668'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2007/06/la-rete-non-solo-fertile-terreno-di.html' title=''/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-6294736242901944123</id><published>2007-06-14T20:56:00.000+01:00</published><updated>2008-09-23T20:59:22.933+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='MySpace'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock italiano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pop'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Per fortuna la parola “pop” non è più un insulto da tempo ed è ormai chiaro che scrivere canzoni semplici, scusate il giochino linguistico, non è per niente semplice. In ogni caso qui si parla del pop come genere gloriosissimo e colonna sonora di intere generazioni, non certo la spazzatura che esce dalle radio commerciali dei nostri tempi. Se qualcuno vi dice che anni fa si faceva lo stesso discorso, rispondetegli che Hendrix stravedeva per i Beatles, dubito che oggi degnerebbe anche solo di un ascolto Ramazzotti. A proposito dei baronetti c’è un simpatico gruppo di Perugia che si chiama I figli di John (chissà quale sarà il John in questione…) che prende a piene mani dal mersey-sound. Le loro canzoni cercano di recuperare la magia di un tempo antico in cui si ragionava solo in termini di 45 giri, quindi Beatles, Beach Boys, ma anche Battisti (soprattutto nella voce) fino all’Equipe 84 coverizzata in modo non sensazionale, ma in cui si cerca di restituire la brillantezza di un periodo purtroppo ormai molto lontano. Ascolto comunque gradevole (&lt;a href="http://www.myspace.com/figlidijohn"&gt;www.myspace.com/figlidijohn&lt;/a&gt;).   Sempre pop, ma di altra scuola quello dei Tecnosospiri (&lt;a href="http://www.myspace.com/tecnosospiriband"&gt;www.myspace.com/tecnosospiriband&lt;/a&gt;) band già assai matura e con una discreta esperienza. Il suono è un sapiente insieme di trame chitarristiche brillanti, accenni di synth e ritmica leggiadra che loro definiscono in modo intelligente “pop educato”. Siamo dalle parti di alcuni gruppi nostrani da alta classifica in salsa anglosassone, io addirittura in certi passaggi ci sento gli House of Love, ma io sento gli House of Love ovunque. Un’ultima considerazione: mi dispiace dirlo, mi sbaglierò, forse voi ragazzi ci siete attaccati, ma il nome della band è proprio brutto; non vorrei che fosse persino un ostacolo alla scalata al successo che meriterebbero indubbiamente. Strada che dovrebbero imboccare anche i PNS Programmazione Neuro Sonica (anche qui con il monicker…) visto che la loro “Prometto” è cliccatissima e resta in mente dopo il primo ascolto come ogni vera canzone pop che si rispetti. Più ricercati gli altri brani ed anche molto profumati di essenze anni sessanta. (&lt;a href="http://www.myspace.com/programmazioneneurosonica"&gt;www.myspace.com/programmazioneneurosonica&lt;/a&gt;). Al genere possono essere iscritti anche i PrimoChef del Cosmo (oggi con i nomi è un delirio…) da Sassari. Qui scarne sonorità new-wave si accompagnano a melodie calde, a cui credo non siano estranee le sonorità della loro terra di origine. Dicono di puzzare di “Afterhours”, non glielo consiglio, sebbene non conosca il grado di igiene di Agnelli e soci, ma anche perché il loro percorso è molto personale e non ha bisogno di scimmiottare altri artisti, soprattutto se non di livello eccelso. (&lt;a href="http://www.myspace.com/primochefdelcosmo"&gt;www.myspace.com/primochefdelcosmo&lt;/a&gt;).  Per tutti vale il discorso che anziché sbattersi fra la registrazione di un demo o casomai una comparsata in qualche tv generalista di secondo ordine (perché ce ne sono di prima scelta?) questi musicisti avrebbero pieno diritto di cittadinanza nelle programmazioni meno retrograde delle nostre radio, od anche al Festivalbar ormai ossificati sul divetto di turno, spinto da ciò che resta del mondo discografico.&lt;br /&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;br /&gt;                                                                                    STEFANO BON&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.myspace.com/stefanobon"&gt;www.myspace.com/stefanobon&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;a href="http://www.stefanobon.com/"&gt;www.stefanobon.com&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-6294736242901944123?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/6294736242901944123/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=6294736242901944123' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/6294736242901944123'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/6294736242901944123'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2007/06/per-fortuna-la-parola-pop-non-pi-un.html' title=''/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-7284065371995931607</id><published>2007-06-08T20:52:00.000+01:00</published><updated>2008-09-23T20:56:13.883+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='MySpace'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock italiano'/><title type='text'>IENA - THE NIRO - EDWOOD - PETROL</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Ispirarsi a Jeff Buckley è come fare il giro d’Italia tutto in salita perché si sceglie una di quelle pietre di paragone il cui confronto è improponibile. Prenderlo come spunto di partenza non è certo un reato e anzi eleva dalla massa di patetici imitatori di artisti indegni di qualsiasi tributo. Gli iENA (url: &lt;a href="http://www.myspace.com/ienaband"&gt;www.myspace.com/ienaband&lt;/a&gt; ) attivi dalla nativa Foggia fin dalla fine del 2005, non temono di inserirsi in un filone che paga poco dalle nostre parti e oltre a Buckley Jr. si ispirano a certa psichedelia, più britannica che americana, pervadendo le loro canzoni di arpeggi chitarristici ben calibrati  e non hanno paura di allungare un brano fin oltre i cinque minuti (lo so per la psichedelia è una durata irrisoria, ma in questi tempi alla velocità della luce è un rischio).  Canzoni da ascoltare in una notte d’estate, ma non solo, anche la più ossessiva “Rattler” che fa vagamente il verso ai Tool. Sempre restando in casa Buckley, ma passando da Jeff al padre Tim, troviamo la fonte d’ispirazione di The Niro (&lt;a href="http://www.myspace.com/theniro"&gt;www.myspace.com/theniro&lt;/a&gt;) pseudonimo un po’ vanesio dietro il quale si nasconde il romano Davide Combusti, artista talentuosissimo. Difficile credere che il suo lavoro possa restare a lungo sotto silenzio e stupisce l’assenza di un vero interessamento della stampa specializzata nei confronti di un musicista capace di una tale sicurezza compositiva. Del resto i concerti in giro per il mondo, le applaudite aperture per altri artisti e la prossima collaborazione con il produttore dei Radiohead la dicono lunga sulla  visione che va ben oltre al pianerottolo di casa sua, spesso l’unica prospettiva dei musicisti nostrani. Certo non si tratta di “qualcosa di mai sentito prima” come enunciato sul sito, ma certo di un qualcosa di prezioso da scoprire. Per la cronaca esiste un’altra pagina &lt;a href="http://www.myspace.com/theniroacoustic"&gt;www.myspace.com/theniroacoustic&lt;/a&gt; che mette in mostra il lato più intimo dell’artista che qui ripropone con fascinosa attenzione la lezione di un altro suo nume tutelare: Elliot Smith.&lt;br /&gt;Da Brescia arrivano invece gli Edwood &lt;a href="http://www.myspace.com/edwoodband"&gt;www.myspace.com/edwoodband&lt;/a&gt; che non hanno nulla da spartire con l’immaginario del “peggior regista del mondo”, ma nemmeno con la loro città di origine perché ascoltandoli si finisce in Inghilterra, Manchester in particolare, dove un certo suono è nato molti anni fa. Partendo anche qui dalla psichedelia, passando dall’elettronica di marca Warp, si arriva ad una perfetta fusione tra pattern e chitarre. Se il disco in uscita nell’autunno del 2007 per Ghost/Midfinger conterrà gioielli come “Bright” e “Softcore” sarà imperdibile.&lt;br /&gt;Avevo detto che mi sarei occupato quasi esclusivamente di musicisti autoprodotti e mi smentisco subito rivolgendo la mia attenzione ad un prodotto marcato Casasonica: i Petrol (&lt;a href="http://www.myspace.com/petrolspace"&gt;www.myspace.com/petrolspace&lt;/a&gt;) Il gruppo è formato da elementi dei Marlene Kuntz  e Fluxus e non amando nessuno dei due temevo il peggio. Questo progetto invece si rivela interessante, perché “scuro e denso” come il monicker suggerisce, ma soprattutto perché capace di unire un certo tipo di canzone d’autore italiana caduta in disuso, ai suoni taglienti di band post-grunge d’oltreoceano. Anche certa retorica nei testi (più Lolli che De Andrè però e non è una critica) non guasta proprio per aumentare la “viscosità” dei Petrol.&lt;br /&gt;                                                                                    &lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;STEFANO BON&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.myspace.com/stefanobon"&gt;www.myspace.com/stefanobon&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;a href="http://www.stefanobon.com/"&gt;www.stefanobon.com&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-7284065371995931607?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/7284065371995931607/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=7284065371995931607' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/7284065371995931607'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/7284065371995931607'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2007/06/iena-niro-edwood-petrol.html' title='IENA - THE NIRO - EDWOOD - PETROL'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-1289806361367140589</id><published>2007-06-01T10:47:00.000+01:00</published><updated>2007-10-28T10:51:21.463Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Jazz'/><title type='text'>WEATHER REPORT  “Live in Montreux” - DVD</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Ecco questo dvd... ecchecazzo ce ne facciamo di un dvd? ...si lo so in questo spazio parliamo di novità; perfetto: c’è l’ultimo di Bjork, carino, poi i Neurosis, sempre micidiali, i NIN meno fumettosi del solito ma... scusatemi ancora, io sono stato rapito dalle immagini di questo disco-versatile. Per i più giovani: dovete sapere che tanti anni fa non esistevano i novecentonovantanove canali di “scai”, ma solo mammaRai ( e vai ancora con la rima: sono un poeta...) più Capodistria e la Tv della Svizzera Italiana. Ecco proprio su quest’ultima, l’unica che trasmettesse programmi musicali decenti, capitò di vedere l’esibizione dei WR in oggetto. Per certi versi fu una catastrofe perché molti musicisti appesero gli strumenti al chiodo, altri purtroppo pensarono di poterne emulare le gesta, producendo in seguito dell’orrida e finocchiesca fusion. Qui invece c’è proprio l’immaginazione al potere: la migliore formazione avuta dal miglior gruppo jazz-rock mai ascoltato. Uno straordinario concentrato già yes-global ancor prima che se ne accennasse, perché oltre ai due motori della band, già così antitetici, l’asburgico Zawinul e l’afroamericano Shorter, era presente la divinità Pastorius al basso ed alle percussioni i latinos Acuna e Badrena. Toglietevi dalla testa qualsiasi considerazione: non ce n’è per nessuno e tutt’oggi si resta senza fiato. Chiunque si sia cimentato su questo campo non ha mai raggiunto quest’equilibrio ed è incredibile sentire a distanza di anni una musica così ricca che sconvolge la mente e scalda il cuore.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Cacofonico nr. 41 - 06/07"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-1289806361367140589?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://cacofonico.romagnanotte.com/' title='WEATHER REPORT  “Live in Montreux” - DVD'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/1289806361367140589/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=1289806361367140589' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/1289806361367140589'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/1289806361367140589'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2007/06/weather-report-live-in-montreux-dvd.html' title='WEATHER REPORT  “Live in Montreux” - DVD'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-542003016964832125</id><published>2007-05-30T20:48:00.000+01:00</published><updated>2008-09-23T20:51:37.481+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='MySpace'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock italiano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pop'/><title type='text'>PITCH - GIANLUCA LO PRESTI</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;I primi musicisti che ho deciso di segnalare dalle  pagine di MySpace, lo dico subito, sono miei amici da moltissimi anni, lo dico per chiarezza e non certo per scusarmi, anche perchè sarà facile per chiunque ascoltare i brani e testare la validità di ciò che sostengo. La scelta poi ricade, e sarà principalmente così, su artisti che non hanno contratto discografico quindi non esiste nemmeno il barlume del celeberrimo “conflitto di interessi” (le parole più abusate negli ultimi anni, battute solo da “salvaguardia della famiglia”).&lt;br /&gt;I Pitch dunque sono nati a Ravenna più di 10 anni fa ed hanno già conosciuto una certa fortuna mediatica e discografica avendo inciso per una major (che però li ha sfruttati malissimo, snaturandoli) e suonato in giro per l’Italia in tutti i locali ed i festival più importanti. Tutto ciò non è bastato a dar loro una fama stabile e duratura e dopo varie vicissitudini, scioglimenti e cambi di formazione, risorgono oggi con un sound che si è arricchito di tutte le esperienze di questi anni. Dal power-pop del periodo ruggente, passando attraverso le asperità di punk e new-wave, si è arrivati ad un qualcosa che per loro fortuna è solamente il loro stile. Certo i numi tutelari sono numerosi, dai Sonic Youth ai Blonde Redhead, passando per i Cure, ma non è affatto un male quando si sfrutta l’energia altrui per far progredire la propria creatività. Dei brani presenti sulla loro pagina di MySpace (url:  &lt;a href="http://www.myspace.om/pitchsound"&gt;www.myspace.om/pitchsound&lt;/a&gt; ), non ce n’è uno solo che non brillerebbe nel repertorio di una qualsiasi delle migliori rockband. Le canzoni, tutte plasmate intorno alla voce melodiosa, ma non per questo meno aggressiva, di Alessandra Gismondi, oltretutto indimenticabile presenza on stage, devono la loro grazia ad un’apparente leggerezza, innervata da cambi repentini di umore elettrico che aprono sempre nuovi orizzonti. La ritmica pulita, ma affatto banale, gli arrangiamenti delle chitarre e le sovrapposizioni vocali, rendono la musica dei Pitch qualcosa di speciale. Sentire “Francoise” per credere.&lt;br /&gt;Sulla pagina di Gianluca Lo Presti (url: &lt;a href="http://www.myspace.com/glucalopresti"&gt;www.myspace.com/glucalopresti&lt;/a&gt; )si può addirittura leggere una presentazione curata da me (alla faccia dell’auto-citazione…) ma ribadisco che anche questa volta il percorso artistico è partito da un qualcosa di ben preciso per elevarsi col tempo e diventare tutt’altro. In questo caso il polo gravitazionale si chiama Battiato, ma Lo Presti nell’arco dei vent’anni di “carriera” ha maturato un songwriting minimale e raffinato che lui ha sintetizzato con l’etichetta di “cantautore elettronico”. Non sono passate invano le sue collaborazioni mainstream con Lucio Dalla, ma quelle più fruttuose sono state sicuramente quelle con l’ex Tuxedomoon Blaine Reininger, perché hanno innervato il pop presente nel suo Dna di suggestioni new-wave che rendono il suo lavoro più affascinante. Non sfuggirà ai più soprattutto la vaporosità di “Nevica su 4.0” quasi un quadro naif dipinto con un computer. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;STEFANO BON&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-542003016964832125?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/542003016964832125/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=542003016964832125' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/542003016964832125'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/542003016964832125'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2007/05/pitch-gianluca-lo-presti.html' title='PITCH - GIANLUCA LO PRESTI'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-8363040650151693032</id><published>2007-05-25T20:44:00.001+01:00</published><updated>2008-09-23T20:47:08.438+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='MySpace'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Articoli'/><title type='text'>Perchè MySpace</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Nel libro di Enrico Campofreda e Marina Monego, “L’urlo e il sorriso” una serie di racconti ci ricorda come era vivere in un tempo lontano, ma non remoto, senza gli eccessi tecnologici di questi anni. Non si tratta di una critica, né del consunto “quanto si stava bene quando...” semplicemente si rammenta com’era la vita trenta/quaranta anni fa. A quei tempi ed almeno fino a dieci anni fa, gli appassionati di musica, soprattutto in provincia, avevano il loro negozietto, casomai sotto casa, dove potevano trovare la fonte originaria del loro piacere ed incontrarsi con adepti della stessa setta per scambiarsi pareri tecnici, più o meno come si fa nei bar (anch’essi ormai in estinzione) per il calcio o la politica. Era la passione a governare tutto e la ricaduta sociale tracciava confini ben delineati. Ecco allora che i negozietti si specializzano e diventano “ritrovi per” dove oltre al classico posto fighetto in centro per amanti della musica da charts, nascono angolini periferici dediti al rock più puro, alcuni veri e propri covi per iniziati monomaniaci di un determinato sottogenere. Tutto questo nel corso degli anni novanta è stato spazzato via. Il primo colpo glielo han dato i successi della musica indie e dell’hip-hop che han mischiato le carte, perché quelli che erano i reietti sono diventati i re delle classifiche ed i loro dischi si trovavano ovunque, comprese sulle superfici della grande distribuzione che, infilando il cd dei Ministry tra Minghi e Mino Reitano (qualcuno faccia ripassare ai commessi il concetto di ordine alfabetico) ha smitizzato completamente quello che una volta era il feticcio dell’appassionato. Per ultima è intervenuta “la rete” che dalla sua comparsa è considerata la radice di tutti i mali, infatti sembra che prima di internet non ci fosse pornografia, né pirateria, né tanto meno esistessero maniaci, pedofili o delinquenti. In verità l’industria musicale si è dimostrata la più ottusa di tutte, cercando di respingere l’avanzata tecnologica con misure protezionistiche patetiche oltre che inefficaci e trovando soluzioni economiche rivelatasi clamorose disfatte, vedi le varie gabelle e tasse su cd e supporti vergini che hanno spinto il grande pubblico, anche il più rispettoso delle regole verso il download selvaggio. Come sempre chi si oppone ai cambiamenti senza capirne la natura è destinato ad essere deriso ed a scomparire, giustamente. Qualcosa di nuovo dunque, che però ha un sapore antico. Infatti dopo anni di discussioni e neologismi a getto continuo entrati nella vita di tutti i giorni (blog, peer to peer, social network etc.) eccoci su MySpace, nient’altro che un’enorme stanza con 180 milioni di persone alla ricerca di “anime gemelle” con cui incontrarsi e scambiare le proprie affinità; siamo quindi di nuovo tornati nel negozietto sotto casa. C’erano già le chat è vero, ma qui si può ascoltare musica, inserire foto e video e personalizzare la propria pagina come una volta si faceva e forse si fa ancora, con la cameretta in cui si invitavano gli amici. Sono dunque cambiati gli aspetti delle nostre realtà urbane, ma non certo ciò che ci spinge ad andare alla ricerca “dell’altro”. Esagerando si può sostenere che MySpace riesce nell’impresa di coniugare il massimo del capitalismo (maggior risultato con il minimo sforzo) al punto cardine del marxismo dove tutti hanno pari dignità e valore. Quindi tutti su queste pagine possono essere presenti senza temere giudizi e possono capitalizzare i vari contatti senza dover per forza investire denaro in pubblicità o advertising. E’ già storia il caso di gruppi come gli Arctic Monkeys che inserendo le proprie canzoni sulla loro pagina MySpace, hanno ottenuto un tale successo tramite gli utenti da accendere la curiosità dei discografici, quelli veri e poi passare ad una carriera musicale in piena regola. Qualcosa di nuovo è vero, ma anche di antico abbiamo già detto, perché dopo anni di dittatura dell’album ai tempi del vinile è subentrato il cd, dove addirittura molti non conoscevano i titoli dei brani ma indicavano il primo, terzo o settimo pezzo e così via, si torna all’egemonia del singolo, della canzone solitaria, anche solo per il fatto che in MySpace se ne possono inserire cinque al massimo, ma soprattutto perché c’è sempre meno tempo. Pochi si possono permettere di sdraiarsi sul divano ed ascoltare musica per un paio d’ore; è tutto un correre fra impegni di varia natura. Ecco allora che si salta da una stazione radio all’altra (ma il più delle volte la sensazione è di trovarsi sempre sulla stessa sintonia) oppure si scaricano brani da internet solo perché se ne è sentito parlare da qualche parte, o si ascolta qualcosa velocemente a computer mentre si sta lavorando. La sacralità dell’arte è finita; è tutto un consumare alla velocità della luce. Del resto di musica ce n’è anche troppa ed una rivista come il Mucchio Selvaggio che si limita a segnalare le uscite più importanti, recensisce una quarantina di album al mese, già troppi anche per chi non ha quasi nulla da fare e per chi non ha risorse economiche illimitate, visti i costi assurdi dei compact. Ormai siamo alla deriva su un enorme oceano in tempesta e quindi segnalare artisti interessanti sulle pagine di MySpace sarà semplicemente un modo per segnare su una mappa, se non qualche isola del tesoro, almeno qualche piccolo scoglio dove potersi ristorare brevemente. Facile, divertente e “cheap” come i tempi che stiamo vivendo.&lt;br /&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;STEFANO BON&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-8363040650151693032?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/8363040650151693032/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=8363040650151693032' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/8363040650151693032'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/8363040650151693032'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2007/05/perch-myspace.html' title='Perchè MySpace'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-31886778144384929</id><published>2007-05-01T08:27:00.000+01:00</published><updated>2007-10-28T12:47:54.696Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock americano'/><title type='text'>PATTI SMITH  “Twelve” - Columbia</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Questo disco volevano intitolarlo: “2007: Odissea nell’Ospizio” e ne avevano ben donde, visto i sessantanni di questa rochettara e le cover che si è andata a scegliere. Diciamo la verità: io sarò pure un signore di mezza età, ma ormai se le riviste specializzate dedicano più pagine alle ristampe che alle novità (notare la rima baciata...) e sempre più spesso ci troviamo a parlare di album di rifacimenti e non intesi come lifting. Qui si osa l’inosabile e più che da rompersi le palle c’è da farsi spezzare il cuore. Un album che contenga “Are you experienced?”, “Helpless” e “Gimme Shelter” fra le tante canzoni fa venire i brividi. Chi pensa però che la nonnina new-wave si sia fatta il suo geriatrico karaoke personale si sbaglia. Questo è un autentico atto di amore verso il rock fatto senza sbavature e la lacrima facile non scorre affatto, soprattutto per il coraggio mostrato (riproporre “White rabbit” non è per niente facile), l’intelligenza nello scegliere i brani, classici sì, ma non così inflazionati e la misura negli arrangiamenti che vedono una “Teen spirit” folkeggiante ed il brano di Stevie Wonder (ma i più ricorderanno il rap di Coolio) trasformato in un miracolo minimalista. Sarebbe da far studiare a scuola, se solo ce ne fosse una in giro, anche perché qui la cosa che emerge su tutte è la straordinaria voglia di divertimento. Non ci credete? Mettete su “Soul kitchen” e se siete capaci di stare fermi, complimenti: vuol dire che siete morti. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Cacofonico nr. 40 - 05/07"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-31886778144384929?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://cacofonico.romagnanotte.com/' title='PATTI SMITH  “Twelve” - Columbia'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/31886778144384929/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=31886778144384929' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/31886778144384929'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/31886778144384929'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2007/05/patti-smith-twelve.html' title='PATTI SMITH  “Twelve” - Columbia'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-8816227407224133585</id><published>2007-04-01T08:20:00.000+01:00</published><updated>2007-10-28T08:27:17.842Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock europeo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Avanguardia'/><title type='text'>TINARIWEN – Aman Iman: Water is life – Ponderosa/Independiente</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Per questa volta ci accodiamo ai giornali “importanti” e parliamo di questo ensemble non più giovanissimo, ma importante nello scacchiere sonoro del nostro pianeta. Non sono mai stato molto sensibile alla causa della word-music, né mai ho ceduto al ricatto morale che, discendendo noi da colonizzatori, dobbiamo attenzione a musiche e tradizioni del terzo mondo. Prestando però attenzione alle novità ed a tutti gli incroci in cui i generi musicali si trovano ad attraversare, non potevo ignorare i Tinariwen. Qui di musica etnica per fortuna ce n’é poca, cioè c’è poco di quel genere intellettual-turistico che manda in brodo di giuggiole le professoresse di lettere progressiste e divorziate. Questo disco è il risultato di un’esperienza lunghissima ed il pur grande Khaled è lontano, perché il primo nome che viene in mente ascoltandolo è quello dei Velvet Underground, probabilmente la band più metropolitana della storia. Il suono scarno ed ipnotico affascina immediatamente e ci si trova velocemente all’interno di una psichedelia pulita, fatta di gente,storie e volti e non di sballi intellettuali e disarmonici. Oltretutto qui ci troviamo di fronte ad un suono che parte da una sensazione antica, qualcosa di puro proveniente da un mondo dove tutto deve ancora succedere. L'acqua è vita: semplice e fondamentale.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Cacofonico nr. 39 -04/07"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-8816227407224133585?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://cacofonico.romagnanotte.com/' title='TINARIWEN – Aman Iman: Water is life – Ponderosa/Independiente'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/8816227407224133585/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=8816227407224133585' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/8816227407224133585'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/8816227407224133585'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2007/04/tinariwen-aman-iman-water-is-life.html' title='TINARIWEN – Aman Iman: Water is life – Ponderosa/Independiente'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-5346252536667723913</id><published>2007-03-01T08:17:00.000Z</published><updated>2007-10-28T08:20:07.732Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock italiano'/><title type='text'>GIARDINI DI MIRO’ “Dividing opinions” - Homesleep</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Abbiamo sempre tirato volentieri merda contro le band italiane, ma questa volta siamo contenti di segnalare un lavoro che veramente non ha nulla di italiano (inteso nel senso più deleterio/musicale del termine). I GDM con un nome così tragicamente brutto sono in giro da un pezzo, ma non avevano mai raggiunto le vette di “Dividing opinions”. Non c’è nulla che non funzioni in questo disco, dalle parti ritmiche a agli arpeggi chitarristici, fino agli interventi degli archi e da una serie di idee già usate da altri (ma in fondo, a parte Omero ed Eschilo chi non è derivativo?) approdano a soluzioni melodiche sorprendenti. Si possono avvicinare agli inarrivabili My Bloody Valentine, anche se non è presente la stessa confusione psichica a favori di sprazzi di romanticismo che a volte li fa transitare sulle strade dei God Machine. Sorprende che certa critica non si sia esaltata più di tanto per un disco che si può definire perfetto, mentre è capace di scaldarsi oltremisura per i “Fratellis”. Fossi in loro punterei soprattutto sull’estero, anche perché se questo è un periodo dove giganteggiare è facile, loro sarebbero stati bravi anche in momenti di maggiore fertilità del mondo musicale ed i GDM potrebbero essere tranquillamente in testa alle classifiche britanniche dove vanno spesso band inutili. Un’ultima considerazione sul magnifico packaging del cd, perché proprio in questo periodo di scontri e santificazione rapide, capire da quale fonte nasce il fiume dell’odio è importante; così i morti di Reggio Emilia restando per sempre impressi nella nostra memoria, non saranno stati ammazzati invano. Il massimo dei voti dunque per una band che se non si “suicida” ha davanti a sé un futuro veramente radioso. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;"da Cacofonico nr. 38 - 03/07"&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-5346252536667723913?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://cacofonico.romagnanotte.com/' title='GIARDINI DI MIRO’ “Dividing opinions” - Homesleep'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/5346252536667723913/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=5346252536667723913' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/5346252536667723913'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/5346252536667723913'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2007/03/giardini-di-miro-dividing-opinions.html' title='GIARDINI DI MIRO’ “Dividing opinions” - Homesleep'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-2499506840644901013</id><published>2007-02-01T08:15:00.000Z</published><updated>2007-10-28T08:17:47.105Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock italiano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pop'/><title type='text'>CARLA BRUNI  “No promises” - Naive</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Non credo che il “fenomeno” Carla Bruni sia stato valutato nella giusta dimensione. In un ambiente mediatico e culturale dove il nulla regna sovrano, far passare sotto silenzio una che fa parlare di sé sia sulle pagine di Vogue che su quelle di Rumore, può essere indice di snobismo elevato al cubo, oppure semplicemente invidia. Tutti erano lì per farsi due risate alle spalle della ricca top-model che imbraccia la chitarra, come era già successo con la sua collega Naomi (che detto fra noi ha inciso un disco assai più piacevole delle merdate di Anastacia) ma il risultato aveva stupito tutti (non me ovviamente...) Ora siamo al secondo album e Carlotta riesce già a spiazzare il pubblico passando dal francese all’inglese, in più, astutamente, non essendo una cantante in senso stretto, evita i vocalizzi inutili, per un tono sussurrato e usa come testi poesie di autori importanti, in questo ispirata da M. Faithfull (dico: mica la Tatangelo...). Tutto questo, associato ad una qualità musicale elevata, che unisce ballate folk a guizzi loureediani, da’ la sensazione di trovarsi di fronte ad un lavoro dal sapore antico, quando il pop ci prendeva per mano e ci accompagnava in case piene di stanze sconosciute, ma accoglienti, popolate da persone gentili ed indimenticabili. Ha già il suo stile Carlotta, come ai tempi in cui cavalcava le passerelle; ha già il suo marchio di fabbrica e, credetemi, non è poco. Il suo cosmopolitismo non è spocchia, l’equilibrio è l’elemento fondante del suo stile, perché l’armonia oggi è la vera trasgressione. Carla Bruni non si sente superiore, Carla Bruni è superiore.  &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Cacofonico nr. 37 - 02/07"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-2499506840644901013?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://cacofonico.romagnanotte.com/' title='CARLA BRUNI  “No promises” - Naive'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/2499506840644901013/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=2499506840644901013' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/2499506840644901013'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/2499506840644901013'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2007/02/carla-bruni-no-promises-naive.html' title='CARLA BRUNI  “No promises” - Naive'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-1881459066378118239</id><published>2007-01-01T08:12:00.000Z</published><updated>2007-10-28T08:14:52.685Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock americano'/><title type='text'>PERE UBU “Why I hate women” – Glitterhouse Records</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Il titolo, molto “politicolli scorrect”, c’entra poco, o meglio è solo fumo negli occhi. La vera abrasione al sistema nervoso arriva dai suoni. Anni fa un geniale recensore, prendendo in prestito un tormentone pubblicitario disse: “Contro il logorio della vita moderna Cynar, a favore i Pere Ubu”. Oggi, che quasi tutto il mondo è una Akron intossicata, che i serial-killer si sono sparsi ovunque e che la sporcaguerra stile Vietnam non è più una prerogativa americana, abbiamo una se non mille ragioni in più per prestare attenzione al lavoro di David Thomas e soci. Certamente più sottili ed a tratti più lirici dei devastatori di tanti anni fa, con questo disco realizzano una capolavoro di concretezza e mentre i ventenni oggi esordiscono con saltarelli new-wave, infilando un singolo uguale all’altro, i nostri il post-punk se lo mettono alle spalle. I Pere Ubu, forti forse della loro formidabile carriera, inanellano una serie di brani sorprendenti, per un album completo, come si usava negli anni d’oro, nemmeno fossero dei Pink Floyd al tallio, anche se il nome che viene in mente molto spesso è quello dei coevi Tuxedomoon. Un ascolto che riconcilia con la musica rock, ma siamo sempre alle solite: per emozionarci dobbiamo andare a prendere i veterani.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Cacofonico nr. 36 -01/07"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-1881459066378118239?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://cacofonico.romagnanotte.com/' title='PERE UBU “Why I hate women” – Glitterhouse Records'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/1881459066378118239/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=1881459066378118239' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/1881459066378118239'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/1881459066378118239'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2007/01/pere-ubu-why-i-hate-women-glitterhouse.html' title='PERE UBU “Why I hate women” – Glitterhouse Records'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-1661224800010104821</id><published>2006-12-01T08:05:00.000Z</published><updated>2007-10-28T08:08:51.006Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Classica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pop'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Avanguardia'/><title type='text'>CECILIA CHAILLY “Alone” – EMI Classics</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;LAURA PAUSINI “Io canto” - Atlantic&lt;br /&gt;CLAUDIO BAGLIONI “Quelli degli altri tutti qui” – Columbia&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Non lo fare! Non lo fare! Non lo... l’ha fatto... Ecco, diranno molti, Tragic è cascato nella pozza di letame della canzonetta nazional-popolare. Sgombriamo il campo da ogni equivoco: dietro Mina e Liza, la Pausini è la migliore cantante del mondo e non c’è cazzo di uitniiuston che tenga, ma il suo repertorio è da denuncia penale. Oggi, in odore di Natale, quando tutti, dagli U2 all’orchestra Ruspa, hanno il loro greatest hits, sia lei che il divino Claudio escono con un album di cover. Si sa: si fanno queste operazioni quando si è a corto di idee, ma a volte il risultato può essere interessante. Questi due però, come tutti in Italia, rischiano zero e vanno su un repertorio da piano-bar e non si capisce perché star di questo calibro, che avrebbero la top-ten in mano anche se si presentassero con la registrazione live di una gara di rutti, non vadano a pescare brani insoliti o perle rare della nostra musica, anche per donarle alla loro pubblico di bocca buona. In più mentre Baglioni sceglie comunque l’alto profilo con firme quali Bindi e Tenco, Lauretta si va ad impantanare in brani per lo più dozzinali o comunque migliori nella versione originale. Dopo il fetore pseudosanremese si può respirare aria fresca e pulita ascoltando il lavoro della Chailly. Un disco finalmente di non facile ascolto (come se tutto debba essere facile questo mondo, dalla scuola senza bocciature, alla serie A senza la Juve...) ma intenso e prezioso, come può dare solo un’artista prodigio che ha fatto tutta da sola (lieve comparsata di Ludovico Einaudi) e che viene da un percorso artistico che non ha eguali visto che ha lavorato con John Cage, fino a De Andrè passando per Bocelli (vabbé nessuno è perfetto...). Se volete un po’ di caviale e ostriche per le feste e non il solito piatto di lenticchie, sapete cosa fare....&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Cacofonico nr. 35 - 12/06"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-1661224800010104821?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://cacofonico.romagnanotte.com/' title='CECILIA CHAILLY “Alone” – EMI Classics'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/1661224800010104821/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=1661224800010104821' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/1661224800010104821'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/1661224800010104821'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2006/12/cecilia-chailly-alone-emi-classics.html' title='CECILIA CHAILLY “Alone” – EMI Classics'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-8640630476096375672</id><published>2006-11-01T08:03:00.000Z</published><updated>2007-10-28T08:05:09.372Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock americano'/><title type='text'>BOB DYLAN “Modern times” – Columbia/Sony Bmg</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Salve! Sono ET3, l’amico extraterrestre di Tragic O’Hara. Essendo lui ancora impegnato in Lapponia, mi ha pregato di occuparmi io di questa simpatica rubrichetta. Dovete scusarmi se non sono informato come lui, ma sono stato via un bel po’ di tempo in un lungo viaggio siderale iniziato nel vostro 1996. Vedo che al governo c’è sempre Prodi, quindi deduco che gli anni-luce non sono più quelli di una volta. Ho scelto il disco di questo giovane cantautore quasi esordiente, perché sa dosare alla perfezione il suono della modernità con quello della tradizione. E’ molto piacevole ascoltare questo perfetto equilibrio tra rock, folk e blues che solo le nuove generazioni, innervando il movimento new-acoustic di magnetismo elettrico, riescono ad ottenere e.... cosa? Dylan è al trentaduesimo album in studio!? E’ nato nel 1941??? Oh, cazzo! Comunque... non c’è problema, tanto la musica migliore degli ultimi mesi è ad appannaggio degli esordienti: Tom Verlaine, Prince, Neil Young, Sonic Youth, Audioslave, Pere Ubu, Thom Yorke, Church, New York Dolls, Voivod, Killing Joke......&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Cacofonico nr. 34 - 11/06"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-8640630476096375672?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://cacofonico.romagnanotte.com/' title='BOB DYLAN “Modern times” – Columbia/Sony Bmg'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/8640630476096375672/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=8640630476096375672' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/8640630476096375672'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/8640630476096375672'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2006/11/bob-dylan-modern-times-columbiasony-bmg.html' title='BOB DYLAN “Modern times” – Columbia/Sony Bmg'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-8843608619888302285</id><published>2006-10-02T07:54:00.000+01:00</published><updated>2007-10-28T08:03:09.583Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Articoli'/><title type='text'>GGIOVANI: RAZZA IN VIA D'ESTINZIONE</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;La voce è autorevole: nientemeno che il Goebbels di MTV Italia, Antonio Campo Dall’Orto (con un cognome così finirà per fare il presidente della Juventus...) il quale, piuttosto preoccupato, ci informa che negli ultimi dieci anni i “giovani” sono calati di due milioni. Se qualcuno si chiedesse cosa intende lui per giovani, la risposta è presto detta: i consumatori che vanno dai 16 ai 35 anni. La conferma arriva da un altro consesso di intellettuali: il Festivalbar, dove il Salvetti junior, non certo geniale come il padre che intuì prima le potenzialità dei juke-box, poi quelle delle tv, ma che arrischiò anche artisti dal vivo come Lou Reed in un momento inconcepibile, confessa che ormai la formula della garetta nelle piazze non funziona più ed i ragazzi si stanno allontanando. Che succede allora?  I “ggiovani” stanno veramente scomparendo, oppure si sono rotti le palle delle solite cose? Certo è che da noi la gerontocrazia (riportatemi Demetrio vi prego... no, non Albertini!) è in gran spolvero e gli under 40 si distinguono solo per essere casomai “figli di”, mentre all’estero va diversamente e se pensiamo che in paesi come l’Iran le persone sotto i 30 anni sono il 70%, possiamo immaginarci lo scenario del prossimo futuro. Che fare allora della “sms generation”, quella che, tanto per sparare qualche luogo comune, si inebetisce davanti alla PS, comunica solo a mezzo chat e sogna unicamente una partecipazione al GF? La chiudiamo definitivamente in casa con tutti i suoi gadget e saltiamo alla successiva che si annuncia assai più combattiva o porgiamo loro una mano e cerchiamo di salvarla? Allora iniziamo a darle un futuro, casomai un lavoro non sottopagato e duraturo, una letteratura più interessante, un cinema spettacolare ma non autistico, una musica passionale e non derivativa. Qualcuno però obietterà: “ma il progresso? Quello non lo consideri?” ...certo una volta una ragazza che voleva ottenere un lavoro doveva andare a letto con il capo, ora offre il suo corpo mettendo un annuncio su internet; eccotelo il progresso! Eppure, cara “generazione-mille euro”, come si dice in “Brian di Nazareth” “chi affoga nella merda, la pazienza mai non perda” e guardate Buffon (bella forza: miliardi a parte, ogni sera che torna a casa trova la Seredova!) dice di trovarsi a meraviglia in serie B, perché si era stufato di vedere sempre San Siro o il Bernabeu ed ora può finalmente rimirare le meraviglie di Frosinone  e realizzare il sogno di solcare il prato dello stadio dell’Albinoleffe. Quindi carissimi “gggiovani” se non volete diventare una specie rara come il canguro albino, lasciate perdere Mtv e tornando ai Monty Python ricordatevi della canzocina che dice “Look at the bright side of life”. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Cacofonico nr. 33 - 10/06"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-8843608619888302285?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://cacofonico.romagnanotte.com/' title='GGIOVANI: RAZZA IN VIA D&apos;ESTINZIONE'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/8843608619888302285/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=8843608619888302285' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/8843608619888302285'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/8843608619888302285'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2006/10/ggiovani-razza-in-via-destinzione.html' title='GGIOVANI: RAZZA IN VIA D&apos;ESTINZIONE'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-7781417316511323257</id><published>2006-10-01T21:17:00.000+01:00</published><updated>2007-10-27T21:22:54.120+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pop'/><title type='text'>GORNI KRAMER “The smile of swing” – Via Asiago 10/Twilight</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Ci sono stati giorni gloriosi per la musica italiana, giorni coraggiosi in cui qualcuno cercava di opporsi al cancromelodismo imperante che ci ha portato fino al Minghi dei nostri tempi. Kramer, che è sconosciuto ai più, tentò di svecchiare il sound ancorato al melodramma, ma fu irriso, ecco che ascoltarlo oggi gli rende oltretutto giustizia. In Italia siamo capaci di riuscire scavare una volta  toccato il fondo, così se si pensava che gli Stadio fossero i peggiori della giostra, ecco che sono arrivati i Subsonica e poi giù fino a Tiziano Ferro, il punto più basso raggiunto (fino ad ora) dalla musica nostrana. Il vecchio Gorni aveva stile, anche fisicamente e le sue composizioni erano assai piacevoli, è bello scoprirle proprio in un periodo in cui nel settore swing furoreggia un cantante da villaggio turistico come Michael Bublè.  Si sa che il “facile ascolto” non è affatto facile da realizzare ed oggi come oggi solo Raf in Italia riesce a creare dei piccoli classici, ma tanti anni fa esisteva una fucina di talenti (ricordiamo l’immenso Quartetto Cetra) che innovava la tradizione senza tradirla. Ricordarlo fa bene alla mente oltre che alle orecchie.   &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Cacofonico nr. 33 - 10/06"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-7781417316511323257?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://cacofonico.romagnanotte.com/' title='GORNI KRAMER “The smile of swing” – Via Asiago 10/Twilight'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/7781417316511323257/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=7781417316511323257' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/7781417316511323257'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/7781417316511323257'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2006/10/gorni-kramer-smile-of-swing-via-asiago.html' title='GORNI KRAMER “The smile of swing” – Via Asiago 10/Twilight'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-7232279035968837604</id><published>2006-08-01T21:13:00.000+01:00</published><updated>2007-10-27T21:17:14.608+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock inglese'/><title type='text'>MUSE  “Black holes and revelations” - Warner</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Se qualcosa di positivo si può dire sui Muse è che non hanno mai sofferto del famoso complesso di Lionello Manfredonia. Come si sa il buon Lionello era giocatore di ottima fattura, ma disgraziatamente davanti a sè si è trovato Scirea che gli ha chiuso ogni spazio verso la gloria eterna del pallone. Stesso problema per Bellamy e soci che hanno incrociato i ferri per la “hall of fame” con gli inarrivabili Coldplay. Questo però non ha intaccato la loro idea di rock e questo nuovo album lo conferma. Come tutte le band degli ultimi tempi sono figli spuri della new-wave, ma il loro gusto per un certo tipo di retorica del rock, li ha fatti approdare su lidi progressive. In verità sono questioni che affascinano i critici più rincoglioniti (li hanno avvicinati anche ai Queen, fossi nei Muse farei partire una denuncia per diffamazione...) i loro fans, in costante aumento, si accontentano di questo lavoro, che certo non rivoluziona il rock e dei loro concerti, un tantino ipercalorici. Vogliono fare le star, ma poi tengono un basso profilo, non per niente Chris Martin si è preso una diva di Hollywood, Bellamy invece una ragazza italiana, meno glamour, ma forse scopa meglio... parla di questo “buchi neri e rivelazioni”?&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Cacofonico nr. 32 - 08/06"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-7232279035968837604?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://cacofonico.romagnanotte.com/' title='MUSE  “Black holes and revelations” - Warner'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/7232279035968837604/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=7232279035968837604' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/7232279035968837604'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/7232279035968837604'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2006/08/muse-black-holes-and-revelations-warner.html' title='MUSE  “Black holes and revelations” - Warner'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-3654046549458276645</id><published>2006-07-01T21:11:00.000+01:00</published><updated>2007-10-27T21:13:17.186+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock europeo'/><title type='text'>AA.VV. “Monsieur Gainsbourg revisited” - Universal</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;E’ un gran momento per la cultura pop francese e dopo l’indecente film-tv su Dalida, ecco un disco tributo al Signor “Jetemuanonplù”. Come tutti i dischi “hommage” (visto che siamo in Francia) va a corrente alternata, ma è un ascolto piacevole. Checché se ne dica Gainsbourg non era un genio, ma dalle nostre parti, dove impazzano tecnocrati ottusi e bigotti, la bizzarria viene sempre presa per acutezza, così ogni tanto ci troviamo di fronte a sproloqui critici che inneggiano al fegato spappolato od ai polmoni bruciati di Monsieur. Tra l’altro uno dei suoi grandi difetti è proprio quello di essere francese, lingua ostica per il rock, perché par sempre di ascoltare qualcuno che canta con una brioche integrale al miele in bocca. Ottima dunque la scelta di eseguire le cover in inglese, anche perché di transalpini ce ne sono pochini. Come dicevo prima le canzoni sono carine, ma non speciali, gli arrangiamenti invece per la maggior parte dei casi raggiungono ottimi livelli. Apre le danze Jane Birkin con i Franz Ferdinand (in forma migliore che sull’ultimo album) e chiude Carla Bruni in punta di piedi, a metà una stratosferica Faithfull con Sly&amp;amp;Robbie, gran glamour dunque e per il resto si può ben dire che: “c’è tutto un mondo intorno” (Tricky, Stipe, Placebo etc.).&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Cacofonico nr. 31 - 07/06"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-3654046549458276645?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://cacofonico.romagnanotte.com/' title='AA.VV. “Monsieur Gainsbourg revisited” - Universal'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/3654046549458276645/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=3654046549458276645' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/3654046549458276645'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/3654046549458276645'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2006/07/aavv-monsieur-gainsbourg-revisited.html' title='AA.VV. “Monsieur Gainsbourg revisited” - Universal'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-4918455049360746739</id><published>2006-06-01T21:05:00.000+01:00</published><updated>2007-10-28T07:54:35.379Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock americano'/><title type='text'>RED HOT CHILI PEPPER “Stadium arcadium” – WB</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;PEARL JAM “Pearl Jam” – J Records/Sony&lt;br /&gt;TOOL “10.000 days” – Volcano&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A parte la follia commerciale di far uscire tre calibri del genere nel giro di una settimana, questi tre dischi ci fanno meditare su altro e vanno ben oltre il loro contenuto musicale. Se questo terzetto si fosse presentato 10 anni fa, avremmo gridato al miracolo, alla salvezza del rock, alla sua eternità. Oggi invece un’ombra di tristezza ci offusca la vista. Dal punto di vista musicale nulla da dire anzi: RHCP hanno ritrovato una vena creativa esaltante, testimoniata dall’alta qualità dei 28 (ventotto!) brani del disco, la band di Vedder e soci, suona sporca ed in certi momenti punk come non aveva quasi mai fatto ed i Tool sono sempre i più fedeli testimoni del lato più oscuro della nostra società. E’ lo spirito ad essere cambiato e non solo per la rivoluzione di internet o per l’11/09/01, qualcuno prova a ricreare la magia del tempo che fu, ma se questa magia non interessa a nessuno che farsene? Se si osserva bene il video di “Dani California” vediamo che il susseguirsi delle rivoluzioni si ferma agli anni 90 con la citazione dell’unplugged dei Nirvana. A noi fa un po’ schifo, mentre Kurt lassù se la ride e perché? Oggi in cima alla lista dei desideri dei giovani occidentali c’è solo il posto fisso, mentre i loro coetanei mediorentali si fanno saltare per aria in nome di un concetto di religione che non esiste, ma spopola nel deserto della fame e dell’ignoranza; e noi da dove ce la tiriamo fuori una nuova rivoluzione? Ecco perché se la ride Kurt lassù... lui è titolare inamovibile nella nazionale dei miti, mentre i suoi vecchi compagni quaggiù, seppur bravissimi, sono soltanto i reduci di una guerra irrimediabilmente persa.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Cacofonico nr. 30 - 06/06&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-4918455049360746739?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://cacofonico.romagnanotte.com/' title='RED HOT CHILI PEPPER “Stadium arcadium” – WB'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/4918455049360746739/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=4918455049360746739' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/4918455049360746739'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/4918455049360746739'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2006/06/red-hot-chili-pepper-stadium-arcadium.html' title='RED HOT CHILI PEPPER “Stadium arcadium” – WB'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-2025704616861134566</id><published>2006-05-01T20:59:00.000+01:00</published><updated>2007-10-27T21:01:31.665+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock inglese'/><title type='text'>MORRISSEY “Ringleaders of the tormentors” – Attack/Sanctuary</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;In molti mi han detto: “Scommetto che la prossima volta scriverai di Morrissey...” Era così ovvio, banale quasi; che ho deciso che in effetti vi parlerò del nuovo album di Morrissey. A dire il vero c’erano varie cose valide di cui occuparsi, Organ, Gotan Project, Flaming Lips, Prince, Calexico tra gli altri, ma si sa, i gorgheggi del buon Stephen Patrick sono per me quello che di questi tempi i goals di Toni sono per i tifosi della Fiorentina. Si è molto chiacchierato sul fatto che questo disco sia stato realizzato a Roma e non capisco perché; quando Nick Cave andò a vivere in Brasile, nessuno si aspettava da lui una svolta a base di samba. Anche se il prossimo album dovesse essere un “Live in Frosinone” chissenefrega. Qui c’è tutto il Morrissey amato/odiato da fans e detrattori, ma soprattutto una serie di canzoni di altissimo livello, suonate ed arrangiate alla perfezione (e non solo per gli archi di Morricone che, non per tornare sui soliti argomenti, nessun rocker nostrano ha mai sfruttato a dovere). Per il resto i consueti titoli che permettiamo solo a lui e testi in linea con lo spleen di Moz, dove si azzarda pure una rima come “Piazza Cavour/what’s my life for?” (Lui dice “cavor” disprezzando i francesismi da buon britannico). L’Italia di Morrissey del resto è quella kitch vista da un certo tipo di stranieri snob che impazziscono per l’orrido e detestano l’ovvio, poi lui sulla goffaggine ci ha costruito una carriera e quale miglior luogo del Belpaese.....&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Cacofonico nr. 29 - 05/06"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-2025704616861134566?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://cacofonico.romagnanotte.com/' title='MORRISSEY “Ringleaders of the tormentors” – Attack/Sanctuary'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/2025704616861134566/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=2025704616861134566' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/2025704616861134566'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/2025704616861134566'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2006/05/morrissey-ringleaders-of-tormentors.html' title='MORRISSEY “Ringleaders of the tormentors” – Attack/Sanctuary'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-7174849428357189471</id><published>2006-04-01T20:53:00.000+01:00</published><updated>2007-10-27T20:58:39.980+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock italiano'/><title type='text'>VINICIO CAPOSSELA “Ovunque proteggi” – Atlantic/Warner    ///   IVANO FOSSATI  “L’Arcangelo” – Columbia/Sony</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:130%;"&gt;FRANCESCO DE GREGORI “Calypsos” - Caravan&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;All’improvviso scatta il coro da ultras: “CAN-TA-U-TO-RE: RAZ-ZA IN-FE-RIO-RE!!” ma a parte questa comicità da Zelig c’è poco da ridere. Canzone d’autore, cosa vuole dire? Dalle nostre parti c’è sempre il macigno “dell’impegno” che penzola sulle nostre teste e da più di trent’anni non si sposta. Capossela è partito da canzonette ubriachette ed oggi è sempre allo stesso punto, con un grande avvenire dietro le spalle. I nomi che si fanno vicino al suo sono sempre gli stessi, compreso Waits, che nel frattempo ha iniziato e concluso tre carriere diverse. Il sottotitolo del lavoro di De Gregori è: “9 nuove canzoni” NUOVE?? Ma se compone sempre la stessa da anni! E’ vero: ha scritto pagine magiche della nostra musica, ma il suo verbo ormai si declina solo al passato. Infine il più sopravvalutato di tutti, il maestro con la m minuscola che di grande ha solamente la spocchia. Esemplare il testo de “Il battito” le cui parole sono state riportate più volte: “Dateci parole poco chiare, quelle che gli italiani non vogliono capire” Per la serie: io sono intelligente, insieme a pochi altri (e chi? Veltroni forse, o Fazio? o Santoro?) mentre la massa è composta da ignoranti. Giudicate voi: Dylan e Cohen non si sono mai permessi. In fondo Fossati si lamenta perché viene ricordato soprattutto per “La mia banda suona il rock” ed anziché essere felice che quella canzone faccia ancora saltare la gente sulle sedie, se ne duole. Non voglio questa gente come compagni delle mie giornate, per fortuna è uscito il nuovo dei Placebo.... &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Cacofonico nr. 28 - 04/06"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-7174849428357189471?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://cacofonico.romagnanotte.com/' title='VINICIO CAPOSSELA “Ovunque proteggi” – Atlantic/Warner    ///   IVANO FOSSATI  “L’Arcangelo” – Columbia/Sony'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/7174849428357189471/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=7174849428357189471' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/7174849428357189471'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/7174849428357189471'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2006/04/vinicio-capossela-ovunque-proteggi.html' title='VINICIO CAPOSSELA “Ovunque proteggi” – Atlantic/Warner    ///   IVANO FOSSATI  “L’Arcangelo” – Columbia/Sony'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-3541121531606522800</id><published>2006-03-01T20:51:00.000Z</published><updated>2007-10-27T20:53:14.313+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock inglese'/><title type='text'>ARCTIC MONKEYS “Whatever people say I am, that’s what I’m not” – Domino Recording</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Ormai è certo: il pubblico è più intelligente della critica. Non che ci volesse granché, ma il vecchio “faro nella nebbia” si è spento una volta per tutte. Così i “saggi” sbattono gli Editors in mezzo agli articoletti dedicati ai due di briscola e la gente li manda in classifica, oppure va a scoprire questi Arctic Monkeys prima dei talent-scouts. Non mi entusiasma questa necstbigzing del pop britannico, ma almeno mi incuriosisce. C’è da dire che sono giovanissimi, non scimmiottano nessuno e suonano molto bene. Le canzoni sono acqua fresca, ma lo erano anche quelle degli Smiths. Dicono di ispirarsi ai Clash, ma non è vero, sembrano a volte dei Nirvana allegri (ascoltare il brano di apertura pleeese...), con chitarre taglienti e ritmica nervosa, per fortuna loro molto poco brit-pop. Altre volte vengono in mente le ruffianerie di classe di certi Rolling Stones, oppure i Police degli esordi, ma senza finto background giamaicano. In pratica ci sono molte cose buone e da’ l’idea di essere un disco che non porta certo la rivoluzione nella musica rock, ma potrebbe annunciarne una. Restate sintonizzati....&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Cacofonico - 03/06"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-3541121531606522800?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://cacofonico.romagnanotte.com/' title='ARCTIC MONKEYS “Whatever people say I am, that’s what I’m not” – Domino Recording'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/3541121531606522800/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=3541121531606522800' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/3541121531606522800'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/3541121531606522800'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2006/03/arctic-monkeys-whatever-people-say-i-am.html' title='ARCTIC MONKEYS “Whatever people say I am, that’s what I’m not” – Domino Recording'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-1646880856056871832</id><published>2006-02-01T20:48:00.000Z</published><updated>2007-10-27T20:51:10.774+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock americano'/><title type='text'>THE STROKES “First Impression of Earth” – RCA/Sony&amp;Bmg</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Quando mi sono presentato alla cassa del discount (attenzione, ho detto discount...) avevo in mano questo cd ed un altro di canzoncine da regalare ad una pupetta di quattro anni. Chissà perché, mentre li osservavo, avevo la sensazione che “Le tagliatelle della Nonna Pina” fosse più eversiva di “Juicebox” già stravisto su emtivì (brutto video fra l’altro). Molti mi scrivono: “Dici sempre le stesse cose...” ed io che sono uno che ci tiene al prestigio, me ne risento, ma adesso come cazzo faccio a non dire che il rock è arrivato ad un punto morto, ascoltando questi strocs, che come tutti gli altri citano ogni meraviglia del rock senza ovviamente toccarne le vette. Questo non è altro che il catalogo PostalMarket del suono degli ultimi trent’anni, dove si può trovare di tutto ed a basso prezzo. Qualche esempio? Gli inevitabili: Ask me anything (Velvet), You only live once (Stones), ma in giro c’è anche zio Iggy. Le sorprese d’artista: Juicebox (non assomiglia, ma E’ Peter Gunn di Mancini, per fortuna non quello dell’Inter), 15 Minutes (Pogues, addirittura...). In più è stato istituito un concorso: chi scoprirà quale merdosa hit da classifica si nasconde all’interno di “Razorblade”, vincerà una settimana a pranzo e a cena a casa di uno del Cacophonico. Iscrivetevi. Comunque non è colpa loro, è il tempo che passa il vero nemico. Chi avrebbe pensato 10 anni fa che le prestazioni di Korn sarebbero diventate l’aria fritta di oggi ed anche noi che incensavamo pochi mesi fa i SOAD, lodandone lo spirito iconoclasta, ci troviamo quanto meno dubbiosi sull’operazione furbetta dei due cd al prezzo (pieno) di due. E’ vero: dico sempre le stesse cose e va a finire che tra qualche mese ascolterò questo cd con un certo piacere. Comunque tra gli scaffali ho visto due magnifiche ristampe dei Fairport Convention, quasi quasi torno indietro e......&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Cacofonico - 02/06"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-1646880856056871832?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://cacofonico.romagnanotte.com/' title='THE STROKES “First Impression of Earth” – RCA/Sony&amp;Bmg'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/1646880856056871832/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=1646880856056871832' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/1646880856056871832'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/1646880856056871832'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2006/02/strokes-first-impression-of-earth.html' title='THE STROKES “First Impression of Earth” – RCA/Sony&amp;Bmg'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-9137768347230148027</id><published>2006-01-02T08:09:00.000Z</published><updated>2007-10-28T08:12:13.928Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock italiano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Articoli'/><title type='text'>M.E.I. COIONI!!!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;L’espressione nasce spontanea dopo aver letto i numeri della rassegna faentina. Lungi da noi criticare il lavoro che da anni il mefistofelico Giordano Sangiorgi e l’angelica Roberta Barberini svolgono nell’ambito musicale della Romagna, ma i numeri nella vita non sono tutto. Innanzitutto fare un Meeting di stampo professionale con ambizioni internazionali a Faenza è come fare il Salone della Nautica a Pieve di Cadore, ma anche qui non si può certo criticare chi ha creduto in questa manifestazione e l’ha fatta crescere in un ambiente provinciale e lontano dalle grandi rotte “commerciali”.  Il problema non è questa rassegna od un’altra eventuale, più grande ed eventualmente legata ad avvenimenti sinergici (stile Midem per intenderci) ma è proprio la musica ad avere davanti a sé un futuro affatto roseo. Non parlo solo di mercato, affossato dai talent-scout più ignoranti del pianeta, ma proprio della musica come l’abbiamo sempre intesa: un veicolo di emozioni e suggestioni in grado di farci vedere la vita in modo diverso. A chi dovrebbe salvare la vita il r’n’r di oggi? Quale rivoluzione della mente od anche solo dei costumi, dovrebbe suffragare? La risposta non c’è. Basta solo accorgersi che ci sono settori molto più avanti nella ricerca di una risposta. Le arti visive ad esempio e non parlo di cinema, ormai al grado zero anch’esso, sopravvivente solo grazie all’ossigeno velenoso dei remake, quanto piuttosto il design, l’architettura, certi settori della pittura e della fotografia ed anche la moda è più avanti delle chitarre elettriche (cosa che poi è sempre accaduta...). Non sarà dunque il MEI con i suoi venti tavolini dove lasciare i demo, o le quattro tarantelle ascoltate in giro o, peggio ancora i dibattiti, che ritornano ciclicamente sempre sugli stessi argomenti,  ad indicarci una rotta, perché in verità non c’è nessun mare da solcare. Una volta le indies nostrane erano un semplice parcheggio per talenti speranzosi di finire al più presto in una major; niente a che vedere con ciò che accadeva all’estero ( e che accade da noi nell’editoria ad esempio) dove il gusto della scoperta era all’ordine del giorno. Oggi i colossi del disco non fanno altro che gonfiare i prezzi dei cd o truffare i giovani beoti con le suonerie per cellulare, la creatività è andata a farsi fottere e il processo è irreversibile. Certo che se il MEI non esistesse la cosa sarebbe ancora più triste; lasciamolo allora a chi crede ancora di poter far sentire la sua voce, ma consideriamo il tutto come una grande sagra paesana e non lo diciamo con disprezzo, ma proprio in nome di quel senso di intimità dei pochi eletti, di massoni del suono lo-fi, consegnando casomai qualche premio in meno (darne tanti non è segno di qualità) ed evitando di calpestare il lordume di personaggi affatto degni della causa (vedi Red Ronnie, i Nomadi e soprattutto Celentano finto spirito libero). In ogni caso auguri per il decennale. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Cacofonico 01/06"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-9137768347230148027?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://cacofonico.romagnanotte.com/' title='M.E.I. COIONI!!!'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/9137768347230148027/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=9137768347230148027' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/9137768347230148027'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/9137768347230148027'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2006/01/mei-coioni.html' title='M.E.I. COIONI!!!'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-1898827226783120143</id><published>2006-01-01T20:44:00.000Z</published><updated>2007-10-27T20:46:06.562+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Elettronica'/><title type='text'>ROYKSOPP “The understanding” – Virgin</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Un po’ è colpa mia: avrei dovuto parlarvi di questo disco quando è uscito, ma ho tardato ad acquistarlo. Per il resto è colpa del livello generale della musica di questi tempi che mi obbliga a ripescare un lavoro datato, perché il panorama delle novità offre poco o nulla. Mi piace comunque tornare sui Royksopp  in quanto uno dei pochi ensemble musicali ad avere un suono moderno. Questo non per la matrice elettronica del loro lavoro, ma perché in grado di rappresentare la tensione della contemporaneità. Li aiuta l’approccio non minimale al suono sintetico, con un’attitudine orchestrale che li porta dai lidi dei mai abbastanza considerati Pet Shop Boys (spernacchiati negli anni passati dagli adoratori del r’n’r sudato) fino ai limiti del progressive ed anche se sembra un’assurdità il sample dei Camel (altra band da riprendere in considerazione) la dice lunga. Musica per lo più spiazzante ed inedita che affonda però le sue radici in suggestioni antiche e che è in grado di aumentare il suo fascino ad ogni ascolto, con quanti altri vi è successo ultimamente (da Vasco ai Korn e da Eros agli Audioslave)?&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Cacofonico - 01/06"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-1898827226783120143?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://cacofonico.romagnanotte.com/' title='ROYKSOPP “The understanding” – Virgin'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/1898827226783120143/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=1898827226783120143' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/1898827226783120143'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/1898827226783120143'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2006/01/royksopp-understanding-virgin.html' title='ROYKSOPP “The understanding” – Virgin'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-5473469403782167618</id><published>2005-12-01T20:38:00.000Z</published><updated>2007-10-27T20:41:02.539+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Classica'/><title type='text'>MAURIZIO POLLINI “Chopin Nocturnes” – Deutsche Grammophone</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Già vi sento: “Ecco che Tragic si è rimbambito, la prossima volta ci recensirà Cremonini” oppure “Il solito coglione-snob che vuol far vedere di essere intelligente ascoltando la classica...”  Pensate quello che vi pare, ma non è che in giro ci siano grandi capolavori e la musica di Chopin è moderna perché è partito dal folklore polacco per poi sposare i suoni del mondo di allora, in una parabola artistica che può ricordare quella di Dylan e Waits. Dimenticate poi gli smoking e le campionesse di lifting scolpite dalla lacca e strafatte di cipria. Lasciate perdere i lampadari giganteschi e il velluto ammorbante delle poltrone. Pollini è un grande sul serio che ha portato la sua arte dentro le fabbriche ed ha suonato per operai, studenti e contadini. Il suo impegno contro la guerra è partito dal Vietnam ed è arrivato fino all’Iraq dei giorni nostri, facendo saltare le coronarie a più di un nazi-palchettista. Il suo tocco straordinario ci riconcilia con un mondo fatto di armonie non solo musicali ed è l’arma migliore contro tutte le guerre, non solo quelle con i fucili  e l’elmetto. Il peggior nemico dei nostri tempi è il cinismo, ascoltando questi Notturni ve lo dimenticherete. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Cacofonico  - 12/05"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-5473469403782167618?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://cacofonico.romagnanotte.com/' title='MAURIZIO POLLINI “Chopin Nocturnes” – Deutsche Grammophone'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/5473469403782167618/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=5473469403782167618' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/5473469403782167618'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/5473469403782167618'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2005/12/maurizio-pollini-chopin-nocturnes.html' title='MAURIZIO POLLINI “Chopin Nocturnes” – Deutsche Grammophone'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-7735228551003278107</id><published>2005-11-01T20:35:00.000Z</published><updated>2007-10-27T20:38:26.169+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock inglese'/><title type='text'>FRANZ FERDINAND   “You could have it so much better” – Domino</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Perché parlare male di un disco piacevole? Perché no, dirà qualcuno; ma noi più che parlar male del pezzettino tondo di plastica che inseriamo nel lettore, ce la prendiamo con la band. Se in 40 anni siamo passati dai Baronetti agli “sboronetti” nel brit-pop un  motivo ci sarà; così dopo i grandi gruppi del passato che innovavano senza accorgersi di nulla, sulla nostra strada abbiamo incrociato band che facevano grandi proclami e piccoli dischi. Prendete i membri di questa band che prende il nome da un imperatore austriaco ed è la meno mitteleuropea del mondo; vanno in giro a dire che l’unica cosa che interessa loro è fare cose diverse dagli altri. Noi siamo disposti a credergli, poi la superhit “Do you want to” non è altro che lo sdoganamento di “Supe-Superman” di Miguel Bosè,  “Walk away” è un plagio dei Kraftwerk,  nel riff di “What you meant” ci potreste tranquillamente cantare “guida la mia macchina!” senza problemi e “I’m your villain” è praticamente “Miss You” degli Stones. ...e allora? Allora, ascoltatelo (fino in fondo perché, ottimo caso di antimarketing, i brani migliori non sono all’inizio...) canticchiatelo, ballatelo e vi divertirete sicuramente, ma se volevate un disco non beatlesiano, con ritmiche stonesiane e spruzzate velvettiane, lasciate stare questo disco e recuperate quello degli House of Love di qualche mese fa, loro sì degli innovatori. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Cacofonico - 11/05"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-7735228551003278107?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://cacofonico.romagnanotte.com/' title='FRANZ FERDINAND   “You could have it so much better” – Domino'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/7735228551003278107/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=7735228551003278107' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/7735228551003278107'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/7735228551003278107'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2005/11/franz-ferdinand-you-could-have-it-so.html' title='FRANZ FERDINAND   “You could have it so much better” – Domino'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-257958112037940453</id><published>2005-10-01T20:32:00.000+01:00</published><updated>2007-10-27T20:35:34.791+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock italiano'/><title type='text'>LIGABUE  “Nomi e cognomi” - WB</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Ligabue, ovverossia la SuperValutazione dell’usato. E sebbene si tratti di usato sicuro, (sicuro nel senso che questo disco venderà sicuramente, mi augurerei non fosse così, ma è più facile credere in una diminuzione del prezzo della benzina) possiamo essere certi che parole come hip-hop, post-rock, grunge od altre che hanno fatto avanzare in qualche modo la storia della musica, siano a lui del tutto sconosciute. Qui siamo all’età della pietra del rock, dove, come in tutti gli altri album, si alternano il classico “pezzotirato” e la “ballataintimista” per un totale di undici brani assolutamente uniformi, con testi infarciti di frasi fatte. Il Luciano più magro della musica retorica emiliana non rischia nulla e si mostrerà come sempre vincente (ed è strano per un interista...), nonostante qualche giorno fa abbia trascinato duecentomila persone davanti ad una radiolina. Non è un genio, ma lui lo sa e per questo il primo brano attacca come il più famoso dei Nirvana ed il secondo ha un giro “gansendrosis”, così resta sempre in quella posizione ruffiana, ma redditizia, tra finta indipendenza e mainstream. Vuole un nome ed un cognome? Perfetto: Gianluca Grignani ha molto più talento di lui!&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-257958112037940453?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://cacofonico.romagnanotte.com/' title='LIGABUE  “Nomi e cognomi” - WB'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/257958112037940453/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=257958112037940453' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/257958112037940453'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/257958112037940453'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2005/10/ligabue-nomi-e-cognomi-wb.html' title='LIGABUE  “Nomi e cognomi” - WB'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-2378440299656988576</id><published>2005-08-01T20:30:00.000+01:00</published><updated>2007-10-27T20:32:46.204+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock americano'/><title type='text'>WHITE STRIPES   “Get behind me Satan” – XL/ Self</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;I Cacofonici, nonostante la calura, mi chiedono uno sforzo ulteriore ed ecco allora che…. sssiore e ssiori vi proporremo un numero mai tentato prima! Recensiremo quest’album senza averlo mai ascoltato!!!! (In verità lo fanno in parecchi, poi gente come Luzzato Fegiz che ascolti un disco oppure no, capisce uguale) Dalla copertina già si può intuire che questo duo (vai con il tormentone: marito e moglie? Fratello e sorella? Cugini da parte di madre? Schiava e padrone? Casalinga ed idraulico? Ma a chi cazzo possono interessare queste storielle?) è ad un svolta che segue quella del disco precedente ed a forza di svoltare sono sempre lì allo stesso punto. I tredici brani non presentano grandissime novità ed il suono resta a metà strada fra il folk urbano, che molti definiscono stiloso e chincaglierie blues alla Beck che mandano in brodo di giuggiole gli “alternativi”. Un disco ruffiano che sta con un piede nel mainstream e l’altro nell’indipendenza (non la Guerra interpretata guarda caso dal buon Jack White attore), ma può piacicchiare e di più alla musica di oggi è difficile chiedere, soprattutto da stelline dell’indie come queste, che non saranno mai capaci di scaldare veramente il cuore.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Cacofonico 08/05"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-2378440299656988576?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://cacofonico.romagnanotte.com/' title='WHITE STRIPES   “Get behind me Satan” – XL/ Self'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/2378440299656988576/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=2378440299656988576' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/2378440299656988576'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/2378440299656988576'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2007/10/white-stripes-get-behind-me-satan-xl.html' title='WHITE STRIPES   “Get behind me Satan” – XL/ Self'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-2467754197620707173</id><published>2005-07-03T20:25:00.000+01:00</published><updated>2007-10-27T20:29:56.800+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Live'/><title type='text'>Live 8 o Live Cotto?</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Molti di voi sapranno che io non amo affatto i concerti. Li trovo un rito arcaico ormai desueto quanto il loro nonno,  il circo equestre, ormai fortunatamente quasi scomparso, e la loro mamma, l’opera lirica, che invece ancora succhia soldi pubblici che potrebbero essere destinati a miglior sorte. Non me ne vorrà l’amico Pennello  a cui non è il pene a dare  il pane, ma proprio questi avvenimenti sudaticci/mondani. Ogni tanto qualche avvenimento degno di nota c’è, ma non è certo il caso del Laivotto. Come sempre qualcuno si alzerà per dire: ma l’importante è aver segnalato al mondo i problemi di…, ma è una cazzata, la musica è la cosa più importante e non può essere usata come scusa da chi in un anno prende più royalties del PIL di due paesi del quarto mondo. In più se volessero fare delle cose serie, dovrebbero stracciare i loro contratti miliardari stipulati con major azioniste di fabbriche d’armi o rinunciare agli spot pubblicitari di aziende che con interessi in campo petrolifero foraggiano sanguinose guerre. Si potrebbe anche obiettare che Geldof ha organizzato questa kermesse per rilanciare la sua inesistente carriera, ma i simpatici subsahariani (a cui va ovviamente tutta la nostra simpatia ed il nostro rispetto) dovrebbero soprattutto preoccuparsi perché dal Live Aid del 1985 in qua le cose per loro sono addirittura peggiorate. “Cancellare il debito” è solo un insieme di parole ripetute allo sfinimento che non significano nulla, sarebbe molto meglio stanare i tesori nascosti alle Isole Cayman o nella civilissima Svizzera di quei dittatori feroci a suo tempo sostenuto dai governi occidentali. Per quanto riguarda il lato musicale è stato pure peggio della dissenteria, autentica piaga dei paesi africani. L’accozzaglia dei buoni sentimenti trasportati dalle limousine sui palchi, ha prodotto il nulla, che è la vera cifra stilistica della nostra epoca; non per niente, Coldplay a parte, le canzoni più belle avevano minimo vent’anni.  C’è da dire che gli italiani hanno brillato come sempre per pochezza, non tanto per la qualità artistica (Renato Zero è un performer migliore di Robbie Williams, Mayala Carey fa sempre rimpiangere la Pausini) quanto per quella organizzativa, che non va mai oltre la sagra di paese. Qualche perla nel letame si è vista, come Bjork dal Giappone, o la conclusiva “One hundred years” (un messaggio di speranza, eh Smith?) dei Cure da Parigi. Per il resto è film dell’orrore puro, in versione multitasking sul satellite, che ci ha permesso di non perderci la “Roma capoccia” di Venditti con Baglioni e Britti (che non sapevano il testo), come il pistolotto ecumenico di papa BONOdetto XVI. Bizzarrie sparse: i REM non ispirati guidati da Stipe mascherato da Paperinik e l’assurdo coro di elogi per Madonna, il cui successo, a proposito di avventi mariani, è il quarto segreto di Fatima, perché non sa cantare, non sa ballare ed ha lo stesso sex-appeal di Livia Turco. Però in mezzo a tutta questa miseria il miracolo è veramente avvenuto, Mosè ha diviso le acque. Passata la mezzanotte, ecco sul palco quattro vecchi, vestiti come possono esserlo solo i musicisti di un dopolavoro ferroviario alla festa del patrono, in barba al marketing imperante che pezzi di merda come Chiambretti fingono di irridere. Il repertorio è composto da canzoni talmente note che le canta anche il tuo comodino e tutti sono lì pronti a farsi una grassa risata, ma la serata, anziché grondare torrido sarcasmo, si illumina di magia. La Freccia del Tempo scocca in senso contrario e va verso un’epoca perduta quando il rock era veramente il Verbo e torna indietro per suscitare a molti antiche e sopite emozioni ed a quelli che ancora nel  1981 erano casomai niente più che spermatozoi stupore per non aver mai ascoltato cose simili nel band coeve. Ecco allora che le cose finalmente hanno un senso e ci sentiamo meglio, non tutto il tempo dedicato a questo enorme karaoke è stato sprecato e dopo un fiume di parole inutili, parole importanti, ma assolutamente sprecate e svuotate come bontà, cinismo, solidarietà, evento, fame, debito, povertà… ci accorgiamo di aver dimenticato da tempo la più importante: leggenda.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Cacofonico  08/05"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-2467754197620707173?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://cacofonico.romagnanotte.com/' title='Live 8 o Live Cotto?'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/2467754197620707173/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=2467754197620707173' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/2467754197620707173'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/2467754197620707173'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2005/07/live-8-o-live-cotto.html' title='Live 8 o Live Cotto?'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-2568070973002719046</id><published>2005-07-01T20:17:00.000+01:00</published><updated>2007-10-27T20:20:55.635+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock italiano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock inglese'/><title type='text'>MORGAN   “Non al denaro, non all’amore, nè al cielo” – Sony   ///   COLDPLAY  “X&amp;Y”  - Parlophone/EMI</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;… e se vi dicessi che De Andrè è sopravvalutato, voi mi tirereste quello che vi capita fra le mani, vero? Probabilmente avete ragione, allora diciamo che le canzoni di De Andrè sono tra quelle che risentono maggiormente dell’usura del tempo. Si potrebbe aggiungere che ognuno ha le star che si merita  (come il governo… ma che cazzo di peccato mortale abbiamo commesso poi…) così qui ci troviamo di fronte ad un connubio gossiparo  di cantanti + attrici (anche se definire Asia Argento un’attrice è come dire che un portabiciclette è una scultura o che Castelli è un ministro…) ma le consonanze si fermano qui. Sui Coldplay, alle prese con il difficile terzo album (quello che per i veri giornalisti  segue il difficile album d’esordio ed il difficile secondo album) la stampa specializzata era pronta a sparare a zero, ma Martin &amp;amp; soci li han messi a sedere, così al massimo si è parlato di noia, come i critici musicali di Repubblica (perché Repubblica ha dei critici musicali???) od il New York Times che poi casomai sbava dietro ad un posteggiatore abusivo di nome James Burp o Blunt che sia. I migliori però sono quelli di R. Stone Italia (questo sì un gran periodico, con quei bei fogli grandi e resistenti, perfetti per incartarci il pesce) che rovesciano il mondo, snobbando i Coldplay ed incensando il lombardo Castoldi . Voi fidatevi solo del Cacophonico perché anche se “X&amp;amp;Y” non è un capolavoro assoluto, non ha una sola canzone da buttare e raccoglie le migliori sensazioni della musica inglese, dai Beatles ai Radiohead, passando per new-wave ed House of Love (a proposito è uscito da qualche mese un nuovo bellissimo album…).  Non credete alla chiacchiera che vede “X&amp;amp;Y” un lavoro al servizio del suo leader, perché in verità la musica dei Coldplay è una perfetta alchimia di giri armonici, ritmi e melodie unica al mondo. Teneteveli stretti, a meno che in futuro non ci tradiscano come quei tromboni degli U2 ed alle prese con il “difficile” quarto album anziché darci uno Zo-So e ci rifilano una coglionata stile “fuoco indimencabile”. Badate solo alla musica, che  in un disco ha ancora la sua importanza e lasciate i giochini da intellettuali a quelli che danno le lauree honoris-causa a gente come Vasco Rossi (di cui comunque ringraziamo i fans per aver preso a bottigliate le Vibrazioni ed i Velvet…) mentre fanno morire nella miseria Lauzi ed Endrigo… fidatevi, anche De Andrè sarebbe d’accordo….&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Cacofonico - 07/05"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-2568070973002719046?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://cacofonico.romagnanotte.com/' title='MORGAN   “Non al denaro, non all’amore, nè al cielo” – Sony   ///   COLDPLAY  “X&amp;Y”  - Parlophone/EMI'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/2568070973002719046/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=2568070973002719046' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/2568070973002719046'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/2568070973002719046'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2005/07/morgan-non-al-denaro-non-allamore-n-al.html' title='MORGAN   “Non al denaro, non all’amore, nè al cielo” – Sony   ///   COLDPLAY  “X&amp;Y”  - Parlophone/EMI'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-6986184349177389221</id><published>2005-06-01T20:13:00.000+01:00</published><updated>2007-10-27T20:17:02.613+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Metal'/><title type='text'>SYSTEM OF A DOWN   “Mezmerize”  - American/Columbia</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Proletari di tutto il mondo unitevi!! La notizia è questa: il principe Alberto di Monaco, da sempre avvistato al fianco delle più grandi supertope del pianeta, ha messo incinta una cameriera ed una donna delle pulizie. Della serie: se vuoi scopare bene, devi andare dalle donne del popolo; nemmeno Fromm in  “Marx e Freud” era arrivato a tanto. La questione si ripropone con i SOAD, che come immigrati armeni nella ricca terra hollywoodiana  potevano al massimo aspirare ad una grande carriera di lavamacchine o scippatori ed invece sono diventati delle stelle del metal. Il nuovo disco in parte, parla proprio di questo, ma l’argomento è presente in tutta la loro musica. L’etnia degli armeni (ricordiamolo perché fa bene: prime vittime di uno sterminio di massa nel secolo scorso ad opera dei Neo-Europei Turchi, che continuano a negare) non è presente in senso di musica folk, ma come strana forma di follia che si estende da tutti i paesi balcanici fin verso l’Asia, dove tutto si accumula, si mischia, si cancella per poi rinascere sotto nuova forma. Del resto in ogni canzone dei SOAD ci sono idee per almeno un paio di lp e noi fai in tempo a scaldarti muscoli su un riff nu-metal che devi già memorizzare un ritornello funkeggiante e quando l’hai fatto i nostri sono già in un’opera lirica. Mezmerize accentua ancor di più dei dischi precedenti questa tendenza, arrivando quasi alla schizofrenia ed in un ossatura granitica entrano ed escono riferimenti new wave, punk ed hardcore, più qualche peccato veniale come una ballata di marca Hetfield che però è fatta talmente bene, da non potersi confondere con i tanti Petallica (i Metallica fatti col culo) che invadono i canali satellitari musicali. Proletari di tutto il mondo, siamo di fronte ad una band più anarchica che comunista, ma se oggi volete apprezzare lo spirito che fu dei PIL e dei Dead Kennedys, unitevi ai SOAD.  &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Cacofonico 06/05"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-6986184349177389221?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://cacofonico.romagnanotte.com/' title='SYSTEM OF A DOWN   “Mezmerize”  - American/Columbia'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/6986184349177389221/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=6986184349177389221' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/6986184349177389221'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/6986184349177389221'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2005/06/system-of-down-mezmerize.html' title='SYSTEM OF A DOWN   “Mezmerize”  - American/Columbia'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-6552403846564077947</id><published>2005-05-01T20:09:00.000+01:00</published><updated>2007-10-27T20:13:32.686+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock italiano'/><title type='text'>AFTERHOURS  “Ballate per piccole iene” – Mescal    ///   MARLENE KUNTZ “Bianco sporco” - Virgin</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Se un miracolo l’ha fatto questo papa è stato per il giorno del suo funerale, quando incredibilmente Radio Deejay ha smesso di trasmettere della musica di merda ed ha dato spazio a musicisti di assoluto valore che vanno dai vecchi Rolling Stones (non certo la multinazionale del gerovital di oggi) ai Coldplay, dai migliori REM ad addirittura Janis Joplin, passando per Dylan, di cui, per non far mancare il loro greve senso dell’umorismo, adatto al loro pubblico di brufolosi adolescenti incapaci di incrociare due congiuntivi (tanto per la PS2 non servono...) hanno trasmesso “Knockin’ on heaven’s door”. Detto questo sulle nostre radio, perché ultimamente è capitato ascoltare tra qualche “tunza-tunza” alcuni brani delle due MBRI (Migliore Band Rock Italiana). Non è che sulla nostra FM si sono messi a cagare l’intelligenza, semplicemente cercano altre strade, ma credendo di fare un favore alle due MBRI, in verità le danneggiano, perché anch’esse non riescono ad elevarsi oltre l’omogeneità diffusa. Qui non si tratta di evidenziare la ormai acquisita inferiorità del rock italiano in generale, quanto cercare di capire perché il periodo sia così avaro di creatività. Idee che arrivano dall’ormai onnipresente  mondo della tv (anche i titoli...), canzoni da cantautorame mischiate al suono rock d’oltreoceano con cui si sonorizzano anche i programmi per i bambini (ve lo giuro: Audioslave su RaiSat Ragazzi!); echi di formazioni grandissime come i Matia Bazar ed i troppo citati Area a loro tempo snobbate e comunque irraggiungibili per questi pseudo-talenti. Tutto insieme per un cocktail non indigesto, ma semplicemente inoffensivo, la cosa peggiore per un gruppo rock. Sono esterofilo? Sì, è vero... e allora? Nessuno in tutti questi anni è mai riuscito a smentirmi.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da  Cacofonico 05/05"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-6552403846564077947?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://cacofonico.romagnanotte.com/' title='AFTERHOURS  “Ballate per piccole iene” – Mescal    ///   MARLENE KUNTZ “Bianco sporco” - Virgin'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/6552403846564077947/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=6552403846564077947' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/6552403846564077947'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/6552403846564077947'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2005/05/afterhours-ballate-per-piccole-iene.html' title='AFTERHOURS  “Ballate per piccole iene” – Mescal    ///   MARLENE KUNTZ “Bianco sporco” - Virgin'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-2014549216863236445</id><published>2005-04-01T20:06:00.000+01:00</published><updated>2007-10-27T20:09:05.846+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock americano'/><title type='text'>BECK  “Guero”  –  Interscope/Geffen</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Alle ultime elezioni, quelle regionali, quelle che secondo qualcuno non avrebbero avuto alcun contraccolpo, per chi avrebbe votato Beck? Conoscendo la sua indole “slacker” probabilmente avrebbe optato per l’astensionismo, oppure sapendolo vegetariano e salutista, per i Verdi (perché c’è un partito dei Verdi in Italia?). Ascoltando il primo brano però troviamo un brano radiofonico furbo e ci vengono in mente alcune astuzie pannelliane, anche se poi gli EMF saranno là fuori a cercare il signor Hansen per fargli un culo così (ma è la moda: sul satellite gira una magnifica versione di “Unbelievable” in croato...). Alcuni brani successivi, di stampo terzomondista rafforzano l’idea di un Beck vicino a Bertinotti, ma il sintetizzatorino di “Girl” ci riporta ai Righeira, noti simpatizzanti di destra e la voce di “Missing” va direttamente allo Sting molto amato dai socialisti negli anni 80, oggi obbligatoriamente forzitalisti. Se ci aggiungiamo alcune suggestioni r’n’b sparse per il disco, ci ricordiamo che il ministro leghista Maroni è un grande appassionato di questo genere e la confusione aumenta. L’attacco di “Farewell ride” poi rimanda agli Zeppelin che, si sa, erano impregnati di umore celtico, così anche Bossi è contento (sempre che riesca ad accorgersene), mentre altri brani sono proprio acqua nemmeno-troppo-fresca, come le idee di Rutelli. Insomma, dove collocare questo Beck, che sembra non star bene nel mainstream, ma rifugge anche il prototipo dell’alternativo? La risposta è però evidente, perché solo sotto il vecchio scudo crociato ci si trovava tanto eclettismo, inteso però come capacità di stare con tutti e con nessuno. Così gira e rigira, l’abbiamo scoperto: la musica di Beck è musica democristiana!&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-2014549216863236445?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/2014549216863236445/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=2014549216863236445' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/2014549216863236445'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/2014549216863236445'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2005/04/beck-guero-interscopegeffen.html' title='BECK  “Guero”  –  Interscope/Geffen'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-5364316038662846474</id><published>2001-05-01T21:17:00.000+01:00</published><updated>2007-10-26T21:18:10.547+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Metal'/><title type='text'>SYSTEM OF A DOWN  "Toxicity"  -  Columbia</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Quando un gruppo “alternativo” (odiosa parola, soprattutto che di alternativo non c’è più nulla) diventa velocemente un classico, ecco che certa stampa storce il naso. Da sempre la critica musicale si batte per le minoranze più o meno etniche e supporta i beatiful losers così come il WWF si batte per la sopravvivenza del Fringuello Nano della Val di Non. Nulla da eccepire, ma se è vero che la sinistra al potere non è più stata in grado di essere sinistra, è altrettanto palese che la stampa musicale non è in grado di essere critica quando trova uno dei suoi beniamini nelle charts. Si sospetta immediatamente, si punto il dito contro la emtivizzazione del suono alternativo e via a banalità del genere. Toxicity è talmente bello da non aver bisogno di parole di accompagnamento, ma visto che lo snobismo è sempre dietro l’angolo, ci sembra giusto difenderlo. Chi parla di già sentito ha ragione, ma anche questa è una discussione ritrita quanto i programmi televisivi di Santoro. Dietro questi quattro folli c’è tutta la storia della musica, ma non è colpa loro se hanno esordito a quasi cinquant’anni dalla nascita del r’n’r. La carica che esce da questo lavoro è unica, che poi uniscano idee di Metallica, Primus, Soundgarden e Korn è solo un gusto da musiquephiles e se i loro brani sono praticamente psicodrammi che vanno dagli incubi degli Alice in Chains a quelli dei Tool, come e soprattutto in “Chop Suey” (nonostante uno dei videoclip più brutti mai visti…) li iscrive nella lista di coloro che hanno segnato il suono estremo di questi anni. Dei giganti, sul serio.   &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-5364316038662846474?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/5364316038662846474/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=5364316038662846474' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/5364316038662846474'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/5364316038662846474'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2001/05/system-of-down-toxicity-columbia.html' title='SYSTEM OF A DOWN  &quot;Toxicity&quot;  -  Columbia'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-4538478340653140995</id><published>2001-01-07T21:14:00.000Z</published><updated>2007-10-26T21:15:48.692+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock inglese'/><title type='text'>PLACEBO  "Black market music"  -  Hut/Virgin</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Non so in che rapporti  siano con la stampa i Placebo, ma credo che non siano idilliaci. Il sospetto mi viene dal fatto che i dischi di questa band che prende a piene mani dalla new-wave, sono troppo interessanti per interessare veramente i critici (quelli veri, quelli che ricevono i dischi gratis, quelli che vanno alle feste delle case discografiche, quelli che non scopano mai…) e poi il Brian bambino/bambina non fa più notizia. Forse è un problema sentimentale ed in questi tempi cinici non c’è più spazio per il romanticismo. Si è parlato molto (troppo) della chitarra rotta a Sanremo, ma poco di chi invece ha rotto il cazzo presentando quel circhetto di puttane di periferia ed incassando miliardi per parare poi del cantante il signor Placebo. Complimenti! Ma siete ancora disposti ad ingoiare tutta questa merda? Sì, allora come direbbe Moretti, i Bluvertigo (che pur pescando nello stesso mare di Molko &amp;amp; Co., non tirano su le perle, ma le scarpe rotte) ve li meritate proprio!&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Jammai nr. 38 - 01-02-03/00"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-4538478340653140995?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/4538478340653140995/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=4538478340653140995' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/4538478340653140995'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/4538478340653140995'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2001/01/placebo-black-market-music-hutvirgin.html' title='PLACEBO  &quot;Black market music&quot;  -  Hut/Virgin'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-6664161831890750265</id><published>2001-01-05T21:08:00.000Z</published><updated>2007-10-26T21:21:11.522+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pop'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock inglese'/><title type='text'>BJORK  "Selma Songs"  -  Polydor/Universa</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;PJ HARVEY “Stories from the city, stories from the sea” - Island&lt;br /&gt;MINA “Dalla terra” - PDU&lt;br /&gt;MADONNA “Music” – Maverick/WB &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Quattro Superdonne/Superstars Quattro, alle prese con quattro lavori, assolutamente diversi per stili ed intenzioni, ma praticamente identici nel risultato: una certa, strana, sensazione deludente. Sicuramente stelle nel proprio firmamento, questi dischi sembrano realizzati per cercare un’affermazione al di là dei propri confini. Le quattro grasse vacche cercano di brucare erba diversa dai pascoli abituali e fan bene, ma da che cosa sono spinte? Polly, la più cara a noi tutti, da tempo cerca più che una consacrazione definitiva, una strada lastricata di belle canzoni che però la tolga dalla scomoda situazione di eterna reginetta dell’alternative. Ci ha provato in varie maniere, ma il ruvido smalto degli esordi si è un po’ appannato e questo disco che si può definire di anti-drum’n’bass, visto che la base ritmica è inesistente o sepolta, non aggiunge molto al suo palmares. Trottolino Islandese invece gioca una carta importante, unendo le indubbie doti canori a quelle d’attrice. Nulla da dire: “Dancer in the dark” è un signor film, compreso quel tanto di astuzia commerciale che aiuta anche le opere più off, ma comunque ruffiane. Si è parlato eccessivamente dell’interpretazione di Bjork, che confusa in mezzo alle pieghe melodrammatiche del film è stata definita anche strabiliante, ma se la si confronta con la Emily Watson de “Le onde del destino” la distanza diventa siderale. Bene farebbe Bjork a non desistere dall’idea di interrompere qui la sua carriera d’attrice, lascerebbe un buon ricordo. Le canzoni però sono belle, anche se con qualche vizio orchestrale di fondo e lei è indubbiamente brava. A proposito di bravura torniamo a quella che Liza Minelli ( oh, mica quella laringomaniacafaringoassatanata di Giorgia o Elisa, la regina della forfora!) ha definito la più grande di tutte: Mina Mazzini. Bella e coraggiosa l’idea, ma alla fine il risultato è da sagra della ciambella, forse perché la Tigre di Cremona che ora vive a Brescia, come sue abitudine tratta tutti i repertori con leggerezza ed umorismo (una dote nel maggiore dei casi) ma che qui richiedeva un’introspezione più profonda. …e poi sarebbe ora di togliersi dalle palle tutti quei collaboratori che la seguono da un secolo! Dulcis (per modo di dire) in fundo, la signora Ciccone, che poco più in là dei quaranta, cerca una nuova immagine (l’ennesima!), ma soprattutto un nuovo pubblico. Diciamo subito che i dischi sa farli, o meglio è brava a scegliersi musicisti ed arrangiatori così come è brava a far parlare di sé, ma manca sempre qualcosa che la faccia entrare nell’olimpo delle grandi e pensare che le doti non le mancano e si impegna, vedi la versione unplugged del Letterman Show. Comunque dopo aver sposato il Muccino inglese ed aver fatto un figlio con lo stesso nome di Siffredi (o era in onore di Bottiglione, o forse del paron del Milan, sempre politica è…) aspettiamo qualcosa di più succulento. Il futuro è donna? Per ora ancora no. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Jammai nr. 38 - 01-02-03/01"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-6664161831890750265?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/6664161831890750265/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=6664161831890750265' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/6664161831890750265'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/6664161831890750265'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2001/01/bjork-selma-songs-polydoruniversa.html' title='BJORK  &quot;Selma Songs&quot;  -  Polydor/Universa'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-358919687136504312</id><published>2001-01-04T21:04:00.000Z</published><updated>2007-10-26T21:06:51.384+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock americano'/><title type='text'>JIM CARROLL  "Runaway"  -  Kill Rock Stars</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Jim Carroll? Quel Jim Carroll? La new-wave? Quella new-wave? Sì, perchè di nuove ondate ce n’è una ogni dieci minuti… allora siamo a New York e va finire che da qualche parte ci sono pure i patetici (come li ha definiti un cervellone su un giornalone) Television. Allora si tratta proprio del ragazzo cattolico uscito dal campo di basket ed entrato in una rock-band per una sveltina di cinque canzoni che ci porta brividi dimenticati ed indimenticabili. Così si suona e si suonerà sempre il più puro e tagliente rock’n’roll! Speriamo si tratti solo di un antipasto…..&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Jammai nr. 38 - 01-02-03/00"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-358919687136504312?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/358919687136504312/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=358919687136504312' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/358919687136504312'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/358919687136504312'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2001/01/jim-carroll-runaway-kill-rock-stars.html' title='JIM CARROLL  &quot;Runaway&quot;  -  Kill Rock Stars'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-6232674355797944366</id><published>2001-01-02T21:01:00.000Z</published><updated>2007-10-26T21:04:04.343+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock italiano'/><title type='text'>BLONDE REDHAED  "Melody of certain damaged lemons"  -  Touch and Go</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Rock italiano ‘sto cazzo! Due lombardi (che già per qualcuno non è Italia…) che han vissuto più di vent’anni tra Canada e States ed una giapponese, hai voglia di scavare tu per trovare le radici… Comunque di questo disco non volevo parlare, finchè non hanno iniziato a raccogliere allori un po’ ovunque. Probabilmente è invidia, forse è dello stesso tipo di invidia che i sostenitori del nanetto di Arcore, imputano ai loro nemici quando vedono uno ricco, già è probabile, ma resta il fatto che questo disco è sì carino, ma farlo uno dei migliori dell’anno fa proprio ridere. I Blonde Redhead, sono il sottoprodotto di una sottocultura sotterranea che ci ha dato bellissime cose, però il loro è anche un sottotalento che non li fa certo brillare. Le trame sonore sono graziose, ma non sono altro che un’allegra gita nei campi “sonici” (ecco, la parolaccia mi è scappata!). Va a finire che se restavano a Milano non se li filava nessuno….&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;"da Jammai nr. 38 - 01-02-03/01&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-6232674355797944366?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/6232674355797944366/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=6232674355797944366' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/6232674355797944366'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/6232674355797944366'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2001/01/blonde-redhaed-melody-of-certain.html' title='BLONDE REDHAED  &quot;Melody of certain damaged lemons&quot;  -  Touch and Go'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-4378676568514617440</id><published>2001-01-01T20:58:00.000Z</published><updated>2007-10-26T21:21:53.569+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock americano'/><title type='text'>ALICE IN CHAINS  "Live"  -  Sony</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Si sa, sentire gli AIC dal vivo non è altro che ascoltare un loro disco in mezzo al pubblico. Poche le variazioni, identiche le atmosfere. Allora perché andarli a vedere (ammesso che il cantante riesca a stare in piedi…) od addirittura acquistare il live-album? Forse perché loro ne hanno fatto uno solo e non trecentosei come i dannati Pearl Jam ed in più le loro canzoni sono più belle.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Jammai nr. 38 - 01-02-03/01"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-4378676568514617440?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/4378676568514617440/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=4378676568514617440' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/4378676568514617440'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/4378676568514617440'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2007/10/si-sa-sentire-gli-aic-dal-vivo-non.html' title='ALICE IN CHAINS  &quot;Live&quot;  -  Sony'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-1511605088698624953</id><published>2000-10-13T20:56:00.000+01:00</published><updated>2007-10-26T20:58:18.872+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Live'/><title type='text'>Concerto di Diamanda Galas – Link – Bologna 13/10/00</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Vedere Diamanda Galas di venerdì tredici solleticava quel maledettismo horror di seconda scelta che spesso accompagna le sue performances, almeno nella fantasia di quella parte di pubblico che la giudica, ma non la segue e nemmeno la ama. Ammirazione sì, quella c’è. Del resto come non restare allibiti di fronte a quelle quattro ottave di voce, ma allora se è tutto lì che vadano da Bocelli (uno che dichiara che il rock è solamente rumore… e le tue lagne, stupido cieco, cosa sono arte sopraffina?). No Diamanda Galas, anche se si dedica a diplofonie e triplofonie di stratosiana memoria e di stratos-ferica ispirazione, non è solo voce, ma anche corpo, mani, sguardi, mani che percuotono un piano, così come il suo furore percuote  il vuoto dell’accademismo inutile. E’ musica stalinista la sua: o sei con lei, o sei contro di lei; poi con gli amici puoi fingere distacco e dire che è stato semplicemente bello o semplicemente orrendo, ma non c’è niente di semplice in quello che fa la Galas, arriva da lontano, troppo lontano e va lontano troppo lontano e quelli che chiacchieravano in prima fila durante lo show (ma si può chiamare show?) o quelli che parlavano al telefonino, forse per dire agli altri amici invidiosi o semplicemente ignari “ma tu non sai a che concerto sono io…” sono vicini troppo vicini a noi e li dobbiamo sopportare tutti i giorni. In pochi però si sono resi conto che nessuno ti tira fuori l’anima e te la scortica come Lei, anche solo (grazie al Link) ad un concerto (ma si può chiamare concerto?) di cinquanta minuti.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Jammai nr. 38 - 01-02-03/01&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-1511605088698624953?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/1511605088698624953/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=1511605088698624953' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/1511605088698624953'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/1511605088698624953'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2000/10/concerto-di-diamanda-galas-link-bologna.html' title='Concerto di Diamanda Galas – Link – Bologna 13/10/00'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-566355258183201170</id><published>2000-08-12T20:54:00.000+01:00</published><updated>2007-10-26T20:55:54.664+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock americano'/><title type='text'>ELLIOT SMITH  "Figure 8"  -  Dreamworks</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Questo cantautore senza voglia d’esserlo si è affacciato alla ribalta in maniera molto tranquilla, con la sola voglia di scrivere e cantare canzoni, cosa peraltro naturale, ma che molti, vedi quelli nostrani che fanno pessimi comizi, oltre che inascoltabili canzoni, o pretendono l’appellativo di maestri, non hanno ancora ben chiara. Borges parlava dell’ironia di Dio, essendo lui cieco, ma anche direttore di una delle più grandi biblioteche del mondo e ciò ha sfiorato anche Smith, che con un nome ed un fare assai anonimo, è approdato ad una fama hollywoodiana partendo dal Nebraska (un paesone che dovrebbe dirvi qualcosa). Perché io? Si chiede Smith, ma Dio è ironico e ama la buona musica, anche se gradiva un’influenza meno beatlesiana (quei presuntuosi che dicevano di essere più popolari di lui…) nei brani. Qualcuno dice che c’è poco di nuovo, casomai sono gli stessi che si masturbano sulle inutili evoluzioni (ed involuzioni) dei M. Kuntz alle prese con un remake di marca Ranaldo/Moore, questa però non è ironia, ma di Dio ce n’è uno solo….&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Jammai nr. 36/37 - 08-09-10-11-12/00"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-566355258183201170?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/566355258183201170/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=566355258183201170' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/566355258183201170'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/566355258183201170'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2000/08/elliot-smith-figure-8-dreamworks.html' title='ELLIOT SMITH  &quot;Figure 8&quot;  -  Dreamworks'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-4256784289017039730</id><published>2000-08-11T20:51:00.001+01:00</published><updated>2007-10-26T20:53:41.810+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock inglese'/><title type='text'>RADIOHEAD  "Kid A"  -  EMI</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Lì per lì questo disco mi aveva fatto girare le palle. Ecco, avevo pensato, la solita menata del G.A.T.S. e cioè del Grande Artista Travolto dal Successo che deve far vedere di essere un genio e non un pupazzetto in mano alle case discografiche, pronto solo a sfornare hit-singles (come se fosse facile…). In più essendo io in possesso della copia in vinile, con la divisione fra side Alpha, Beta, Gamma e Delta (ispirati forse dalle Lancia di una ventina di anni fa…) non avendo fatto studi classici, non sapevo cosa ascoltare per primo. Mi è bastato voltare la copertina e controllare la scaletta e cercare di prestare più attenzione ai suoni. Piano piano l’imbarazzo iniziale per un lavoro a tratti ridicolo, scompare e se anche resta l’impressione di un’operazione più commerciale che artistica, anche se non votata alla pecunia, quanto all’immagine (per primavera si parla già del disco con “vere canzoni”….), la bizzarria si trasforma presto in magnetismo e la glacialità che avvolge sia il sound che il packaging, si scioglie a favore di una sensazione liquida di appagamento. Un lavoro che, meditando in chiave futura, incuriosisce; cosa succederà quando il “warpismo” incontrerà le chitarre smithsiane?&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Jammai nr. 36/37 - 08-09-10-11-12/00"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-4256784289017039730?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/4256784289017039730/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=4256784289017039730' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/4256784289017039730'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/4256784289017039730'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2000/08/radiohead-kid-emi.html' title='RADIOHEAD  &quot;Kid A&quot;  -  EMI'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-126463881772793724</id><published>2000-08-10T20:49:00.000+01:00</published><updated>2007-10-26T21:22:44.372+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock americano'/><title type='text'>QUEENS OF STONE AGE  "Rated R"  -  Interscope</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;NASHVILLE PUSSY “High as hell” – TVT&lt;br /&gt;SARTANA “Trade your pistol for a coffin” – People like you…&lt;br /&gt;LARD “70 rock must die” &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Ci risiamo a discutere di rochenroll quando siamo ormai vicini al suo cinquantesimo compleanno (ma da quando partiamo? da “Intorno all’orologio”, da Elvis, dai Fab Four, dagli Zep, dal punk, dai Nirvana o dalla nascita di emtivì?) e continuiamo a dividerci fra coloro che spedirebbero dallo psicoterapeuta i revivalisti e chi concepisce la musica solo in strofa e ritornello. Noi come tutti gli italiani, che urlano a destra e sinistra, ma nascono e muoiono democristiani, ci spostiamo al centro (ormai son tutti lì) e cerchiamo di cogliere le ragioni di entrambi. Così non possiamo non apprezzare, le capacità millimetriche di una band come i QOSA, che seppur spostandosi verso l’AOR (anche tutte ‘ste sigle riportano alla politica italiana…) mantiene il magnetismo della band da cui sono scaturiti e che ovviamente non stiamo a ripetervene il nome. Sull’altro versante troviamo il bluff clamoroso dei Nasville Pussy che solo perché mettono due baldracche in formazione vengono considerati alla stregua di chissà quali maledetti del r’n’r. Alito pesante che esce da bocche a cui non affiderei certo il mio uccello e tematiche da leghisti in acido celtico, per una musica che definire dozzinale è innanzitutto doveroso. Se vogliamo spassarcela allora prendiamo in considerazione piuttosto i Sartana, così incrementiamo il PIL visto che sono italici, anche se incidono per un’etichetta tedesca, ma soprattutto sono onesti (dote fondamentale per la roots music…) si divertono e ci divertono, anche perché pescano a piene mani dal letamaio della produzione western di serie C2 girone B e non si vergognano, ma soprattutto non cercano di ricamarci sopra chissà quale giustificazione culturale, bravi. Dulcis in fundo perché non farsi stritolare dal per niente tenero abbraccio di Jello Biafra, che oltre ad avvisarci in tempo dei pericoli di un’informazione drogata, ci mette anche in riga affinché non ci buttiamo nel marasma dell’ovvio. Una battaglia che conduce da sempre e noi siamo con lui… (leggersi il testo pleeese….) &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Jammai nr. 36/37 - 08-09-10-11-12/00"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-126463881772793724?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/126463881772793724/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=126463881772793724' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/126463881772793724'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/126463881772793724'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2000/08/queens-of-stone-age-rated-r-interscope.html' title='QUEENS OF STONE AGE  &quot;Rated R&quot;  -  Interscope'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-4240701770501177270</id><published>2000-08-09T20:47:00.000+01:00</published><updated>2007-10-26T20:49:27.563+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Metal'/><title type='text'>PITCHSHIFTER  "Deviant"  -  Wea</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Di tutta la nidiata tecno-metal o cyber-grunge (ci ho messo tutto così in qualcosa ci azzecco) i Pitchshifter sono quelli che hanno resistito meglio all’usura del tempo (che schifo sembra lo spot pubblicitario di un pneumatico). Senza arrivare alle vette inarrivabili degli Young Gods e senza sfiorare l’estremismo degli altrettanto inaccessibili Fear Factory, si son fatti le ossa presso la scuola “Mal di Orecchie” ed oggi approdano ad un sound che è diventato mainstream non per colpa loro, ma nemmeno per merito loro. Sono dei pionieri, ma il capolavoro non l’hanno mai inciso e ciò vale anche per Deviant, anche se l’energia gira a mille.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Jammai nr. 36/37 - 08-09-10-11-12/00"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-4240701770501177270?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/4240701770501177270/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=4240701770501177270' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/4240701770501177270'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/4240701770501177270'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2000/08/pitchshifter-deviant-wea.html' title='PITCHSHIFTER  &quot;Deviant&quot;  -  Wea'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-996980713842181991</id><published>2000-08-08T20:44:00.000+01:00</published><updated>2007-10-26T20:47:26.178+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Metal'/><title type='text'>LIMP BIZKIT  "The chocolate starfish..."  -  Interscope/Universal   ///   PAPA ROACH  "Infest"  -  Dreamworks</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;I primi della classe e le matricole. I miliardari ed i mendicanti (si fa per dire visto che hanno un contratto con la Dreamworks…) uno di fronte all’altro, ma mi spiace dirlo non c’è partita. Non solo per i suoni, ma anche per le idee, “Chocolate…” fa sparire “Infest”. C’è chi si è lamentato perché i Limp Bizkit hanno proposto una formula troppo collaudata e di facile presa. Ora vorrei sapere cosa c’è di nuovo in ambito crossover da qualche anno a questa parte a partire dalla madre di tutti i “pacchi” ( e cioè i RATM)? I Bizkit propongono un disco veloce, suonato ed inciso straordinariamente bene, con tanto di soundtrack ruffiano di MI2 (che almeno cancella l’obbrobrio dei mezzi U2 di qualche anno fa). I Papa Roach invece esordiscono in maniera convincente, ma neppure loro dicono nulla di nuovo. Comunque se è solo l’adrenalina che cercate qui ne troverete a carrettate e poi meglio loro dei Backstreet Boys, di Paola e Chiara o dei Lunapop nelle orecchie dei teen-ager, ma a quel punto anche l'otite è meglio….&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Jammai nr. 36/37 - 08-09-10-11-12/00"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-996980713842181991?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/996980713842181991/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=996980713842181991' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/996980713842181991'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/996980713842181991'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2000/08/limp-bizkit-chocolate-starfish.html' title='LIMP BIZKIT  &quot;The chocolate starfish...&quot;  -  Interscope/Universal   ///   PAPA ROACH  &quot;Infest&quot;  -  Dreamworks'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-4127713064359699916</id><published>2000-08-06T20:41:00.000+01:00</published><updated>2007-10-26T20:43:56.504+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock americano'/><title type='text'>DEFTONES  "The white pony"  -  Maverick/WEA</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;“Al Cavallino Bianco” è un’operetta della Belle Epoque che non ha certo ispirato questo lavoro dei Deftones, ma certo c’entra quanto la presunta influenza dei Cure di cui non riconosco neppure un accordo. I Deftones sono una delle band più importanti degli ultimi anni e non ha certo bisogno di padri spirituali, ma se proprio si vuole fare un paragone si può passare eventualmente dai lidi dei My Bloody Valentine o i classici Soundgarden. Disco più lento del precedente, ma certo non meno duro, con chiaro il marchio della produzione di Terry Date, ha una marcia un più, proprio perché cerca di colpire al cuore per l’atmosfera e non alle gengive come i metallari crossoveristi retrogradi loro coevi. Certo un bell’aiuto lo da’ anche Keenan in “Passenger” (voilà che titolo!). Gran disco, non certo un’operetta….&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Jammai nr. 36/37 - 08-09-10-11-12/00"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-4127713064359699916?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/4127713064359699916/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=4127713064359699916' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/4127713064359699916'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/4127713064359699916'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2000/08/deftones-white-pony-maverickwea.html' title='DEFTONES  &quot;The white pony&quot;  -  Maverick/WEA'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-2178350038053343629</id><published>2000-08-05T20:39:00.000+01:00</published><updated>2007-10-26T20:41:25.829+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rap'/><title type='text'>CYPRESS HILL "Skull and bones"  -  Columbia/Sony</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Si è parlato spesso di “Judgement Day” colonna sonora di un film affatto imperdibile di qualche anno fa, dove fra l’altro il soundtrack si sentiva poco e niente. La cosa non ha sorpreso nessuno perché in effetti quella è una buona pietra di paragone per tutto quello che negli anni a seguire è stato definito crossover o, peggio, rap-metal. Quello che colpisce invece è l’enfasi che ha accolto questo “Teschi ed ossa” dove a parte alcuni brani di gran tiro, non si respira gran aria nuova. I C.H. dimostrano di avere buon gusto, ma non tutto quel coraggio che viene loro attribuito, visto che si tratta di cose già sentite varie volte e tra l’altro la separazione netta tra i generi in due dischi, voluta espressamente da loro, testimonia che la versatilità tanto sbandierata potrebbe essere solo una posa e non vera voglia di sperimentare una contaminazione tra generi. In più la parte rap è decisamente pallosa e questo non è un bel segnale.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Jammai nr. 36/37"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-2178350038053343629?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/2178350038053343629/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=2178350038053343629' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/2178350038053343629'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/2178350038053343629'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2000/08/cypress-hill-skull-and-bones.html' title='CYPRESS HILL &quot;Skull and bones&quot;  -  Columbia/Sony'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-2537195728354131981</id><published>2000-08-04T20:37:00.000+01:00</published><updated>2007-10-26T20:39:22.742+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock inglese'/><title type='text'>COLDPLAY  "Parachutes"  -  Parlophone/EMI   ///   MUSE  "Showbiz"  -  Taste/PIAS</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Due dischi che non si assomigliano affatto e che eppure hanno molto in comune. Innanzitutto sono entrambi dischi ruffiani, visto che puntano al cuore, passando da tutti quei trucchi di rimandi e richiami a cui non si può essere insensibili, a meno di non essere completamente intorpiditi dal “Grande Fratello” (a proposito nessuno ha notato la somiglianza fra Rocco ed il nostro vate Pennello?). Coldplay e Muse fanno due antologie della storia del rock britannico (ma non solo, visto che ci sono pure echi di Buckley, sia padre che figlio, tanto per non far torto a nessuno) che va dal pop degli anni sessanta, al glam, fino al meglio degli Oasis (perché, esiste un MEGLIO degli Oasis, quei grandissimi scassacazzo?), ma questo, chissà perché, non infastidisce, forse anche per le indubbie capacità delle due bands. Da segnalare anche un profilo più basso (per ora) tenuta dai gruppi, nonostante il successo e gli starnazzamenti di certa stampa (quella inglese) alla disperata ricerca di nuovi fenomeni.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Jammai nr. 36/37 - 08-09-10-11-12/00"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-2537195728354131981?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/2537195728354131981/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=2537195728354131981' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/2537195728354131981'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/2537195728354131981'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2000/08/coldplay-parachutes-parlophoneemi-muse.html' title='COLDPLAY  &quot;Parachutes&quot;  -  Parlophone/EMI   ///   MUSE  &quot;Showbiz&quot;  -  Taste/PIAS'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-3137081916442431147</id><published>2000-08-03T20:34:00.000+01:00</published><updated>2007-10-26T20:36:32.796+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock americano'/><title type='text'>CALEXICO  "Hot rail"  -  City Slang</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;E’ stato in assoluto il “disco dell’estate” ed è strano parlarne ora che stiamo già mettendo i regali sotto l’albero, ma ci è sembrato doveroso parlarne visto che dal nostro punto di vista “Hot Rail” non è stato considerato la gemma che effettivamente è. Non manca nulla a questo disco che una parola orribile vorrebbe a tratti etnico ed in altri momenti “di frontiera” (altra abusatissima definizione…). Appena uno sente odore di deserto, saltano fuori le congetture sulle allucinazioni, i funghi (non quelli per il risotto) e la borderline. Certo dal DNA mex-tex sfuggi se sei nato a Cavarzere, mentre per i Giant Sand è più difficile, ma anche questa storia della musica visionaria ha un po’ rotto i coglioni. Non per niente qui c’è una bella “Ballata di Cable Hogue” che porta dritti a Peckinpah, uno che il sangue nelle vene ce l’aveva sul serio, anche se il film di riferimento mi sembrava più giusto essere “Bring me the head of Alfredo Garcia”, disperato e romantico, proprio come “Hot Rail”. Se non ve ne siete accorti correte ai ripari.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Jammai nr. 36/37 - 08-09-10-11-12/00"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-3137081916442431147?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/3137081916442431147/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=3137081916442431147' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/3137081916442431147'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/3137081916442431147'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2000/08/calexico-hot-rail-city-slang.html' title='CALEXICO  &quot;Hot rail&quot;  -  City Slang'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-6366323757694986579</id><published>2000-08-02T20:32:00.000+01:00</published><updated>2007-10-26T20:34:14.472+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock americano'/><title type='text'>JEFF BUCKLEY  "Mistery white boy"  -  Columbia</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Inizia a sentirsi odore di speculazione intorno al nome del Buckley giovane (ma recentemente sugli scaffali avrete trovato anche un inutile omaggio al genio del padre). Certo non ha mai goduto di una popolarità interplanetaria, ma è sicuro che i suoi fans, me compreso, siano numerosi. Si parla sempre di atto d’amore, ma anche quello verso il Washington stampato su biglietti verdi lo è. Comunque alla fine si cede sempre alla ragione del cuore ed un live dell’ultimo dei geni-belli-e-dannati, ma soprattutto morti, non può non fare gola, anche se il freddo compact non restituisce sicuramente la magia che questo artista era in grado di sprigionare in concerto. Forse sarebbe stato meglio far uscire uno show intero. Sarà per la prossima volta…..&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Jammai nr. 36/37 - 08-09-10-11-12/00"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-6366323757694986579?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/6366323757694986579/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=6366323757694986579' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/6366323757694986579'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/6366323757694986579'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2000/08/jeff-buckley-mistery-white-boy-columbia.html' title='JEFF BUCKLEY  &quot;Mistery white boy&quot;  -  Columbia'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-3449147628955365863</id><published>2000-08-01T20:30:00.000+01:00</published><updated>2007-10-26T20:32:21.934+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock americano'/><title type='text'>A PERFECT CIRCLE  "Mer de noms"  -  Virgin</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Visto che i Tool fanno uscire i dischi in concomitanza con l’elezione del presidente USA, chissà quanto dovremo aspettare per vedere quello nuovo se aldilà dell’oceano si mettono a contare tutti i voti a mano. Keenan però i questo Cerchio Perfetto ci crede tantissimo al punto di definirli più grandi della sua band di origine, il che ovviamente è una stronzata. Tutto quello che di spontaneo e di magneticamente sotterraneo c’è nei Tool, qui viene riproposto, ma l’operazione sembra quasi studiata a tavolino. In pratica su “Mer de noms” (titolo del cazzo duemila!) c’è un’influenza più forte del rock anni settanta e nulla della new wave che su qualche testata è stata sbandierata. Ottimi musicisti è ovvio, buon lavoro, ma le vette raggiunte da “Anaema” sono un’altra cosa. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Jammai nr. 36/37 - 08-09-10-11-12/00"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-3449147628955365863?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/3449147628955365863/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=3449147628955365863' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/3449147628955365863'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/3449147628955365863'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2000/08/perfect-circle-mer-de-noms-virgin.html' title='A PERFECT CIRCLE  &quot;Mer de noms&quot;  -  Virgin'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-8833170253957446474</id><published>2000-05-08T21:50:00.000+01:00</published><updated>2007-10-24T21:51:57.476+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pop'/><title type='text'>STEREO MC'S  "DJ Kicks"  -  Studio K7/Audioglobe</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;La grande truffa del dancefloor… o meglio i calci bisognerebbe darli a loro questi sfaticati degli Stereo Mc’s che lavorano meno dei funzionari delle poste italiane ed ora sfornano un cd con il loro bel nome sulla copertina, mentre a loro firma c’è solo un brano ripreso tre volte. Antologia dunque e, seppur piacevole, almeno disonesta o meglio malandrina, come direbbe qualcuno. Se avete soldi da buttare fatelo, ma con le vacanze alle porte e la nuova finanziaria al ritorno dalle ferie non ve lo consiglio.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Jammai nr. 35 - 05/00"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-8833170253957446474?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/8833170253957446474/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=8833170253957446474' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/8833170253957446474'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/8833170253957446474'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2000/05/stereo-mcs-dj-kicks-studio-k7audioglobe.html' title='STEREO MC&apos;S  &quot;DJ Kicks&quot;  -  Studio K7/Audioglobe'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-2687062906104866202</id><published>2000-05-07T21:47:00.000+01:00</published><updated>2007-10-24T21:48:56.405+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock americano'/><title type='text'>SONIC YOUTH  "NYC Ghosts &amp; flowers"  -  Geffen</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Come ci avviciniamo al trecentesimo album dei Sonic Youth? Diciamo che nonostante il tempo che passa, la scena indie deve fare sempre i conti con loro, oppure asseriamo che purtroppo il tempo passa e la loro formula ormai è annacquata? In pratica si tratterebbe dello stesso discorso, solo che stavolta c’è dell’altro. Da anni Moore, moglie ed amici, diffondevano le loro idee, sempre sotto forma di canzoni, certamente di buon livello, con ben impresso il loro marchio, ma priva di quella sinistra magia che li aveva accompagnati fino al periodo della popolarità planetaria. Su questo “My ghost..” la tensione è tornata ed insieme ad essa anche la voglia di sperimentare, facendo di questo disco il più bello ed interessante dai tempi dell’inarrivabile (non solo per loro) “Daydream nation”. Siamo felici di questo ritorno, anche perché finalmente i nostri incubi, od i sogni più contorti, hanno di nuovo la loro colonna sonora.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Jammai nr. 35 - 05/00"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-2687062906104866202?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/2687062906104866202/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=2687062906104866202' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/2687062906104866202'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/2687062906104866202'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2000/05/sonic-youth-nyc-ghosts-flowers-geffen.html' title='SONIC YOUTH  &quot;NYC Ghosts &amp; flowers&quot;  -  Geffen'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-685161533439063078</id><published>2000-05-06T21:44:00.000+01:00</published><updated>2007-10-24T21:54:17.101+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock americano'/><title type='text'>PATTI SMITH  "Gung Ho"  -  Arista</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Tutte le volte che mi trovo al cospetto di questa signora del rock, mi emoziono, quindi le mie parole non sono mai equilibrate, ma sempre di parte. Cosa posso farci? Nulla. Già dagli oceanici concerti della fine degli anni settanta porto dentro di me il suo sguardo tagliente e la sua voce asfaltata ed oggi, che non riempirebbe il piazzale antistante ad una chiesa, mi trovo ad amarla nella stessa maniera, seppur riconosco che i brani memorabili sono meno di un tempo. C’è da segnalare che certo rock chitarristico, quello buono, intendo, non certo quello dell’ultimo Santana, sta nuovamente facendosi strada e la nostra signora si trova all’avanguardia pur non muovendosi di un millimetro. Certo che ad ascoltare dischi come questo non si può far meno che considerare il campionatore nient’altro che una propaggine della playstation.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Jammai nr. 35 - 05/00"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-685161533439063078?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/685161533439063078/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=685161533439063078' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/685161533439063078'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/685161533439063078'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2007/10/patti-smith-gung-ho-arista.html' title='PATTI SMITH  &quot;Gung Ho&quot;  -  Arista'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-3645688278554064324</id><published>2000-05-05T21:41:00.000+01:00</published><updated>2007-10-24T21:43:57.751+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock americano'/><title type='text'>SMASHING PUMPKINS  "Machina/The machine of God"  -  Virgin</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Con la puntualità che mi/ci contraddistingue andrò a recensire l’ultimo (ora in tutti sensi) lavoro di Corgan &amp;amp; soci (ammesso che i soci avessero voce in capitolo). Devo ammettere che essendo assolutamente refrattario da sempre agli entusiasmi nei loro confronti, avrei preferito non occuparmene, ma poi l’ascolto di questo album si è rivelato più piacevole del suo titolo simil romanesco nella prima parte e così insopportabilmente definitivo nella seconda . I suoni sono sempre eccellenti, ma questa volta le canzoni sono più dirette, meno masturbate, forse perché il suo leader si è stancato di recitare la parte della star sulla cima della classica torre di avorio. Il gusto generale è deliziosamente retrò, non tanto per i richiami alla new-wave, qui invece meno presenti, quanto per certe cadenze simil grunge che però non disturbano. Un disco quasi più rilassato e con meno fantasmi, anche se come al solito troppo lungo. …and now mr. Corgan?&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Jammai nr. 35 - 05/00"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-3645688278554064324?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/3645688278554064324/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=3645688278554064324' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/3645688278554064324'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/3645688278554064324'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2000/05/smashing-pumpkins-machinathe-machine-of.html' title='SMASHING PUMPKINS  &quot;Machina/The machine of God&quot;  -  Virgin'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-1337918620741017887</id><published>2000-05-04T21:39:00.000+01:00</published><updated>2007-10-24T21:41:43.625+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock americano'/><title type='text'>ROLLINS BAND  "Get some go again"  -  Dreamworks</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Il ritorno dell’Omone con il gruppone che suona punk come lo si suonava ai bei tempi, quando cioè il punk non era altro che rinascita dell’unica forza primigenia del rock’n’roll: la ribellione. Questo sognavamo da tempo e questo l’Omone di Compton ci consegna. E’ bello vedere che se quasi tutti vanno verso il tramonto, altri percorrono la strada in senso opposto. E’ ancor più bello ascoltare qualcosa di semplice, ma coinvolgente, senza scadere nel revival, mentre tutti si rompono la testa a cercare inutili alchimie di “suoni nuovi”. Lo stesso Omone ha dichiarato di voler tornare indietro, ma la sua non è certo nostalgia, del resto non crediamo  ne sia capace, ma solo la disperata ricerca di un periodo in cui il rock era qualcosa di terribilmente reale e non colonna sonora per sfilate (e sfigate…) di moda.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Jammai nr. 35 - 05/00"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-1337918620741017887?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/1337918620741017887/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=1337918620741017887' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/1337918620741017887'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/1337918620741017887'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2000/05/rollins-band-get-some-go-again.html' title='ROLLINS BAND  &quot;Get some go again&quot;  -  Dreamworks'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7487192497808201902.post-743151190249897174</id><published>2000-05-03T21:37:00.000+01:00</published><updated>2007-10-24T21:39:20.152+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rock americano'/><title type='text'>MORPHINE  "The night"  -  Rykodisk</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Sarebbe facile fare dell’umorismo macabro e dire che questa musica è lenta da morire, cosa fra l’altro non vera, oppure essere ancora più cinici ed osservare che uno che si chiama uomo-sabbia doveva finire presto sotto terra. Si può anche osservare che un nome come Morfina poteva solo portar sfiga, ma è tutto inutile. La voglia di provocare sparisce, non per rispetto di fronte alla morte (dipende da chi muore…) ma perché il potere più grande della musica di questa band è quella di disarmare, di renderci totalmente inerti pronti solo a consegnarci a quello che è sul pentagramma ed in nessun altro luogo. In pochi sono arrivati così vicini alla vera essenza della musica negli ultimi tempi come loro, ma poi una maledetta notte d’estate si son dovuti fermare, proprio loro, con tutto l’orrido post-rock che c’è in giro, ma la vita è fatta così. Ora questo disco li onora e fa capire, se ce ne fosse bisogno, l’importanza dei loro suoni nell’ultimo scorcio del secolo ormai andato.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"da Jammai nr. 35 - 05/00"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7487192497808201902-743151190249897174?l=tragicohara.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tragicohara.blogspot.com/feeds/743151190249897174/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7487192497808201902&amp;postID=743151190249897174' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/743151190249897174'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7487192497808201902/posts/default/743151190249897174'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tragicohara.blogspot.com/2000/05/morphine-night-rykodisk.html' title='MORPHINE  &quot;The night&quot;  -  Rykodisk'/><author><name>Tragic O'Hara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16255207498441434895</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
